Cappella Faraone

Volevo ritagliare l’azzurro del cielo” Così Carlo Scarpa parlava delle sue finestre d’angolo realizzate nell’ampliamento della Gipsoteca Canoviana di Possagno. A questo suo straordinario tentativo si ispirano le aperture di questo edificio funebre, che ospita le spoglie mortali dei componenti della famiglia Faraone, fortemente voluto da uno dei suoi componenti, eminente personalità nell’ambito ecclesiastico di Cagliari e provincia, Monsignor Antonio Faraone. L’intento era quello di “ritagliare” una porzione di cielo per portarlo all’interno del monumento, così da poterlo avvicinare idealmente ad esso. I materiali utilizzati, sobri e modesti ma allo stesso tempo austeri ed eleganti, rappresentano ciò che più si addice ad un luogo di sepoltura che vuole essere soprattutto un monumento ed una dedica alla memoria di coloro che al suo interno sono ospitati. Il travertino, materiale semplice ma elegante e caratteristico, acquista fascino con il passare degli anni, e per questo motivo dimostra di essere il rivestimento perfetto per un monumento destinato a durare nel tempo. Il marmo nero che riveste la grande croce e l’altare all’interno funge da contrasto all’intensa luce che penetra dalle finestre angolari e vuole rappresentare idealmente l’ombra della croce scavata nella facciata principale, che solca la copertura nella sua interezza e va a proiettarsi nella parete posteriore della cappella al suo interno prendendo forma e volume sulla parete cieca, diventando così l’elemento protagonista e dominante, in verità l’unico ornamento presente all’interno del monumento.

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