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Pavilion 21. Mini Opera Space

Pavilion 21 Mini Opera Space nasce come spazio temporaneo e ricollocabile, pensato come installazione urbana per identificare e valorizzare il contesto circostante, sia durante le ore diurne che notturne.

Polo ausiliario della Bavarian State Opera di Monaco, il padiglione è adatto a differenti rappresentazioni musicali e sperimentali di tipo itinerante. Tra le necessità la configurazione di una struttura trasportabile, facilmente smontabile e riassemblabile, allo stesso tempo caratterizzata da ottime proprietà di isolamento acustico. Leggerezza e possibilità di smontare, a seconda delle esigenze, parti della struttura sono da sempre caratteristiche che si scontrano con i requisiti di isolamento acustico, più facilmente ottenibili con strutture massive e permanenti.

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La sfida progettuale è stata accolta e risolta dallo studio di architettura Coop Himmelb(l)au con grande originalità. Attraverso un complesso studio formale e morfologico, sviluppato in collaborazione con Arup, lo spazio interno e la morfologia esterna sono stati disegnati partendo dalla musica: partendo da due celebri celebri brani di Jimi Hendrix e Mozart è stata effettuata una complessa traduzione spaziale delle sequenze sonore che successivamente sono state modellate tridimensionalmente mediante uno specifico software dando quindi vita ad uno spazio generato da e per la musica, attraverso un’operazione di soundscaping.

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Il progetto architettonico risolve abilmente problematiche legate alla gestione e attenuazione di fenomeni di perturbazione, riverbero, riflessione e assorbimento delle onde sonore provenienti dall’ambiente urbano circostante. L’involucro è stato quindi oggetto di particolare attenzione al fine di poterlo rendere il più performante possibile dal punto di vista acustico. Gli strati più esterni di chiusura sono, infatti, stati studiati per deviare e disperdere i rumori provenienti dalla città, interferenze particolarmente insidiose in quanto caratterizzate da basse frequenze ed elevate vibrazioni.

Sono stati quindi utilizzati elementi piramidali affilati asimmetrici realizzati in pannelli metallici, pensati per rompere le onde sonore evitando fenomeni di riflessione e riverbero.

L’involucro esterno, percepito durante il giorno come superficie metallica, monocromatica e compatta, si trasforma durante le ore serali in traslucente e diafano quando i giochi cromatici fuoriescono dall’interno tramite le superfici microforate dei pannelli di rivestimento.

All’interno del padiglione sia le pareti che i soffitti sono stati rivestiti da una combinazione di pannelli sandwich perforati, necessari per assorbire e dissipare le onde sonore anche provenienti dall’ambiente interno e riflesse dal pavimento.

Allo stesso tempo lo studio delle geometrie è stato realizzato in modo da eliminare effetti di riverbero e riflessione grazie alla scelta di non utilizzare superfici piane o parallele, terreno favorevole per la propagazione di questi fenomeni.

Il progetto illuminotecnico, realizzato con grande cura, si articola in un complesso sistema di proiezioni multiple per caratterizzare l’atrio di ingresso e il bar mediante differenti scale cromatiche, che si alternano in successione e si modulano in funzione delle frequenze musicali prodotte durante gli spettacoli. La traduzione dei suoni prodotti nell’auditorium in luci e forme visibili sulle pareti del padiglione, avviene in tempo reale attraverso un complesso sistema di controllo computerizzato.

(Fabiana Cambiaso – Università La Sapienza)