unit module_ temporary solution for a refugee camp

Il progetto è stato sviluppato per un concorso di idee ‘spontaneous architecture competition’ poco dopo il terremoto che colpì Haiti nel 2010 ma può considerarsi ancor oggi attuale come soluzione di tematiche sociali legate all’architettura dell’accoglienza in condizioni d’emergenza, se si pensa agli sbarchi di immigrati sulle coste siciliane. Il concept iniziale è quello di partire da una necessità di habitat residenziale in grado di fornire caratteri e requisiti urbani seppur provvisori e limitati nel tempo ed in situazioni di emergenza o post-emergenza. Il progetto propone un piccolo complesso urbano a densità variabile a seconda delle necessità di partenza. La proposta è dimensionata su un’area di circa 50×100m, area paragonabile ad un campo da calcio o aree sportive che in situazioni di emergenza ben si adattano ad accogliere strutture provvisorie quando un centro urbano è inagibile, ma la stessa proposta è adattabile a differenti condizioni di contesto e di morfologia, anche lontano dai centri abitati. Gli elementi base formanti il complesso sono costituiti da containers industriali che possono essere facilmente ‘manipolati’ o opportunamente modificati con semplici operazioni come per esempio il taglio delle aperture, o di rivestimento, per poi essere utilizzati come mattoni giganti e assemblati per farne sia moduli abitativi che moduli in grado di accogliere, se necessario, altre attività legate alle residenze:aule scolastiche, assistenza sanitaria, distribuzione pasti, ecc. Le caratteristiche costruttive e la velocità di assemblaggio, nonché la facilità di trasporto intermodale ne detrminano la funzionalità. Per le residenze sono state studiate differenti soluzioni ad uno o due piani a seconda del numero degli occupanti partendo da elementi base di “unità notte” contenenti le stanze da letto e servizi essenziali con “unità giorno” che accolgono gli spazi di soggiorno pranzo e cucina. Sia le unità notte che quelle giorno vengono studiate in differenti soluzioni di partenza, in modo che le loro possibili combinazioni siano in grado di accogliere differenti esigenze abitative, siano esse per esempio destinati ad una famiglia, ad una coppia, o a piccole comunità. Le residenze così assemblate vengono poi completate da spazi aperti terrazzati ottenute dalle pedane di fondo e di copertura sempre dei containers, in modo da fornire, per quanto possibile, anche degli spazi all’aperto di pertinenza delle abitazioni. Le superfici esterne e di rivestimento dei moduli possono essere facilmente personalizzate dagli occupanti, con inserimento di vegetazione o di colore od elementi effimeri come naturalmente avviene in qualsiasi complesso residenziale. I moduli abitativi sono leggermente sollevati dal suolo, sia per garantirne un migliore isolamento, sia per permettere agevolmente il passaggio di canalizzazioni tecniche che poi vengono raccolte al di sotto dei percorsi principali, anch’essi leggermente sollevati, sino agli snodi principali di distribuzione (acqua, elettricità gas etc). I moduli così assemblati propongono un senso di urbanità astratta in grado di andare incontro a quell’innato umano desiderio di presa di coscienza di abitare un territorio.

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