miniloft

[archiattack]

Architetto

Negli anni 80 impazzava un gruppo musicale che prese il nome dal suo primo successo planetario: “living in a box”, vivere in una scatola. Non potevano certo immaginare che a distanza di 30 anni quello che poteva essere un incubo sarebbe diventato il sogno di una casa tutta per sé, per cui uno dei rompicapi più ricorrente per un architetto alle prese con un progetto di ristrutturazione sarebbe stato proprio quello di rendere vivibile una “scatola”, specialmente nelle grandi città dove il costo delle case è talmente alto che sono sempre di più i giovani che devono vivere in pochi metri quadrati. Poco male, il piacere di avere uno spazio vitale tutto proprio compensa abbondantemente la penuria di spazi, soprattutto se si ha il coraggio di fare scelte creative e di imparare a godersi la vita come fanno i gatti. Cosa si può inserire in 30mq? Si può pensare ad una cucina ad isola, dove cucinare mentre si conversa con un ospite o si ascolta musica o si naviga su internet... Oppure ad un piccolo soggiorno con angolo studio, dove immergersi tra i propri libri o lasciarsi coccolare da un divano... O ancora si può realizzare un rifugio dove riposarsi dopo una lunga giornata di lavoro, un angolo di calma in una città caotica e stancante. Poi ci siamo detti: perchè non tutte e tre le cose insieme? L'approccio progettuale ci ha portato ad un ambiente unico, tipo loft, ma davvero piccolo: un mini-loft in cui le singole funzioni non hanno confini e si sovrappongono e si intrecciano di continuo. La sensazione dominante è quella di sentirsi un un luogo protettivo e senza segreti, uno spazio finalmente tuo. Mescolare tutto in un unico ambiente ha consentito di rendere il bagno molto più comodo di quanto non fosse prima dell'intervento di ristrutturazione. La zone notte è sospesa su di un ampio soppalco/letto. Dall'alto si prova la sensazione di essere il Barone Rampante, si vola nel mondo dei sogni, il punto di vista sulle cose cambia... Diceva Victor Hugo che dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l'inquilino. Ecco, [archiattack] ha progettato una conchiglia.

I cassetti del design

Rodolfo Di Martino

Designer

È uscito, presso l’editore FrancoAngeli nella collana ADI Associazione per il Disegno Industriale, il libro “i cassetti del design ” di Rodolfo Di Martino. Il titolo completo è: I cassetti del design, ovvero la pratica del design nel Remogaspariano inferiore, l’ergonomia del Krumiro e altre storie di design, manuale ragionato di design ruspante ad uso degli studenti, dei dilettanti, delle imprese, dei curiosi e di quelli del marketing e, in più, due o tre cose che so più o meno e la domanda: “per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”?. La cultura del progetto è la conoscenza del Mondo. I tentativi di comprendere le basi del proprio lavoro sono descritti dall’Autore, con ironia e disincanto, in questa raccolta di notazioni aforistiche ruspanti, sul lavoro del designer, derivanti dall’esperienza pratica, nella quale le visioni ideali si scontrano con la sempre più instabile e imprevedibile realtà quotidiana. Un tentativo di ridimensionare l’immagine comune del design per sollecitare le nuove generazioni a una rifondazione scientifica e olistica della disciplina. Il testo presenta, in un modo particolarmente creativo e leggero, numerose riflessioni sia sul mestiere del designer e i rapporti con i suoi partner naturali, gli industriali, sia sulla cultura del progetto e su quanto ruota intorno all'attività di progettista. Un percorso ironico e dissacrante, scritto in modo umoristico e al contempo molto serio sul mestiere del designer e sulle prossime e sulle future prospettive. Un riflessione su quanto occorrerebbe fare per il superamento dell'attuale stato d'indecisione e di mancanza di prospettive pratiche professionali. Uno sguardo disilluso circa le speranze e le aspettative del boom economico, con la capacità critica di indicare un percorso possibile di crescita qualitativa ed umana. Il libro è la testimonianza di un percorso di maturazione, uno sguardo sempre critico su se stessi e sulla propria attività e su tutto quanto costituisce la cultura del progetto, dalla semiotica alla percezione, dall'ergonomia al marketing, dalle tecnologie ai metodi di organizzazione e sviluppo del progetto nell'ambito dei sistemi di qualità. Gli appunti, accumulati nel tempo e in modo disordinato nei cassetti -questa la ragione del titolo- sono recuperati da una rilettura che, nell'apparente disordine, descrive un percorso più razionale di quanto sembra dare a intendere. Particolarmente raccomandato, come scrive l'autore, ai giovani, agli studenti di design, ai curiosi, agli industriali e agli uomini di marketing. 

Casa al Gianicolo - Roma.

Nicola Auciello

Architetto

Una sintesi dell'intervento è stata quella di riassumerlo (prima in fase progettuale poi esecutiva) tramite alcune poetiche esternazioni di Giò Ponti*, diventate indispensabili elementi di lettura di questa residenza romana: 1. “IL PAVIMENTO E’ UN TEOREMA” * - il disegno del pavimento, a doghe differenziate, scansiona i pieni e i vuoti dei volumi costruiti diventando il tema conduttore del progetto. ("...percorrerlo sia un’avventura ...non soltanto pedestre” *). 2. “LA FINESTRA E’ UNA TRASPARENZA (E’ LA VISTA, E’ LA VITA)” * - priorità assoluta alla luce e agli affacci a tutta altezza (sia interni – vedi stanza giochi bambino - che esterni). 3. “LA STANZA E’ UN MONDO” * - raccontare il mondo di una stanza tramite l’architettura degli interni; la cucina e il soppalco-teatro di gioco dei bambini, due mondi a confronto, specchiati, visti e riflessi l’uno nell’altro. Il mondo interno dei giochi di un bambino, visto da una parte, il mondo dei “grandi”, dall’altra. (“Gli spettacoli spaziali dell’architettura” *) 4. “LA VOLTA E’ UN VOLO” * - una volta in cristallo trasparente per eliminare ogni confine visivo e guardare oltre per poi vedere ombre riflesse sul soffitto della stanza patronale (“…il soffitto è il coperchio della stanza: è il suo cielo” *). 5. “LA SCALA E’ UNA VORAGINE” * - la scala che collega il 4° livello al 7° livello incassata tra tue pareti, distaccata dalle stesse (“…la scala più bella è quella con ogni andata fra muro e muro. Chiusa. Vedi una rampa alla volta e non sai dove finisce. Potrebbe non finire mai. Può essere di gradini scuri e pareti chiare” *). Lo studio in sezione, ancor prima di quello in planimetria, è stato fondamentale per distribuire gli spazi sui diversi livelli di quota imposti, oltre a rispondere alle diverse richieste funzionali della committenza.L’appartamento, infatti, si caratterizza per la disposizione su sette livelli di quota: sei le quote imposte dalla preesistenza, la settima (il grande soppalco), invece, creata, in fase progettuale. Circa un terzo del grande appartamento (250 mq circa) è stato destinato alla zona giorno, living e cucina, con affaccio e accesso diretto al giardino privato; il soppalco (in legno e ferro), realizzato su disegno, attraversa in maniera longitudinale i due ambienti; la ringhiera del soppalco è il prolungamento in sezione dei pieni e vuoti della zona living, mentre il disegno della pavimentazione, a grandi doghe differenziate ai fini della scansione dei volumi, li proietta a terra (pianta), rafforzando il senso di sconfinamento tra un livello e l’altro. Il soppalco con funzione di zona relax-lettura nella prima parte, si trasforma poi in “spazio gioco bambino” (con accesso dalla camera) nell’ambiente cucina, schermato dalla grande parete di cristallo temperato trasparente. La cucina e lo “spazio gioco bambino” in questo modo interagiscono, si guardano e si lasciano guardare. Entrambi spazi conviviali e “teatro di giochi”: i fornelli e l’arte del cucinare da una parte, dall’altra la leggerezza, l’allegria e l’inventiva del bambino. La sera, come in un teatro, il sipario (un telo utilizzato per oscurare il vetro) si chiuderà. Ricorrono nuovamente nel soffitto del bagno della camera padronale le lastre in cristallo temperato trasparente, questa volta con andamento orizzontale,: infatti risultano funzionali allo spazio, lasciandosi attraversare dall’illuminazione naturale oltre a fungere da piano-diaframma, quasi immateriale ed invisibile, sul quale ci si può “reinventare” di volta in volta, creando un gioco di ombre proiettate sul soffitto della camera quasi a creare un cielo stellato.

Urban Relax Hotel

Matteo Esposito Architetto

Architetto

URH HOTEL - URBAN RELAX HOTEL Luogo: Via Manzoni 16 COMO Progettista: Matteo Esposito Architetto Collaboratori al progetto: Arch. Ivan Tiano, Daniela di Lauto –interior designer, Studio Associato Arch°in°Project Anno progettazione : 2010 Committente: New Sincroweb S.r.l. Tipo di intervento: nuova costruzione Dimensioni: volume in progetto: mc 6523 sup. coperta: mq 1019 n. piani: 8 piani fuori terra Descrizione: L’area d’intervento è nel centro storico della città, alle porte dell’insediamento storico del Castrum Romano. La composizione degli elementi orizzontali e verticali del fronte principale sottolinea i grandi temi che governano la composizione architettonica: partendo dalla maglia_incrocio regolare e ordinato, abbiamo riconosciuto Como nel Castrum Romano come maglia urbana regolare; nella maglia del tessile come tradizione industriale; nella regolarità della Casa del Fascio. La partenza dell’elemento da terra, dal filo interno della proprietà, sottolinea proprio le origini del progetto, la città di Como e la sua storia. La nascita dell’edificio dalla terra, dalla città, perché questo intervento avesse una sua natura e una collocazione storica; la morbidezza delle forme del pennone lo collocano temporalmente nei nostri giorni, la ricerca nelle origini e nella storia lo rendono appartenente a questa città e non ad un’altra. L’ingresso principale è caratterizzato da un’ampia pensilina che anticipa la hall, completamente vetrata e dove una doppia scala circolare che si avvolge su se stessa accompagna gli ospiti ad una seconda area pubblica con un’ampia terrazza. Ai piani alti, sono localizzate le camere che si dividono in deluxe, superior e suité; tutte sono dotate di terrazzo indipendente. Le camere che affacciano su Via Manzoni, oltre ad avere il terrazzo privato come tutte le altre camere, sono dotate di una parete totalmente vetrata che apre la vista verso il lagoche ospita un interessante giardino nello spessore della facciata, una doppia pelle che garantisce al proprio interno una temperatura quasi sempre ottimale per accogliere una fresca vegetazione. Questa, arredata delle opportune vegetazioni, contribuirà a rendere gradevole il soggiorno dei clienti all’interno delle stanze, ma anche a garantire una aspetto verde della facciata. La vegetazione delle facciata sarà prodotta all’interno della serra bioclimatica posizionata in copertura. Altro punto importante del progetto riteniamo sia il “Quinto Fronte”, cioè la copertura_terrazza. Abbiamo effettuato una serie di scelte impiantistiche per cui abbiamo raggruppato tutti i locali tecnici indispensabili in copertura in appositi locali in modo da contenerli per permettere di sfruttare al massimo l’ottimo punto di vista. Il progetto si propone con due grandi terrazze in copertura e una serra bioclimatica: la terrazza verso via Manzoni accessibile al pubblico direttamente dalla Hall, si propone come nuovo luogo di incontro per ammirare i tetti della città, la cupola del Duomo e non ultimo il lago da un punto di vista fino ad oggi mai proposto al pubblico. Da questa c’è l’accesso alla serra bioclimatica che vuole porsi non solo come “punto verde” dell’edificio, ma anche come esposizione e luogo di sperimentazione della coltura in serra proprio nel cuore della città. L’ultima parte della terrazza è riservata ai clienti dell’albergo che vi possono accedere direttamente dai piani camere attraverso un ascensore dedicato; questo spazio è stato pensato come area solarium e relax.

Divano Palmaria pouf Tino Annibale Colo...

Giovanna Azzarello

Architetto

DIVANI PUF POLTRONA Giovanna Azzarello ha da poco firmato per Annibale Colombo Palmaria ,Palma e Tino divani,poltrona e pouf . Una allegra famiglia dall’aspetto anticonvenzionale in cui prevalgono geometrie e curve asimmetriche che li contraddistinguono . Ne deriva una linea armonica e aggressiva anche se in modo controllato. La forma particolare dei divani e del pouf ricorda la morfologia delle piccole isole nei paesaggi marini. La loro immagine esprime in maniera efficace l' idea di movimento che viene accentuata in maniera quasi sartoriale da cuciture evidenti che danno origine ad un ulteriore disegno sulla superficie che sembra plasmata manualmente. I divani Ampi e accoglienti, esprimono uno stile di vita contemporaneo dove flessibilità d'uso e comfort diventano essenziali. La seduta avvolgente di suggestione organica invita al contatto e permette una completa varietà di posizioni, come un nido. La finitura in tessuto,o pelle con cuciture sapientemente esaltate che diventano quasi una decorazione che impreziosisce tutte le superfici di questa famiglia di imbottiti .Un elemento importante e particolare è sicuramente il pouf un complemento che può anche vivere da solo viste le dimensioni e il grande impatto visivo che esprime ,un’isola che può diventare al centro di un locale un punto d’attrazione accogliente . I divani sono stati realizzati in due dimensioni uno molto grande ……..che può accogliere anche 4 persone e l’altro di dimensioni più ridotte ………che è idoneo per tre persone ,la loro forma asimmetrica fa in modo che da un lato la seduta si può utilizzare anche come chaise longue. Il progettista sicuramente ha voluto progettare una famiglia di imbottiti che potessero essere fruiti in vari modi e per tale motivo ha voluto dare loro oltre che una forma molto accattivante e sicuramente di grande tendenza anche delle funzioni che potessero soddisfare varie esigenze del fruitore finale . La struttura è in legno rivestita di poliuretano espanso i cuscini imbottiti in piuma .