Scrigni di luce

Materia, forma, colore, luce si fondono in un gioco di relazioni elementari. L’architettura torna alla forma più essenziale, più primitiva, più naturale - il trilite - quasi a ricominciare da zero alla ricerca di nuove tecnologie, di nuovi linguaggi, nuove regole compositive, nuove ispirazioni. E’ tuttavia un processo di ri-generazione, non di cancellazione o di negazione. Quello che è stato continua a far parte del nostro bagaglio e di conseguenza a tornare, anche se adeguato, rivisitato. Tre portali si intersecano a diversi livelli, creando spazi di natura e dimensione differenti, in grado di definire ambiti funzionali molto eterogenei seppur in diretta continuità. Nella materia, come nelle forme, si avvia una nuova ricerca di sperimentazione. Metallo, cemento e legno, accolti allo stato grezzo, nella loro naturale imperfezione , divengono espressione del nuovo linguaggio, della ricerca di un essenziale ricco di profondità, emozionale e danno forma a pareti, arredi e perché no, ai prodotti. Nel contesto materico, primitivo, vibrante si innestano quattro scrigni isolati, algidi, asettici, a contenere le collezioni; quasi scrigni di luce nei quali i prodotti sono “congelati” ed esaminati in modo non più emotivo ma tecnico, astratti dal naturale contesto. In questo confronto esistenziale fra elementi e colori di diversa natura, le superfici accolgono i corpi illuminanti, li integrano, li proteggono o ne sono protette, presentando una rassegna di soluzioni fra le più disparate.

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