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Ristorante Shintori a Shanghai

A Shanghai, nella capitale economica della Cina del nuovo millennio, il ristorante Shintori si pone al vertice dei locali di riferimento della città, unendo all’essenzialità della cucina giapponese un progetto d’interni attentamente calibrato all’atmosfera d’insieme.

Oggi si guarda a Shanghai come alla New York di Oriente; città in cui si misura la crescita economica del Paese e che traduce in modo diretto i risultati finanziari nell’immagine urbana costruita, dai grattacieli ai suoi interni, di cui anche i nuovi cocktail bar e ristoranti fanno parte. Osservare quindi non solo la chiara crescita verticale della città, i grattacieli che hanno reinventato la palude di Pudong per tracciare nuove direttrici edificatorie verso l’aeroporto e la costa – dove nuove città di fondazione sono in costruzione –, ma esaminare anche il mutamento dei negozi e delle griffes, degli alberghi e degli spazi legati al turismo d’affari o di piacere degli ultimi vent’anni permette di misurare come una sorta di ‘sismografo architettonico’ la trasformazione esponenziale di una città – e di un Paese – che appare senza sosta.Il melting pot creativo di Shanghai si esprime a diversi livelli; letterario e artistico, finanziario e urbanistico, architettonico e culinario. Su quest’ultimo aspetto, come d’altra parte avviene in tutte le grandi città del mondo, il progetto d’interni si inserisce quale componente indispensabile a quello gastronomico, cornice tridimensionale parte di un processo globale di definizione di un’immagine tesa alla costruzione di un luogo esclusivo e appagante.Il ristorante giapponese Shintori, aperto di recente sulla Julu Lu, appartato e protetto da un giardino di bambù dalla strada e segnato da un’emblematica roccia sulla soglia, testimonia chiaramente tale vettorialità. Salito in breve tempo al vertice dei luoghi più ambiti in cui prenotare una cena, il ristorante è esempio anche di un’altra importante attenzione verso l’eredità architettonica di Shanghai.Ormai cancellati i vecchi hutong – le piccole strade analoghe ai pittoreschi vicoli dei centri storici europei – distrutti dall’espansione edilizia a macchia d’olio, anche Shanghai sta ripensando alla conservazione/riuso dei suoi manufatti urbani, siano essi edifici di pregio monumentale – come quelli affacciati sul Bund, espressioni delle concessioni straniere dell’inizio ’900 – siano, come in questo caso, vecchi spazi industriali da convertire in altro uso.Nello Shintori si conserva il grande spazio unitario dell’edificio preesistente, realizzando un ambiente a doppio livello, dove luci soffuse e una morbida tonalità di grigio (ripetuta anche sulle divise dei camerieri) si uniscono al legno scuro degli arredi e delle veneziane impiegate come quinte divisorie, mentre nel centro del locale la grande cucina a vista offre lo spettacolo continuo degli chef all’opera, in un’atmosfera teatrale dove la gestualità della preparazione dei piatti si accompagna all’eleganza dell’ambiente complessivo.