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Hygroskin: superfici materiche viventi per l’exterior

Spesso basta ispirarsi alla natura per mettere a punto progetti tanto sofisticati da risultare addirittura “viventi” e quasi pensanti.

In questo caso, è la biomimetica la fonte d’ispirazione per Hygroskin e Hygroscope, due padiglioni capaci di modificare autonomamente le proprie caratteristiche fisiche, per rispondere ai cambiamenti dell’ambiente circostante. Le due strutture sono state esposte al Centre Pompidou e al Frac Centre di Orléans, all’interno della mostra  “Multiversités creative”,  evento promotore di installazioni in cui si riuniscono arte, architettura, ingegneria e biometrica.

La paternità del progetto va al professore architetto Menges Achim di Stoccarda che, con il contributo dei colleghi Steffen Reichert e Oliver David Krieg, è riuscito a mettere a punto due strutture metereosensitive semplicemente sfruttando le proprietà naturali del legno attraverso la biomimetica.

L’igroscopicità si riferisce alla capacità degli oggetti di assorbire o cedere umidità dall’ambiente circostante a seconda della necessità dell’oggetto stesso. Nel caso di un edificio questa caratteristica permette di autoregolare i livelli di umidità interna senza alcun tipo di aiuto tecnologico o umano, ma semplicemente prelevandola dall’aria esterna quando l’ambiente è troppo secco e cedendola quanto troppo umido. Utilizzando le caratteristiche intrinseche del legno e la biomimetica, i due padiglioni sfruttano il meccanismo igroscopico senza richiedere alcun tipo di energia esterna o processo metabolico.

Questo concetto è perfettamente applicato nel padiglione Hygroskin, in mostra permanente presso il Frac Centre di Orlean, il cui involucro è stato realizzato sovrapponendo ad una struttura in acciaio una serie di pannelli lignei in abete rosso, nella cui parte centrale sono stati collocati dei sottilissimi fogli triangolari in legno a formare delle particolari aperture, cuore pulsante della biomimetica del padiglione. La precisione millimetrica con cui sono stati intagliati questi elementi, grazie ad una stampante 3D laser robotizzata, permette ad Hygroskin di reagire naturalmente al cambiamento delle condizioni climatiche esterne: quando piove e l’umidità aumenta, le aperture si richiudono su se stesse, mentre durante le giornate soleggiate quando la temperatura interna aumenta i sottili fogli lignei si contraggono, aumentando l’ampiezza delle aperture.

HygroSkin exterior HygroSkin esterno

L’altro progetto proposto e realizzato dal professore Menges Achim spinge i risultati ottenuti con Hygroskin verso una sensibilità ambientale molto più complessa. Il padiglione è stato soprannominato Hygroscope e si trova in mostra permanente al Centre Pompidou di Parigi, dove sono state create due copie identiche rispettivamente inserite all’interno di due teche in vetro: una al cui interno sono riprodotte con esattezza le condizioni climatiche di Parigi; mentre nella seconda è riprodotto lo stesso microclima del museo in base all’umidità emanata dal numero di visitatori.

achimmenges hygroscope achimmenges hygroscope

La biomimetica di Hygroscope diventa un indicatore visivo delle differenti condizioni climatiche. Ciascuna apertura di Hygroscope, realizzata ad hoc per forma e dimensione partendo da sottili fogli di legno, risponde alle variazioni di umidità in maniera del tutto personale, in base alla direzione delle fibre, al rapporto lunghezza spessore, alla composizione naturale interna, fornendo simultaneamente migliaia di informazioni, estremamente utili per gli sviluppi futuri di architetture “metereosensitive” in gradi di adattarsi perfettamente al contesto.

achimmenges hygroscope

 

www.achimmenges.net

Immagini: © ICD University of Stuttgart