VILLA CD

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Una ricerca linguistica di sapore filologico, imperniata sul recupero ponderato dei materiali e delle tipologie legate ai luoghi e alle tradizioni, contro l’innaturale appiattimento di un paesaggio di campagna veneta già fortemente e sconsideratamente inurbato, uniti alla particolare attenzione delle richieste di una clientela giovane ed intellettualmente partecipe che sceglie di vivere al di fuori di aree densamente abitate ma impossibilitata, per esigenze lavorative, a distaccarsene eccessivamente. Sono questi i parametri entro i quali si articola oggi il lavoro di Federico Cappellina, architetto non ancora quarantenne (nasce nel 1971) ma già da alcuni anni inserito nel panorama della progettazione d’autore, in Italia e all’estero. Formatosi culturalmente presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), dove si laurea con Giusa Marcialis e Armando Dal Fabbro (presentando un complesso progetto di riqualificazione urbanistica) è grazie all’esperienza negli Stati Uniti, dove fresco di laurea e reduce da alcune collaborazioni con importanti studi di Roma e Milano si trasferisce invitato dallo studio newyorkese dell’architetto Peter Eisenman (per il quale cura, una volta rientrato in Italia, la mostra Il Giardino dei Passi Perduti, nella suggestiva ambientazione scarpiana del Museo di Castelvecchio a Verona), che l’accademismo appreso durante gli studi universitari si declina in una visione del costruire maggiormente consapevole e morbida, più incline al rispetto e rivalutazione delle identità territoriali che alle mutevoli tendenze del mercato. L’opera di Federico Cappellina si configura perciò, fin dai primi progetti, sobria e concreta; attratta dalle linee pulite e razionali, contenuta nelle digressioni linguistiche, sempre raffinate e di forte impatto emozionale, che ne divengono segni inconfondibili di riconoscibilità, subordinati però a quel concetto di utilitas, che nella visione classica del costruire –già Vitruvio ne sottolineava l’importanza nel De Architectura - fonde l’edificio con l’ambiente esterno e impone all’architetto (che è primariamente un tecnico-costruttore) la ricerca di imprescindibili rispondenze e dialoghi tra le parti.

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