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Architecture Other Urban
I progettisti, modelli architettura progetto rendering 3d texture su Syncronia Progetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it., realizzato da Maurizio Rossi Lighting Design

"Nuovo Mastai" Restaurant, Rome It.

Visualizzazioni: 2721

NUOVO MASTAI RESTAURANT THEME
PREMESSA
Nel 2003 nel bel mezzo della Roma rinascimentale nei pressi di Castel S.Angelo ( X-XII sec.), si aprì un elegante ristorante, che in brevissimo tempo, ottenne una stella dalla prestigiosa Michelin Guide e che in altrettanto breve tempo, avrebbe ottenuto anche la seconda stella. Il successo raggiunto dal ristorante evidenziò che a causa delle sue limitate dimensioni fisiche, quasi ogni giorno un certo numero di clienti veniva purtroppo rifiutato. Per tale inatteso ma benvenuto motivo, la proprietà decise di cercare un nuovo più ampio locale con annesso giardino che, mantenendo lo stesso staff e, praticamente, il nome originale, avrebbe potuto accomodare una più vasta clientela. Il luogo ideale venne individuato in un area del colle Oppio, posta in un parco appartenente ad un vecchio palazzo romano del 1880 eretto dove sorgeva la Villa di Mecenate ( 68a.C.- 8a.C.) e le Terme di Traiano (53d.C.- 117d.C.) , le cui splendide rovine sono prospicienti il giardino del futuro ristorante.

APPROCCIO GENERALE
Sfruttando la vantaggiosa situazione climatica romana che permette di mangiare e socializzare anche di sera “al fresco” per parecchi mesi all’anno ed avendo a disposizione un grande giardino con vista sulle antiche testimonianze di Roma, si voleva che il “verde” e l’ambiente architettonico del futuro ristorante si fondessero visivamente in un unico, seppur diversificato, ambiente. Il decoro e l’illuminazione del ristorante originario, situato in un ambiente rinascimentale chiuso in se stesso, erano stati severi ed “understated” creando appunto un ambiente che, a detta di numerosi qualificati critici, era sofisticato e sobrio. Partendo dalla citata personalità stilistica, e volendo, per una questione di continuità identitaria mantenerla, si capì che non sarebbe stato opportuno aggiungere troppi orpelli decorativi, anche perché, a prescindere dalla notevole ed importante presenza arborea e vegetale del giardino, erano già presenti delle imponenti testimonianze di uno straordinario passato, di per se prepotente motivo di attenzione ed ammirazione. Quindi, al fine di non creare una inutile competizione con tutto quello che già esisteva, si decise a priori che ci si dovesse orientare verso una eleganza “subdued” con colori soffici, mai prepotenti e con forme piuttosto neutre.

GIARDINO RISTORANTE
Il giardino avrebbe dovuto avere le modeste per dimensione fontane decorative lievemente illuminate e le piante, scelte per la loro importante presenza fisica e posizione in relazione all’architettura in generale, illuminate per renderle “presenti”, cioè mai per richiamare l’attenzione su di loro. Macrosfere di rampicanti cresciuti sopra una leggera struttura di tubi d’acciaio sarebbero state illuminate dall’interno e le innumerevoli foglie percepite quindi in silhouette. L’illuminazione sui tavoli delicatamente diffusa è affidata ad un singolo apparecchio “uplight” con lampadina di tono caldo K=2700° che, sfruttando una tecnica fotografica largamente usata, sfrutta la tela degli ombrelloni come riflettore. Nel giardino si è tentato di non far apparire mai un apparecchio di illuminazione, mai una lampadina e, soprattutto, mai un apparecchio d’illuminazione “decorativo. Al fine di far risaltare al massimo tutti i toni verdi, l’enfatizzazione delle piante è stata prevista usando una illuminazione fredda K = 4000°. Si è cercato insomma non di illuminare il giardino, ma di farlo percepire nel modo il più naturale possibile cercando di non sovrapporlo visivamente alle testimonianze archeologiche esistenti nel background, si è usata cioè un’illuminazione per “sottrazione”.

INTERNO RISTORANTE
I due punti focali del ristorante, propriamente, detto sono il suo sviluppo lungo la parete totalmente sfinestrata prospiciente il giardino che rende perfettamente godibile, praticamente da tutti i tavoli, anche la vista delle testimonianze archeologiche e, la piccola serra posta proprio al centro dell’ambiente che, sommata alla vista del giardino esterno sempre visivamente presente, provoca la sensazione di essere un ristorante totalmente immerso in un giardino. L’illuminazione architettonica, da alcuni definita “zen”, è stata progettata inizialmente in modo tradizionale usando faretti a lampada singola Par111 Flood o Spot in funzione delle necessità. Dopo aver accuratamente e canonicamente calcolato il numero di apparecchi necessari per creare un ambiente di adeguata illuminazione dai toni caldi e morbidi e con tutti i tavolini delicatamente evidenziati, abbiamo realizzato che eravamo profondamente delusi dall’aspetto dei soffitti che apparivano capricciosamente e penosamente bucherellati. E’ stato a questo punto che abbiamo deciso di diminuire drasticamente i fori nei soffitti raggruppando le lampadine calcolate, in origine, come necessarie in “clusters” quadrati o rettangolari di quattro o due ottenendo così lo stesso risultato illuminativo ma ottenendo però pochissimi fori nel soffitto ( _- 30% di quelli originariamente calcolati) e posti ad un interasse quasi sempre maggiore di 3 metri. Le piante della serra sono state evidenziate da apparecchi a luce fredda K = 4000° incassati nel terreno e quindi totalmente invisibili all’interno del ristorante. Particolare cura progettuale è stata data all’illuminazione della decorativa bottiglieria che è stata da noi sviluppata prevedendo l’uso di una leggerissima struttura di acciaio cromato a supporto delle bottiglie ed a supporto di una canalina in acciao cromato che incorpora un “ledstrip” totalmente invisibile anche dalle adiacenti poltrone.

DIMMERS
The only for the interior dimming system will be of the three pre-programmed scenes type, with the option of varying the intensity of the lighting according to seasonal variations of the amount of daylight

BACKGROUND
In 2003, an elegant restaurant,” Mastai”, opened in the center of Renaissance Rome, near the 12 th century Castel St. Angelo, and was soon honoured with one star by the prestigious Michelin guide , Because of the very limited size of this restaurant, along with it’s growing success, almost every day a number of potential clients had to be turned away. For this unexpected, though welcome, reason, the owners decide to create a larger restaurant and to include a garden area for outdoor dining, while maintaining the same staff and chef as well as the original name. The ideal location was found in a park which included the ancient Roman ruins of both the Mecenate Villa (dating from the 1st century B.C): and the Trajan Baths (1century A.D.) and which was, at the time, occupied by an old and dilapidated pub and tennis club. The new restaurant in this location would have these splendid ruins as a backdrop.

PROJECT APPROACH
To take advantage of the Roman climate, where one can eat and socialize “al fresco” for many months of the year, and of the garden area, overlooking this remnant of ancient Rome, the aim was to meld the architecture of the restaurant and the surrounding outdoor garden area into one same and yet different ambience.
The décor and the lighting of the original restaurant because of its location, situated in Renaissance Rome, were severe and understated creating a mood that was described as both restrained and sophisticated. Taking off from this style and wanting to maintain a certain continuity the designer didn’t want to make the atmosphere overly decorative. The imposing greenery of the outdoor area combined with the architectural statement of centuries past were, in themselves, enough reason for attention and admiration. So as to avoid creating competition with these natural attractions the approach chosen was one of subdued elegance using soft colours and rather neutral shapes.







RESTAURANT GARDEN
The lighting of the garden would be limited to subtly lighting the small decorative fountains and only the plants which were chosen for their relationship to the architecture. The aim was to make them “exist” but never draw attention to themselves. Large spheres of climbing plants grown over a metal structure would be lighted from inside the structure and so the leaves would be seen in silhouette. The lighting on the tables would be delicately diffused using a single “uplight” fixture with a warm k=2700° bulb and take advantage of being reflected off of the fabric of large sun umbrellas. As for the landscape itself all illumination was concealed so that no fixtures, no bulbs and, most of all, no decorative lighting fixtures were to be seen. In order to highlight the green tones, the plants would be lit using cold K4000° lighting. In short an attempt was made not to light the garden but to have it perceived as naturally as possible. and not to over-impose it on the archaeological ruins in the background. The lighting could be thus seen as lighting by subtraction rather than by addition.

RESTAURANT INTERIOR
The two focal points of the interior are the long glass wall looking out onto the garden and archaeological ruins and the small greenhouse in the center of the interior. This greenhouse, together with the view of the outdoor garden, gives the impression of being totally surrounded by greenery. The architectural lighting, which has been described as “zen”, was originally thought of in a traditional way using spots and single lamps, PAR 11 flood or spot as needed. After having calculated the number of fixtures necessary to create an adequate warm toned and soft illumination which would delicately indicate all of the tables, we realized that the ceiling appeared strangely and alarmingly riddled with holes. At this point we decided to drastically diminish the number of holes in the ceiling, grouping the number of bulbs, originally calculated as necessary, into square or rectangular clusters of two or four placed at least 3 meters from each other. In this way we were able to have the same luminous effect but with many less holes in the ceiling (about 30% less than originally calculated) The plants in the greenhouse were highlighted by cool lighting k=4000° fixtures sunk into the ground and completely invisible. Particular care was given to the lighting of the decorative wine display, which we had designed using a very light chrome structure to support the bottles and a chromed channel in which a totally invisible led strip was placed

DIMMERS
The dimming system for the interior is of the three pre-programmed scenes type, with the option of varying the intensity of the lighting according to seasonal variations in the amount of daylight.



Photogallery progetto "Nuovo Mastai" Restaurant, Rome It.

Progetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting DesignProgetto architettura "nuovo mastai" restaurant, rome it. realizzato da Maurizio Rossi Lighting Design