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Illuminazione urbana: anche i materiali contano

L’efficienza energetica della pubblica illuminazione è un argomento più che dibattuto: tagli alle spese, ridimensionamento forzato dei consumi, regime di austerity, diminuzione delle ore di accensione,
aggiornamento tecnologico tramite sorgenti più efficienti e sistemi di monitoraggio sono i maggiori temi di cui si dibatte oggi in tema di illuminazione urbana.
La sensazione generale, supportata dalla pratica del progetto dell’illuminazione urbana, è che la situazioni sia più complessa e che esistano argomenti diversi rispetto alla sola efficienza energetica basata su calcoli e statistiche e supportata dalla tecnologia. Il tema dell’illuminazione notturna urbana implica argomenti di natura estetica, psicologica e sociale, contribuisce allo sviluppo dell’immagine e dell’utilizzo della città stessa: il tema non è dunque solo quanta luce riversare sulle strade e le piazze delle nostre città ma di quando, dove e cosa illuminare. Un’illuminazione di qualità non dipende elusivamente dalla sola luce dagli apparecchi ma anche dai materiali urbani, dalle superfici della città che essa sta rivelando nella notte: il cemento e l’asfalto, di scarsa diffusione della luce e poco mantenuti delle nostre città non contribuiscono certamente a rendere lo spazio notturno della città più invitante e meglio illuminato.

Porre l’attenzione su ciò che la luce illumina è un modo per pensare a nuove strategie di illuminazione indiretta che siano ecologicamente responsabili perché implicano l’utilizzo più corretto della luce in maniera creative e intelligente, ma soprattutto energeticamente efficiente ed economicamente sostenibile. Tutto grazie ad un attento progetto dei materiali di cui sono costituite le superfici della città: superfici di calpestio come marciapiedi, strade, gallerie, sottopassi, vie e sentieri e superfici verticali come pareti e facciate al fine di non disperdere l’illuminazione o di assorbirla nel nero asfalto ma di differenziarla, diffondendola, riflettendola, aumentandola. A parità di luce uscente dagli apparecchi di illuminazione, si offre alla vista uno spazio meglio illuminato, più visibile, uno scenario più interessante che possa orientare ma anche rendere più accogliente il notturno urbano.

Non si tratta di estreme novità tecnologiche, ma di semplici accorgimenti che riadattano tecniche antiche di amplificazione della luce senza utilizzo di energia, attraverso i materiali. Di seguito tre semplici esempi per migliorare la qualità dell’illuminazione urbana.

 

Una mano di bianco alle strade

Ripensando alle antiche usanze di colorare di bianco diffondente le pietre, i tronchi degli alberi e i limiti delle strade in modo tale da avere dei punti di riferimento per diffondere la luce della luna, la lighting designer Linnaea Tillett ha utilizzato la stessa tecnica di superfici diffondenti per rendere il sottopasso di un ponte nell’East di New York più luminoso e sicuro per i passanti. Inserire materiali e superfici chiare, ridipingere porzioni di facciate verticali o elementi ritmici verticali di colori chiari e diffondenti trasforma l’atmosfera luminosa in maniera energeticamente sostenibile, a basso costo e con evidenti vantaggi positivi per gli stessi abitanti: un passaggio visibile e accessibile di notte senza aggiungere nuove fonti di illuminazione.

 

Riflessi di luce parassita

Un ulteriore esempio di miglioramento della luce (delle candele) attraverso i materiali era l’uso di ricoprire le superfici dei mobili di foglie d’oro attraverso un procedimento di doratura che permettesse alla fioca luce disponibile di riflettersi all’intorno risultando amplificata. Lo stesso effetto trasposto in scala urbana potrebbe essere applicato a particolari contesti cittadini, angoli in cui sia utile evidenziare passaggi e in cui la luce riflessa possa migliorare la visibilità ma anche l’estetica. La riflessione della luce è stato uno degli elementi peculiari di un progetto di luce di Leni Schwendinger, una lighting urbanist di New York che ha utilizzato delle superfici specchianti nel progetto di illuminazione del Triple Bridge Gateway di Manhattan. Questi pannelli riflettenti emettono un tappeto di luce sulla superficie stradale senza disturbare la visione ma creando la sensazione di una stanza luminosa urbana perché ne amplificano la luce ampliandone le dimensioni percepite.

Figura  Triple Bridge Gateway, Port Authority Bus Terminal by Leni Schwendinger

Triple Bridge Gateway

Un marciapiede che si illumina

Infine, ispirati dalla fotoluminescenza ovvero dalla capacità di alcuni materiali di assorbire fotoni, luce, e di riemetterla in assenza della stessa, potremmo immaginare luoghi urbani in cui le stesse superfici di calpestio si illuminano in maniera autonoma senza l’utilizzo di energia ma soltanto grazie alla presenza di materiali fosforescenti mescolati sia all’interno del cemento stesso sia sotto forma di aggregati. Tali nuovi materiali fotoluminescenti sarebbero in grado di emettere luce, per un periodo limitato di tempo, in maniera autonoma aumentando così l’immagine luminosa notturna della città

Figura  Un esempo di materiale fotoluminescente per superfici calpestabili: Glowcrete di vergelabs.com

Materiale fotoliuminescente

É importante concludere che questi tre esempi hanno un senso se applicati progettualmente in maniera intelligente in condizioni e situazioni che lo richiedono per aumentare la qualità urbana notturna, rafforzare la percezione di sicurezza, il senso di orientamento e per creare un’immagine memorabile ed affettiva della città senza un dispendio eccessivo di risorse e di energia. Nonostante la necessaria manutenzione di cui avrebbero bisogno e le relative considerazioni in termini di impatto economico e di LCA, questi tre esempi aprono la possibilità ad una visione più completa dell’illuminazione urbana in cui non sia solo il palo stradale a contribuire alla qualità notturna ma soprattutto il rapporto tra la luce e i materiali di cui è costituita la città stessa.

Daria Casciani