La malta ceramizzata trasforma le superfici. Innovazione e design

La malta ceramizzata fibro rinforzata riveste le pareti di ambienti in e outdoor. 3D surface

Questa è tra le novità presentate dall’azienda fiorentina 3D Surface al Made Expo: una collezione nuova dal design ricercato sviluppata con l’utilizzo di speciali materiali ceramizzati.

3D surface

Si tratta di tredici texture decorative dal design organico e ricercato, formate da elementi che dialogano l’uno con l’altro. In fiera, all’interno della mostra laboratorio di Architettura, è stato possibile toccare con mano le nuove “pareti scultura”. Le superficie si animano, le pareti cambiano pelle e si trasformano.

3D surface

 

É un’innovazione nell’abituale scenario dei rivestimenti. Architetti, designer e progettisti hanno tra le mani una materia versatile che gli permette di concepire soluzioni nuove, sfruttando al meglio la qualità tattile e scultorea di queste texture.

3D surface

Inoltre questi materiali consentono di progettare soluzioni continue, le superfici sono prive di interruzioni o giunture. Un cambiamento interessante che unisce innovazione, ricerca e design.

 

www.3dsurface.it

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Zintek®: Texture in lamiera stirata di zinco-titanio

19 Ottobre 2019

Uno spazio innovativo che coniuga design e degustazione: la sede della distilleria Psenner a Termeno sulla Strada del Vino, è il primo progetto europeo realizzato con lamiera stirata in zinco-titanio dalla Zintek®. zintek

Distilleria fra le più celebri dell’Alto Adige, e affermata a livello internazionale, Psenner è da oltre da oltre 60 anni sinonimo di grappe e distillati di qualità. La volontà dell'azienda di voler comunicare un’identità propria fatta di trasparenza e visibilità, ha ispirato gli architetti Freissinger ed Elzmbaumer, che hanno curato il progetto della nuova sede inaugurata quasi un anno fa: portare dall’interno all’esterno l’immagine dei processi di lavorazione.

zintek

L’involucro della sede ha così preso a prestito alcuni dettagli dalle tre fasi fondamentali della produzione Psenner - la distillazione della grappa, l’evaporazione e la successiva condensazione - che avvengono in tubi e alambicchi di rame: da questi si generano le forme del tubo che caratterizza lo showroom, dove il visitatore è guidato da espositori in onice retroilluminato che cambia colore, creando un ambiente sempre diverso. E da qui nascono le “bolle” di vapore, forme rotonde inserite nel manto in lamiera stirata zintek® che riveste il capannone della produzione: così come il vapore sale, così si muove l’energia della produzione che c’è dietro.

zintek

Scelta per la sua consistenza, che ricorda quella di un tessuto, la lamiera stirata è stata infatti di proposito montata a rovescio, con le aperture determinate dalla stiratura rivolte verso l’alto per valorizzare al massimo l’illuminazione notturna data da una luce di un bianco caldo, filtrata da vetro satinato, che accende dall’interno le pareti dell’edificio. Un effetto di grande suggestione, reso possibile dalla lavorazione artigianale delle lastre e dalla qualità delle maestranze che hanno realizzato l’opera, nel caso specifico gli installatori specializzati dell’azienda Schmidt AS di Bolzano. Grazie alla sua ottima lavorabilità, lo zintek® si è dunque rivelato ideale nel seguire i dettagli di un progetto innovativo, e in grado di armonizzarsi perfettamente con gli altri materiali impiegati, primo, fra tutti, il vetro total white delle grandi vetrate che riduce al massimo la differenza tra interno ed esterno, in un richiamo continuo al concetto di trasparenza.

Nata per celebrare in chiave contemporanea l’antica arte della distillazione, la nuova sede di Psenner è oggi un punto di riferimento sia per il mondo del gusto (sarà infatti luogo di promozione per eventi e attività di formazione e informazione) sia per quello del design industriale.(Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza).

Carlo Bardelli  

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Residenza di lusso, tutta in cemento

Il cemento come materiale architettonico per una residenza di lusso. Il giovane architetto messicano Abraham Cherem (Cherem Arquitectos) ha recentemente completato il progetto di una residenza alla periferia di Mexico City, costruita per un noto calciatore locale. Cherem Arquitectos, House P, Bosque Real, Huixquilucan, Messico Il progetto è basato sullo studio delle viste della casa e della circolazione della luce al suo interno. L’architetto ha sovrapposto due parallelepipedi di cemento realizzando un insieme complesso di rettangoli e pareti curve. L’obiettivo è quello di minimizzare la vista sulla periferia degradata della metropoli, concentrando lo sguardo sul vasto patio centrale. Cherem Arquitectos, House P, Bosque Real, Huixquilucan, Messico   I muri, spessi 44 cm alternano pareti lisce a superfici corrugate. All’interno le pareti sono concepite come tende di cemento, che regolano gli spazi e l’ingresso della luce nelle diverse ore del giorno. Cherem Arquitectos, House P, Messico, pianta del piano terra   L’uso del cemento si inspira all’opera degli architetti brasiliani Lina Bo Bardi e Oscar Niemayer
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Ceramica o corian?

15 Novembre 2018

Ceramica o Corian, Cristalplant, Cristalite? Barbara del Curto ne parla in un’intervista rilasciata a designrepubblica.it Scegliere la ceramica o i nuovi materiali è difficile. E spiega: “Entrambi sono versatili, adatti per cucina, bagno e complementi d’arredo”. E là dove si penserebbe di trovare la tradizione, s’incontra l’innovazione: “La ceramica ha sì una storia millenaria, ma oggi viene lavorata con strumenti così tecnologici da poter essere declinata in un numero infinito di texture, colori, spessori così da poter essere combinata con altri materiali e trovare applicazioni per opere pubbliche, rivestimenti,…”. Ma cosa distingue l’una degli altri? Sono tutti resistenti al calore, ai graffi, agli urti, alle macchie. E sono inerti, igienici, facili da pulire e da mantere. “Ma i nuovi materiali presentano dei vantaggi: sono meno freddi al tatto, sono realizzati con stampi termoformabili e quindi sono più facilmente modellabili e sono ripristinabili: se si macchia la superficie, basta passarvi una pasta o carta abrasiva. E se il top si rompe, si può ripararei in mdo invisibile”.

Marco Mignatti

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Fibra di carbonio e robot. Il padiglione "coleottero"

02 Ottobre 2018

L'Istituto per Design Informatico (ICD) e l'Istituto di Strutture edilizie e Progettazione Strutturale (ITKE) dell’Università di Stoccarda hanno realizzato un padiglione che ricorda visivamente e materialmente un insetto, o meglio un coleottero. Il gruppo di lavoro non è certo nuovo a questi progetti: recente è infatti un altro padiglione basato sull'esoscheletro di un'aragosta e una struttura progettata e costruita invece sul modello dello scheletro di un riccio di mare. Il progetto è basato sullo sviluppo robotizzato per moduli delle doppie strutture composte da strati di fibra di carbonio: in questo modo l’intera architettura rimane minima e leggera, permettendo un elevato grado di libertà geometrica. Si estende su una superficie di 50 metri quadrati, ma pesa solo 593 chilogrammi.

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Il team di ricercatori e studenti ha utilizzato modelli 3D ad alta risoluzione di vari gusci di scarabeo - noti come elitre – per condurre un'analisi delle strutture interne complesse, lavorando a stretto contatto con biologi e paleontologi dell'Università di Tuebingen.

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Queste strutture sono state poi convertite in una serie di principi di progettazione, realizzati con vetro e fibra di carbonio polimeri rinforzati per dare il padiglione un rapporto resistenza-peso ottimale. "Il progetto presenta un nuovo approccio alle strutture in fibra composita in architettura", ha spiegato ICD ricercatore e membro del team Marshall Prado.  

Edoardo Croci

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Legno e pioppo. Wood Pavilion al Made Expo

Pop.for.Pav è il progetto vincitore del MonaLisa Digital Workshop del Politecnico di Torino. Un percorso di ricerca finalizzato alla realizzazione di un’architettura mirata alla valorizzazione del compensato di pioppo. monalisa wood pavilion La natura si fa architettura. Progettato da nove studenti, il MonaLisa Pavillion è una struttura arboriforme caratterizza da una scansione regolare di alberi costituiti da elementi piani in compensato di pioppo. Il progetto nasce con  l’intento di ricreare l’ambiente naturale del vivaio.

Nella fase iniziale lo sviluppo del progetto avviene in maniera bidimensionale poiché rappresenta la crescita iniziale del fusto dell’albero. Man mano che si progredisce, invece, gli elementi si sviluppano anche nelle tre dimensioni attraverso elementi curvi, così da poter dare forma alle chiome crescenti. Queste ultime sono state generate attraverso una ramificazione degli elementi piani e sono disposte secondo una sequenza crescente che determina un’architettura in grado di illustrare le caratteristiche e la versatilità del materiale con cui è stata realizzata.

monalisa wood pavilion

Un materiale naturale, resistente e flessibile.

Il percorso di visita invita i fruitori alla scoperta di uno spazio definito da ventidue alberi che con le loro chiome inflesse mettono in scena la tensione generata sul pioppo dal processo di sfogliatura all’origine della produzione del compensato. La suggestione di addentrarsi tra le fronde di un pioppeto viene evocata dalle mutevoli interazioni tra le declinazioni del materiale, il movimento degli utenti, la luce, il suono e le ombre che filtrano dall’involucro.

monalisa wood pavilion

Il MonaLisa Pavillion è stato presentato al Made Expo. L’iniziativa è stata promossa dal Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e dal Comitato Tecnico PioppOk di Conlegno, in collaborazione con Assopannelli-Federlegno-Arredo e Pro-Populus. Importanti sono state le esperienze didattiche internazionali dell’ AA School di Londra, dell’University of Stuttgart, dell’Aalto University School of Arts e della Columbia University .

  www.woodlab.polito.it www.conlegno.eu Credits Roberto Cortese Credits by WoodLab Politecnico Torin    

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Dalla ricerca ALPI nasce SILVER RAIL: legno e metallo insieme, per un elogio alla luce

Il legno esplora, attraverso il metallo, nuove espressioni progettuali che indagano il tema della riflessione della luce: questo è l’approccio alla base di Silver Rail, l’ultima proposta di ALPI, prima azienda al mondo ad aver industrializzato il processo manifatturiero del legno ricomposto, oggi indiscusso riferimento tecnologico per il comparto ligneo. Alla base di Silver Rail, la profonda attività di R&D - peculiarità del DNA aziendale - che ha portato ALPI allo sviluppo di materiali concepiti per interagire con la luce, confermando il suo ruolo di partner professionale e la profonda abilità nell’interpretare ed anticipare i trend del mercato con soluzioni sempre più sofisticate in termini sia estetici sia tecnologici capaci  di concretizzare ogni idea progettuale dei pubblici di riferimento: grandi aziende del lusso, colossi dell’automotive e della nautica oltre a prestigiose realtà dell’arredamento, del product design, dell’architettura di interni e del contract. Superficie decorativa in legno, attraversata da linee metalliche che riflettono la luce, Silver Rail è un materiale dal design moderno - applicabile a prodotti finiti e superfici orizzontali e verticali - che unisce alla morbidezza e al calore del legno la lucentezza e il rigore del metallo. Una proposta innovativa frutto di una sofisticata tecnologia e delle attente lavorazioni sartoriali tipici di ALPI; sintesi tra due materiali apparentemente in antitesi, concepito per intercettare il trend emergente della luminosità nella decorazione di interni, nell’anno che l’UNESCO ha dedicato alla luce e alle tecnologie basate su di essa. Silver Rail si presta a infinite possibilità di personalizzazione: dalla scelta del colore e disegno dalla vasta gamma di legni ALPI alla definizione del numero e dell’intervallo tra le linee metalliche, che possono essere rette da geometrie regolari e precise o progettate in disegni più sinuosi. Opportunamente illuminato offre piacevoli effetti luminosi conferendo carattere agli ambienti e arricchendo il disegno di oggetti e arredi. Silver Rail disponibile nelle versioni ALPIlignum e ALPIkord: ALPIlignum Il prodotto capostipite: cuore e simbolo dell’universo ALPI, massima espressione dell’attività di R&D e del perfetto connubio tra innovazione tecnologica e sapere artigiano. Una linea di legni che offre personalizzazione e varietà estetiche illimitate: può riprodurre colori e venature delle essenze naturali (oltre 120 le proposte a catalogo) o realizzare Design Wood con inedite figurazioni cromatiche all’insegna della massima creatività. ALPIlignum è un legno tranciato che può essere applicato a ogni superficie e prodotto in spessori diversi a seconda della destinazione di utilizzo. Un prodotto quindi estremamente versatile capace di soddisfare ogni esigenza progettuale in termini funzionali ed estetici. Si ottiene con un particolare processo produttivo che sfoglia il legno (Pioppo, Tiglio o Ayous), rigorosamente di origine controllata, lo tinge per immersione e lo "ricompone", sovrapponendo i fogli di legno tinti, in un nuovo tronco. L'assenza dei difetti tipici del legno tradizionale, la costanza e la riproducibilità di colori e dimensioni lo rendono perfetto per realizzare velocemente produzioni singole o di serie. ALPIkord La linea di legni prefiniti trattata con prodotti e vernici allo stato dell’arte per esaltare la naturalità di tutti i legni della gamma ALPIlignum, applicati su un supporto e infine verniciati. Il risultato è un pannello di legno di grandi dimensioni, pronto per l’applicazione su qualsiasi superficie, che permette la riduzione dei tempi di lavorazione, verniciatura e installazione. Alla praticità delle finiture ALPIkord si aggiungono quindi le proprietà di qualità, unicità e customizzazione, oltre che le certificazioni ambientali, proprie di ALPIlignum, Inoltre, anche per ALPIkord è disponibile a richiesta la certificazione FSC, la più importante a livello internazionale, che attesta l'origine sostenibile del nostro legno. ALPI, wood&more: radici italiane per un’eccellenza internazionale Leader assoluto nella produzione di superfici decorative in legno multilaminare, ALPI è stata la prima azienda al mondo ad industrializzare il processo manifatturiero del legno ricomposto, definendo così nuovi standard qualitativi. A decretarne l’unicità, la perfetta coesistenza tra tecnologia e lavoro manuale: da un lato infatti ALPI è pura innovazione che anticipa le richieste del mercato; dall’altro, minuziosa sartorialità. Una realtà d’eccellenza che grazie alla profondità delle collezioni - applicabili a prodotti finiti e superfici orizzontali e verticali – abbinata alla capacità di progettare soluzioni bespoke è indiscusso riferimento tecnologico per il comparto del legno. Partner professionale per grandi aziende del lusso, colossi dell’automotive e della nautica oltre a prestigiose realtà dell’arredamento, del product design, dell’architettura di interni e del contract a 360° spaziando dall’hôtellerie ai multi-apartment, dal retail agli uffici e spazi pubblici. Quello che distingue ALPI nel panorama mondiale è il controllo diretto dell’intera filiera, dal tronco al legno finito, partendo dalla gestione forestale tramite la catena di custodia assicurando così la garanzia d’origine legale e sostenibile del legno e la totale tracciabilità del prodotto. ALPI è quindi garanzia di un prodotto eco-responsabile, versatile e di design. Alla base, ingenti investimenti in R&D, materie prime di altissima qualità, tecnologia all’avanguardia e minuziose lavorazioni sartoriali. Altre importanti peculiarità sono l’ampiezza di gamma e la grande capacità di saper rispondere alle richieste specifiche di una committenza molto diversificata, anche attraverso lo studio e la progettazione di linee customizzate e collezioni one off. Oggi ALPI – guidata da Vittorio Alpi, nipote del fondatore – si sviluppa su un insediamento industriale di 180.000 mq. (di cui 52.000 coperti) in Italia e 346.500 ( di cui oltre 67.000 coperti) in Africa, con una capacità produttiva di oltre 30 milioni di metri quadri annui, una distribuzione capillare in oltre 60 paesi. Si distingue per affidabilità e solidità con un fatturato in crescita che nel 2014 ha superato i 130 milioni di euro.  www.alpi.it

 

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Isolamento termico. Il sistema Isocappotto

05 Aprile 2019

Chi vive nelle fasce temperate della nostra Terra, specialmente in Europa ma anche in Canada e negli Stati Uniti, sa bene quanto sia difficile fare i conti con le estreme e sempre più repentine variazioni di temperatura. Spesso, infatti, forti perturbazioni ed eventi climatici causano escursioni significative tra le basse e le alte temperature. In queste situazioni riuscire a mantenere un elevato comfort abitativo e lavorativo all’interno degli edifici può non risultare semplice.

Per garantire buone condizioni di vita e di lavoro, senza ricorrere in maniera massiccia a costosi ed inquinanti impianti di condizionamento, è necessario dotarsi di un buon sistema di isolamento termico dell’involucro con la giusta inerzia termica. In questo modo è possibile poter godere di un ottimo isolamento termico e acustico, con i benefici che ne derivano. Per ottenere ottimi risultati in qualsiasi tipologia di intervento, Isopan - azienda specializzata nell’ambito dei pannelli coibentati da copertura e da parete - ha realizzato i sistemi di rivestimento Isocappotto. Non si tratta di un tradizionale cappotto, ma di un evoluto pannello sandwich a doppio rivestimento metallico, ricoperto da materiali diversi che permettono di ottenere la stessa resa estetica delle pareti intonacate. Il sistema ISOCAPPOTTO può essere definito come una sorta di finto cappotto, in quanto differisce dal sistema classico per pareti tradizionali per la presenza di un pannello sandwich a doppio rivestimento metallico ricoperto da materiali diversi. In tal modo è possibile nascondere la presenza del pannello sandwich, imitando la resa estetica delle classiche pareti intonacate.

ISOCAPPOTTO è un sistema applicabile a qualsiasi tipologia di intervento, dalla realizzazione di nuove costruzioni dei settori produttivo o industriale (palazzine uffici, stabilimenti, magazzini), oltre a fabbricati residenziali, quali villette o condomini. Il sistema, inoltre, rappresenta una valida soluzione nel caso di ristrutturazioni o risanamenti di edifici esistenti.

Isocappotto può avere due tipi di isolamento: poliuretano oppure lana minerale. L’isolamento in poliuretano permette una serie di vantaggi come: elevata resistenza termica, stabilità meccanica, rapidità di posa, stabilità dimensionale, leggerezza, flessibilità progettuale. I vantaggi dell’isolamento in lana minerale si possono riassumere in: elevato isolamento termico, ottimo comportamento in caso di incendio, elevato isolamento acustico, flessibilità progettuale, stabilità dimensionale e meccanica.  

Marco Mignatti

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Fibra di carbonio e robot. Il padiglione "coleottero"

L'Istituto per Design Informatico (ICD) e l'Istituto di Strutture edilizie e Progettazione Strutturale (ITKE) dell’Università di Stoccarda hanno realizzato un padiglione che ricorda visivamente e materialmente un insetto, o meglio un coleottero. Il gruppo di lavoro non è certo nuovo a questi progetti: recente è infatti un altro padiglione basato sull'esoscheletro di un'aragosta e una struttura progettata e costruita invece sul modello dello scheletro di un riccio di mare. Il progetto è basato sullo sviluppo robotizzato per moduli delle doppie strutture composte da strati di fibra di carbonio: in questo modo l’intera architettura rimane minima e leggera, permettendo un elevato grado di libertà geometrica. Si estende su una superficie di 50 metri quadrati, ma pesa solo 593 chilogrammi.

Beetle-Shells-Structure-7-495x350

Il team di ricercatori e studenti ha utilizzato modelli 3D ad alta risoluzione di vari gusci di scarabeo - noti come elitre – per condurre un'analisi delle strutture interne complesse, lavorando a stretto contatto con biologi e paleontologi dell'Università di Tuebingen.

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Queste strutture sono state poi convertite in una serie di principi di progettazione, realizzati con vetro e fibra di carbonio polimeri rinforzati per dare il padiglione un rapporto resistenza-peso ottimale. "Il progetto presenta un nuovo approccio alle strutture in fibra composita in architettura", ha spiegato ICD ricercatore e membro del team Marshall Prado.  

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Upcycle House: materiali riciclati ed emissioni zero

Un team di architetti della Danimarca sta realizzando la prima Upcycle House, una casa costruita solo con oggetti e materiali provenienti da percorsi di riciclo delle vicinanze, sostenibile dal punto di vista energetico ed ambientale ed a basso costo. E' lo studio Lendager Architect l’autore del progetto che verrà realizzato nei pressi della città di Nyborg in Danimarca anche grazie alla collaborazione della Realdania Byg foundation, fondazione danese che promuove e supporta l’innovazione urbana ecosostenibile. Una residenza unifamiliare, con quattro camere da letto, che sarà in grado di rispondere ad elevati standard di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, limitando il budget di investimento a solo 1 mln di corone danesi, circa 134.000 euro.

Upcycle House Upcycle House

Come espresso dal nome stesso la “Upcycle House” non sarà una casa come le altre, ma verrà costruita utilizzando solo materiali di riciclo, seguendo un percorso di trasformazione ben più creativo del normale dove l’elemento non è semplicemente riciclato, ma trasformato in qualcosa di nuovo di grande qualità, sviluppato a partire da 4 indicatori: - riduzione della CO2 rispetto all’impiego di materiali tradizionali (oltre il 75% in meno); - un prezzo ridotto ed accessibile a tutti; - elevate prestazioni ma ridotta manutenzione; - accessibilità dei materiali per la maggior parte provenienti dalle vicinanze del sito, riducendo tempi, costi e sprechi   Upcycle House

La struttura portante è costituita da due container per il trasporto, le finiture sono in legno riciclato mentre l’isolante naturale impiegato per il terreno è realizzato in Technopor ottenuto dal riciclo delle bottiglie di vetro. Le pareti sono isolate con vecchi giornali trasformati in lana di carta, i muri a secco sono rivestiti in gesso riciclato con rivestimento esterno in Richlite, un materiale ottenuto dal riciclo della carta.

Upcycle House

La pavimentazione è ottenuta da un mix di granulato di plastiche riciclate e legno, mentre i restanti componenti provengono esclusivamente da demolizioni precedenti. Il tetto è formato da lastre trapezoidali in alluminio di riciclo da lattine di birra. L’efficienza energetica è poi assicurata dagli impianti per il recupero delle acque piovane, dal fotovoltaico e dalla massimizzazione della luce naturale. L’obiettivo sarà proprio quello di dimostrare che è possibile costruire una casa ad alta efficienza anche con fondi limitati, abbattendo nello stesso tempo CO2 e riciclando materiali inutilizzati, un esempio di green building non fine a se stesso ma replicabile in qualsiasi contesto. I traguardi raggiunti dalla Upcycle House sono notevoli, portando le emissioni di CO2 dai 5kg/mq/anno tradizionali a soli 0,7 kg/mq/anno. “Inizialmente abbiamo pensato che una riduzione del 65% di CO2 non fosse realistica – ha sottolineato Anders Lendager – ma una volta effettuato l’LCA (Life Cycle Assesment) su tutti i materiali del progetto, abbiamo scoperto una riduzione delle emissioni di CO2 pari all’86%. Con queste premesse perché nei codici di costruzione non è già stata prevista per legge una percentuale di materiali riciclati?”.       (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) lendagerark.dk © Jesper Ray; © Polfoto            

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