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Da Meier a Le Corbusier a Cersaie: l’uso del bianco

Nei progetti di architettata contemporanea l’impiego del bianco è strettamente correlato ai rivestimenti e pavimenti capaci di unire bellezza ed eleganza a funzionalità e durabilità, anche grazie a materiali come il gres porcellanato in grado di esaltare questo duplice valore.

Non serve aggiungere nulla alle parole di Richard Meier, indiscusso maestro dell’architettura contemporanea: «Il bianco assoluto evidenzia le differenze tra elementi, tra aperture e chiusure, tra solidità e trasparenza, tra involucro e struttura». D’altra parte,conosciuto anche in quanto colore acromatico o totalità dei colori, il bianco ha sempre viaggiato in una corsia preferenziale sulla strada dell’architettura di tutti i tempi.

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Non solo il bianco, bensì ogni singola gradazione cromatica sprigiona una segreta potenza squisitamente comunicativa e comunicazionale che conferisce alle architetture di ogni luogo e tempo, in particolare nella contemporaneità. E infatti tutti gli ambienti, interni o esterni, sono in prima battuta luoghi da abitare nei quali le persone non possono vivere senza tessere una diretta o indiretta dialettica relazionale con la componente cromatica o, per usare parole certamente più autorevoli: «L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La costruzione è per tener su: l’architettura è per commuovere» (cit. Le Corbusier).

 

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Secondo questo principio diffuso da Le Corbusier, il colore è diventato un aspetto dominante e costituente di molti lavori progettuali e architettonici della contemporaneità. Il bianco, dal canto suo, si presta meglio di qualsiasi altro cromatismo ad armonizzarsi agli ambienti dando vita a suggestioni, sino a divenire in alcuni spettacolari casi l’elemento principe di un intero progetto. Già nell’antichità, effettivamente, il colore rispondeva a precise esigenze di tipo percettivo e nella società odierna – sempre più concentrata sull’individuo – gli spazi non possono essere ideati e costruiti indipendentemente dai colori che, ormai è universalmente riconosciuto, influiscono concretamente sulla vita delle persone.

 

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Tornando a questo punto al bianco, lasciamo che a chiarire sia ancora una volta chi ne ha fatto una firma personale. Richard Meier qualche anno fa dichiarava: «Innanzitutto, l’architettura è creazione di uno spazio definito attraverso superfici opache e trasparenti, elementi lineari e piani, aperture e chiusure. Tutti questi elementi sono essenziali per l’architettura, e il bianco rende più evidenti le differenze tra aperture e chiusure, tra solidità e trasparenza, tra elementi lineari ed elementi piani, tra involucro e struttura. Credo che il bianco renda vivi gli elementi architettonici. Il secondo aspetto riguarda il fatto che l’architettura è fatta dagli uomini, è statica, non cambia, non cresce nel tempo. È la natura che cambia durante il giorno, nel corso delle stagioni, e il candore degli edifici aiuta a riflettere la differenza tra ciò che è stato fatto dall’uomo è ciò che è naturale. Ci aiuta a percepire la natura che ci circonda e il modo in cui l’architettura la riflette»

 

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In questo contesto, si fa essenziale per i professionisti del design e dell’architettura la possibilità di utilizzare materiali adatti alla realizzazione di pavimenti e rivestimenti che sappiano unirsi armoniosamente alla conversazione tra colori (leggi bianco) e ambientazioni, andando a supportare il vigore comunicativo che ne scaturisce. Un dialogo da cui possono fluire tanto raffinatezza estetica quanto alte prestazioni tecniche. Proprio con questo obiettivo è stata ideata una collezione total white come quella che DSG Ceramiche presenterà in anteprima a Cersaie 2014. LIGHT COLLECTION | Bianco in architettura, lastre in fine gres porcellanato disponibile in cinque superfici: roccia, rigato, crespo, scolpito e gesso.

Albus, white, blanc, blanco, weiß … ha attraversato la storia dell’architettura sin dagli arbori. Durante l’età neoclassica gli edifici furono costruiti utilizzando il bianco per replicare le antiche costruzioni a cui si ispiravano (o almeno come erano viste nell’immaginario comune). Il Movimento Moderno ha invece riportato in primo piano il “colore acromatico” eliminando, agli inizi del XXI sec., ogni decoro ed sovrabbondanza. Da ciò, questo colore è ufficialmente associato alla filosofia del purismo formale di architetti come il già citato Le Corbusier o Mies Van Der Rohe e, in seguito, per citare solo pochi nomi: Peter Eisenman, Michael Graves, Charles Gwathmey e John Hejduk, ovvero il collettivo “New York Five” il cui quinto elemento era non a caso Richard Meier. Tutti nomi che hanno influenzato, con o senza bianco, il lavoro di professionisti più o meno noti dell’architettura contemporanea.

«Il bianco è il migliore simbolo della modernità» (cit. R. Meier).

 

Qui sono disponibili le texture 3D di DSG.