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L’arte è sacra. Soprattutto l’architettura

Il rinnovato impulso all’edilizia liturgica, la sostenibilità delle chiese nel contesto urbano e le proprietà miracolose del gres porcellanato. “Dio è nei dettagli” , come disse l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, uno dei maestri del Movimento Moderno. Mai espressione fu più appropriata, se pensiamo all’architettura sacra e all’attenzione prestata ai particolari aspetti tecnici della progettazione, al ruolo sociale di un edificio liturgico e ai significati che un luogo di culto può acquistare una volta inserito nel contesto urbano.

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Aspetti tornati fondamentali dopo il Concilio Vaticano II – con figure come il Cardinale Larcaro votate a promuovere una costruzione religiosa costantemente in dialogo con la città – e resi protagonisti del dibattito sull’architettura contemporanea anche per merito delle numerose opere di edilizia religiosa progettate da archistar come Richard Meier, Le Corbusier, Mario Botta, Renzo Piano e Tadao Ando. Ma soprattutto grazie al rinnovato impulso della Conferenza Episcopale Italiana, impegnata a sostenere il settore organizzando concorsi per l’ideazione e realizzazione di nuove chiese: solo nell’ultimoperiodo, oltre al bando di committenza per la diocesi di Mantova sono in via di definizione quelli per Lucca, Monreale e Forlì. L’attivismo dei committenti ecclesiastici è in controtendenza rispetto al generale rallentamento del settore, con un calo complessivo di nuove edificazioni del 44% negli anni dal 2006 al 2012 e una situazione del mercato non residenziale che sta faticosamente provando ad invertire il trend. Una ripresa che sembra basarsi soprattuttosullo sviluppo delle tendenze di sostenibilità ambientale ed urbana, orientamento da sempre caro alla stessa CEI. Se progettazione green e riqualificazione sono il futuro possibile dell’architettura, l’edilizia sacra si pone “per vocazione” nel solco di quella “ecologia umana” alla quale sovente hanno fatto riferimento anche gli ultimi pontificati:l’attenzione all’efficienza energetica dell’edificio, la selezione accurata di materiali non pericolosi per la salute, la scelta di sistemi costruttivi che favoriscano l’esposizione solare delle strutture di culto e di impianti tecnologicamente all’avanguardia. Gli esempi virtuosi non mancano, dalle oltre 700 chiese tedesche con pannelli fotovoltaici installati sul tetto al Sacro Cuore Immacolato di Maria a Brembo di Dalmine (Bergamo), dove i progettisti dello studio Pbeb hanno realizzato una chiesa all’interno di una fabbrica in disuso. Un edificio liturgico sempre meno connotato dal carattere di monumento e sempre più da quello di architettura con precise caratteristiche funzionali, come ad esempio accessibilità universale e sicurezza. Oltre a rispettare l’equilibrio con l’ambiente circostante, sia esso paesaggio o tessuto urbano. In particolare, la maggior parte delle costruzioni religiose in grado di proporre un linguaggio contemporaneo associanol’innovazione di forme e materiali alla riconoscibilità di un luogo dedicato alla spiritualità, cardine dell’identità locale e punto di riferimento per il contesto sociale di appartenenza. luserna L’ecosostenibilità è pertanto il principale obiettivo di un’architettura sacra che mira ad esprimere il concetto di comunità, attraverso l’utilizzo di materiali green che rappresentano la sintesi di estetica contemporanea e qualità funzionale. A proposito dei materiali, la ceramica è storicamente una soluzione molto utilizzata per la realizzazione di edifici religiosi, per il rivestimento di pareti interne o nel caso della decorazione di cupole e colonnati. Un ruolo di primo piano ribadito oggi dal gres porcellanato, con le sue proprietà “miracolose” quanto ad adattabilità a diversi cromatismi e spazi di dimensioni variabili grazie alla disponibilità di formati e spessori differenti. Queste proprietà, assieme all’eliminazione degli smalti, permettono l’impiego del materiale sia in esterno che in interno, come nel caso del gres porcellanato firmato DSG Ceramiche e scelto dagli studi associati Itinera e Itaca Architetti per il progetto proposto al concorso per la parrocchia di Santa Maria del Carmine (Napoli) indetto dall’Arcidiocesi di Sorrento-Castellamare di Stabia. I prodotti DSG che nello specifico sono stati selezionati per l’eventuale realizzazione di questa struttura ecclesiastica sono Luserna e Basaltina, entrambi nella versione bocciardata: lastre di gres porcellanato che resistono all’abrasione, con coefficiente di attrito R11 perfettamente idoneo all’uso ad alto traffico ed effetto pietra ideale per valorizzare le estensioni più vaste. Un dettaglio estetico fondamentale per la resa di un basamento unico che, nelle intenzioni dei progettisti, ha visivamente origine dalla croce all’interno della chiesa e raggiunge l’esterno della costruzione percorrendone per intero il perimetro e componendosi nel sagrato in un sedile che offresimbolicamente accoglienza. La relazione inscindibile fra vita quotidiana dei credenti e liturgia viene infatti richiamata dai principi cui si è ispirato il progetto ed è rappresentata da una pavimentazione che, a livello visivo, elimina qualsiasi soluzione di continuità tra le varie parti dell’architettura sacra. basaltina Tornando alle citazioni, e specialmente a un altro prestigioso rappresentante del Movimento Moderno come Le Corbusier, “L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce”. Una luce che, in certi casi più di altri, può davvero dirsi di origine divina.

Qui sono disponibili le texture 3D di DSG.