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I progettisti, modelli architettura progetto rendering 3d texture su Syncronia Progetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’, realizzato da Alessandro Bressa

TORRE CAMPANARIA ANNESSA AL DUOMO DI ROSA’

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Progetto concluso

ANALISI DELLO STATO DI FATTO

Le facciate della cella campanaria rivolte verso il lato est e nord si presentano in pessime condizioni conservative in quanto la dipintura a base di latte di calce e terre colorate stese nell’ultimo intervento di restauro sopraccitato, si sta disgregando.
L’intonaco a base di calce e sabbia con una finitura a dipintura di latte di calce giallo ocra avana e giallo ocra, si presenta su tutta la superficie con degli stati fessurativi radiali con microdistacchi del supporto e della finitura dalle fessure più grandi, coperte da ampi depositi polverulenti e da muschi e licheni.
Lo strato di finitura in dipintura a latte di calce tonalità giallo ocra avana per le parti in rilievo e giallo ocra per i pannelli di fondo, su base in intonaco, si presenta sensibilmente disgregato e dilavato con notevoli perdite di matrice pittorica con decoesione superficiale, che a sua volta riduce le caratteristiche meccaniche del supporto.
In generale le facciate della cella campanaria si presentano con una forte alterazione chimico fisica di disgregazione della finitura e sull’intera superficie (soprattutto il lato est e nord) si presenta interessata da un attacco biologico (funghi,alghe,licheni) ricoprendola di una patina nerastra.
Il lato est si presenta con una finitura a dipintura giallo pietra di Vicenza e giallo ocra stesa a spessore su tutta la superficie; anche questa pittura nel tempo ha subito le azioni disgregative di tipo chimico fisico precedentemente descritte. Nelle altre facciate, possiamo notare come la dipintura giallo pietra di Vicenza e giallo ocra abbiano integrato le vecchie corrosioni e dilavamenti dell’intonaco creando sopra tutte le superfici una scialbatura di tonalità giallina, ma che lascia trasparire nelle zone di fortissimo dilavamento l’intonaco grigiastro di sottofondo.
L’aspetto visivo che si riceve è di una alterazione di tipo chimico fisico che interessa principalmente la finitura esterna con azione disgregativa (corrosione,decoesione strutturale) e di accumulo di muffe e licheni e depositi polverulenti. L’aspetto cromatico delle facciate è di un totale abbassamento di tono (uniformità tonale sul grigioverde) riportando a un appiattimento dell’immagine e del senso prospettico figurativo.
Gli elementi lapidei esterni della cella campanaria presentano i danni tipici dei materiali lapidei esposti per lungo tempo agli agenti atmosferici e all’inquinamento; si possono notare nella parte alta spesse incrostazioni nere, fioriture di muschi, licheni ed altre erbe, e soprattutto in alcune parti per la diffusa corrosione della pietra che a tratti compromette la leggibilità del rilievo architettonico delle facciate. Le piogge acide combinata ad effetti di gelivazione ha infatti trasformato l’originale carbonato di calcio in solfato di calcio (gesso) facilmente dilavabile e le stuccature cementizie non hanno arginato a sufficienza l’azione dell’acqua.
Parte del materiale lapideo delle facciate si presenta con superfici sufficientemente compatte.
Le basi delle murature si presentano con evidenti fenomeni di disgregazione superficiale causate principalmente da fenomeni igroscopici di risalita capillare e gelivazione con condensazione interstiziale. Questa continua azione disgregativa di corrosione e decoesione comporta il sollevamento in più punti della muratura e del materiale lapideo. Possiamo notare che in alcune zone la muratura si è dilavata e disgregata favorendo l’assorbimento da parte del supporto di acqua successivamente vaporizzata e sali, creando quindi dei tensionamenti con vettori igro-termici con la conseguente e innarestabile perdita della parte esterna dei mattoni.


INTERVENTO DI RISANAMENTO CONSERVATIVO

Dopo un indagine accurata che potrà prevedere anche una campionatura a varie altezze ed esposizioni, con eventuali indagini chimico fisiche atte all’accertamento complessivo dello stato di alterazione chimico fisica e morfologica dei materiali e all’individuazione dei prodotti di alterazione si potrà procedere, a seguito delle indicazioni fornite da una corretta diagnosi sui materiali, alla formulazione di un piano metodologico d’intervento di Restauro Conservativo delle facciate esterne.
Da questa primaria osservazione e da quanto finora accertato gli interventi riguardano principalmente i materiali lapidei e gli intonaci e in piccola parte la muratura facciavista.

Materiali lapidei
Per quanto riguarda il restauro conservativo delle parti in pietra nella parte alta della cella campanaria gli interventi sono costituiti da:
1) Pulitura delle aree interessate da accumuli di depositi polverulenti, da materiale incoerente col litotipo (vecchie integrazioni a base cementizia) con lavaggi di acqua e carbonato d’ammonio;
2) Trattamento biocida generale, con una soluzione variabile dal 2 al 4% di benzalconio cloruro in acqua deionizzata, risciacquo delle superfici per la rimozione di ogni sottoprodotto dannoso;
3) Asportazione stuccature, rimozione delle stuccature a base cementizia e/o incompatibili col litotipo; l’operazione sarà eseguita con l’ausilio di bisturi e microscalpelli;
4) Preconsolidamento, in questa fase sarà opportuno agire con prodotti molto fluidi e costituiti da sostanze aventi molecole molto corte, al fine di garantire una maggiore penetrazione all’interno del materiale lapideo fino all’ancoraggio sul materiale integro. Le resine proposte sono resistenti all’invecchiamento, idrorepellenti, elastiche e traspirabili al vapore acqueo. I metodi di applicazione proposti sono da mettere in relazione diretta alla porosità del materiale lapideo da trattare; si basano sempre sulla proprietà capillare perciò è necessario mantenere sempre bagnata la superficie lapidea col consolidante. Le modalità di applicazione e il tipo di diluizione verranno stabiliti dopo accurate analisi e dopo le opportune campionature atte all’accertamento della porosità e alla capacità di penetrazione dei diversi prodotti impiegati;
5) Tassellatura eventuale delle parti mancanti eseguita con fini esclusivamente conservativi, utilizzando materiale lapideo analogo per natura e tessitura e colore a quello del manufatto, seguendo dove possibile, le linee di frattura esistenti;
6) Stuccatura, applicazione manuale di stuccature di superfici a ribasso di alcuni mm. Dalla superficie del materiale lapideo, composte da calce esente da sali ed inerti di polvere carbonatica macinata fine ( come da litotipo originale) ed eventuale aggiunta di Acril 33 in percentuale dal 3 al 5%.
7) Pigmentazione stuccature, patinatura e pigmentazione superficiale delle stuccature in analogia cromatica col litotipo ottenuta con pigmenti chimicamente stabili.
8) Protettivo, allo scopo di creare un film di sacrificio che protegga la pietra dagli agenti atmosferici, si procederà all’applicazione di un protettivo idrorepellente. Tale sostanza presenterà buone caratteristiche di reversibilità, non ingiallimento, compatibilità col materiale lapideo, elasticità, notevole resistenza all’azione combinata dei raggi U.V. e degli agenti atmosferici. Tale prodotto, inoltre, non altera cromaticamente il materiale lapideo.


Intonaci

Per quanto riguarda gli intonaci l’intervento dovrà interessare sia gli strati superficiali (eventuale dipintura sovramessa) che il substrato (intonaco di sottofondo), liberando la muratura sottostante e trattandola con prodotti antisolfatici, e quindi si procederà nel seguente modo:

1) Rimozione completa intonaci degradati contestualmente al lievo delle parti di intonaco sature di sali e quelle cementizie, andranno rimossi anche gli intonaci della stilatura del basamento degradati e dove è alta la concentrazione di sali solubili igroscopici;
2) Integrazione delle zone mancanti con eventuale integrazione delle parti ridipinte con fondo ad intonaco, previa pulitura e preparazione del sottofondo, con intonachino a base di calce, della stessa granulometria dell’originale presente nelle facciate esterne. Eventuale integrazione, previa preparazione del sottofondo e della finitura con inerti locali selezionati, simili per natura e tessitura, evitando nel modo più assoluto l’utilizzazione di vernici coprenti, o sintetiche con inerti di silice e quarzite, tinte a base di resine viniliche ecc;
3) Restauro della Finitura con pulitura delle superfici mediante spazzolatura, trattamento biocidi, integrazione della maltina di sottofondo, preconsolidamento, finitura con intonachino e polvere di marmo locali ed inerti selezionati. Rimozione degli strati incompatibili alla finitura esterna e dei materiali incoerenti, impiegando opportuni prodotti e/o mezzi meccanici, in quanto si dovrà evitare l’assorbimento da parte del supporto a base di calce di prodotti aventi valori estremi di ph. Rimozione fino alla muratura degli intonaci cementizi recenti. Eventuale trattamento locale per la riduzione dei sali solubili presenti al substrato, mediante impacchi con polpa di carta e/o argille assorbenti e acqua deionizzata a ventilazione controllata;
4) Protezione superficiale di tutte le superfici trattate, da eseguire con polisilossano idrorepellente applicato a pennello più volte.

Muratura in laterizio a vista

Per quanto riguarda la muratura in laterizio a vista si interviene con le seguenti modalità:

1) Rimozione vegetazione con estirpazione meccanica della vegetazione ricorrendo a modalità idonee a non alterare i materiali componenti della muratura; da escludere, quindi, tutti i mezzi che possono alterare profondamente il substrato del muro. Eliminate le parti a vista, sarà eseguita la disinfestazione tramite l’utilizzo delle sostanze chimiche previste in progetto garantendo il pieno rispetto delle strutture e dei paramenti dell’edificio su cui opera.
2) Pulitura manuale con spazzole e rimozione di depositi superficiali incoerenti a secco, di tutte le impurità (polveri,olii e grassi, sali, muffe, ecc.), asportazione di tutte le parti instabili, siano malte o laterizi, mediante spazzolatura ed accurata pulizia da residui vari ed incrostazioni. Da realizzare su superfici piane, curve orizzontali e verticali, da eseguire manualmente utilizzando spazzole di saggina e pennelli morbidi senza uso di mezzi meccanici.
3) Trattamento antivegetativo con una pulizia effettuata in maniera diretta sulla parte interessata, puntuale e finalizzata solo dopo aver acquisito tutti gli elementi necessari per la conoscenza sia del materiale da trattare, sia della natura e specie della flora infestante che del tipo di prodotto da utilizzare. Eliminate le parti a vista si interverrà con la massima cautela utilizzando quei biocidi che abbiano le seguenti caratteristiche:
- assenza di qualsiasi azione chimica, diretta o indiretta nei riguardi delle strutture murarie;
- essere incolore, trasparente e privo di residui inerti stabili;
- neutralità chimica;
- atossicità nei riguardi dell’uomo, degli animali domestici e selvatici;
- assenza di fenomeni inquinanti per le acque superficiali e profonde delle zone interessate all’applicazione;
- essere degradabile nel tempo ad opera delle microflore del substrato.
Il principio attivo dovrà essere stabile ed essere irrorato entro i limiti della zona di distribuzione, senza sbavature, che possano estendere l’azione del formulato a settori che non sono da trattare.
4) Stuccatura dei giunti di malta di allettamento con malta di calce aerea con inerti fini e stilatura e stuccatura profonda e sigillatura di murature in laterizio a faccia-vista; con malta di calce idraulica, strato di finitura a grassello (una parte) e sabbia finissima (due parti) eventualmente additivata con emulsione acrilica (max 4%), o in alternativa in calce eminentemente idraulica desalinizzata (una parte) inerte in polvere di marmo compatibile con l’originaria (due parti) ed emulsione acrilica (max 4%), eseguita a spatola o a punta di cazzuola secondo preventiva campionatura approvata dalla D.L.. Il grado e tecnica di finitura in raccordo con gli elementi di tessitura eseguita a ribasso rispetto alla superficie lapidea, la cromia finale, modificata mediante l’utilizzo di polveri di marmo colorate, e la granulometria degli inerti saranno a scelta della D.L. sulla base di opportuna campionatura preventiva e in base alle indicazioni della Soprintendenza.

Photogallery progetto TORRE CAMPANARIA ANNESSA AL DUOMO DI ROSA’

Progetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’ realizzato da Alessandro BressaProgetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’ realizzato da Alessandro BressaProgetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’ realizzato da Alessandro BressaProgetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’ realizzato da Alessandro BressaProgetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’ realizzato da Alessandro BressaProgetto architettura torre campanaria annessa al duomo di rosa’ realizzato da Alessandro Bressa