Futuri possibili: Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

25 Novembre 2018

Sarà l’azienda DuPont Glass Laminating Solutions, famosa per le innumerevoli sperimentazioni del materiale ETFE, a ricoprire l’intera struttura dei 33.000mq del progetto “Ecorium”, per il National Ecological Institute (NEI) in costruzione nella Corea del Sud, con la prima realizzazione dell’innovativo interstrato ionoplastico SentryGlas® N-UV per vetri di sicurezza ad elevata trasmissione di luce naturale che resiste agli uragani. Si tratta di una soluzione tecnologica già sperimentata che permetterà di costruire vetri architettonici con un fattore di trasmissione dei raggi UV senza precedenti, consentendo di raggiungere un livello di illuminazione naturale del tutto unico.

Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

Proprio per le caratteristiche che lo rendono unico, questa particolare stratificazione vetrata non viene utilizzata nel settore residenziale, dove il passaggio totale di raggi UV potrebbe essere dannoso, ma nell’ambito scientifico consentendo, come in questo caso, di ricreare ambienti naturali di notevoli dimensioni, senza danneggiare in alcun modo l’ecosistema interno o il benessere di piante ed animali.

Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

Infatti, mentre è invisibile alla specie umana, la luce UV e’assolutamente necessaria per molte specie terrestri ed acquatiche per procurarsi il cibo, per l’accoppiamento, ottenendo così una giusta e sana crescita in un ambiente il più vicino possibile al loro habitat naturale. Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul La maggior parte dei vetri stratificati architettonici include filtri UV per proteggere tessuti interni e arredi dallo scolorimento e per evitare una prolungata esposizione della pelle umana ai raggi UV. In confronto ad altri interstrati disponibili nell’industria del vetro stratificato, DuPont™ SentryGlas® N-UV non è reticolato o trattato, facendo affidamento piuttosto sulla stabilità intrinseca dello ionoplasto per resistere alla degradazione o alla perdita di trasparenza provocate da una prolungata esposizione alla luce solare. Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

Ecorium sarà infatti una struttura ecosostenibile,  una delle riserve naturali più sorprendenti, fornirà le condizioni ottimali per la preservazione di un ecosistema di grandi dimensioni. La struttura comprenderà una serie di cupole a forma di cuneo collegate tra loro, ed ognuna conterrà la propria serra. Visto dall’alto le serre appaiono come un fiume sinuoso. Piante selvatiche e zone umide si alterneranno. Ogni serra sarà in grado di rilevare le condizioni climatiche esterne e di fare gli opportuni aggiustamenti al proprio interno. Lo scopo del National Ecological Institute è quello di studiare, la stabilità e la coesistenza armoniosa degli esseri umani con la natura: Ecorium consentirà lo studio degli ecosistemi del mondo, e il modo migliore per proteggerli. Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul Sarà aperto al pubblico, perché vuole essere un centro di riflessione sui cambiamenti climatici, e comprenderà un centro di informazione per sensibilizzare i visitatori sul rispetto dell’ambiente. Inoltre i progettisti vincitori del concorso per la costruzione del Bioparco, il team SAMOO, daranno vita ad una struttura praticamente autonoma nei consumi energetici, grazie ai pannelli fotovoltaici integrati alle facciate/coperture, raggiungendo un perfetto equilibrio igrotermico interno e bilanciando le necessità di illuminazione naturale, di apporto di calore e di raggi UV, grazie alla superficie vetrata fornita dalla DuPont. L’eccezionale trasparenza, la durabilità del materiale nel corso degli anni, la resistenza agli agenti atmosferici 100 volte superiore come rigidità e 5 volte come resistenza rispetto ai tradizionali vetri di sicurezza, permetteranno al nuovo interstrato ionoplastico di raggiungere dimensioni notevoli, senza alcuna penalizzazione in fatti fragilità o di pesantezza, arrestando nello stesso tempo qualsiasi attacco chimico o batterico. Inoltre, se usato in combinazione con vetro ad elevata trasmissione, DuPont™ SentryGlas® N-UV può migliorare ulteriormente la trasmissione della luce naturale. I vantaggi strutturali dell’interstrato SentryGlas® consentono di realizzare frequentemente vetri più sottili e vetrate con supporti minimi. L’eccezionale resistenza dell’interstrato all’ingresso di umidità e all’attacco chimico lo rendono ideale per progetti dai bordi aperti, anche in ambienti caldi e umidi. L’interstrato SentryGlas® N-UV è disponibile in lastre dello spessore di 1.52 mm (0.060-in). Per aiutare gli scienziati e altri a esplorare idee progettuali per applicazioni del prodotto, DuPont mette a disposizione dei campioni di lastre di interstrato pronti per la stratificazione e per il test con il vetro più adatto per i progetti che si vogliono realizzare. (Fabiana Cambiaso, La Sapienza Roma) www.samoo.com  © Samoo Architects & Engineers; ©Young Chae Park.

Carlo Bardelli  

Bioedilizia

Il campionario delle texture metalliche Planium

Il campionario delle texture metalliche di Planium prevede diverse collezioni che esauriscono la curiosità di chi attraverso rivestimenti e pavimenti vuole poter scegliere ogni sfumatura cromatica e materica:


Silver Collection: ne fanno parte l’Acciaio Inox classico e quello Goffrato, caratterizzato da una lavorazione storica del metallo;


Charme Collection: dedicata ai “metalli caldi”, ovvero il Rame e l’Ottone, la sua lega cangiante. Dominano il rossastro e il dorato;


Eclipse Collection: di indubbia eleganza, con due Acciai: la Calamina tendente al Blu e al Grigio e l’Acciaio Ossidato dai toni bruni;


Art Collection: con il Cemento Inox, un tipo particolare di Acciaio di forte luminosità su scala di grigi. 


Alcune di queste texture - l’Acciaio Ossidato, l’Acciaio Inox, il Rame, l’Ottone - possono essere trattate attraverso la satinatura che conferisce giochi di ombra e luce molto particolari al metallo stesso.  
A questo link puoi avere una panoramica del campionario delle texture Planium da ordinare: https://www.terenzisrl.it/IT/shop/campione
 

Residenza di lusso, tutta in cemento

Il cemento come materiale architettonico per una residenza di lusso. Il giovane architetto messicano Abraham Cherem (Cherem Arquitectos) ha recentemente completato il progetto di una residenza alla periferia di Mexico City, costruita per un noto calciatore locale. Cherem Arquitectos, House P, Bosque Real, Huixquilucan, Messico Il progetto è basato sullo studio delle viste della casa e della circolazione della luce al suo interno. L’architetto ha sovrapposto due parallelepipedi di cemento realizzando un insieme complesso di rettangoli e pareti curve. L’obiettivo è quello di minimizzare la vista sulla periferia degradata della metropoli, concentrando lo sguardo sul vasto patio centrale. Cherem Arquitectos, House P, Bosque Real, Huixquilucan, Messico   I muri, spessi 44 cm alternano pareti lisce a superfici corrugate. All’interno le pareti sono concepite come tende di cemento, che regolano gli spazi e l’ingresso della luce nelle diverse ore del giorno. Cherem Arquitectos, House P, Messico, pianta del piano terra   L’uso del cemento si inspira all’opera degli architetti brasiliani Lina Bo Bardi e Oscar Niemayer
Materiali

Tecnologie a secco: pannelli di alluminio forato e acciaio

Lo studio parigino aasb_agence d'architecture suzelbrout ha realizzato nel cuore di Parigi un interessante intervento di rivalorizzazione del patrimonio esistente, trasformando una vecchia costruzione pubblica multipiano in un edificio residenziale per giovani lavoratori.

1308148693-frederic-delangle-10-425x5001

Il lavoro si è aggiudicato la certificazione Patrimoine, Habitat & Environnement (PH&E), relativa all'ottenimento dell'efficienza energetica e ambientale nei casi di ristrutturazione edilizia per edifici collettivi. 1308148775-herve-abbadie-10-333x5001

Il progetto consiste nell'ampliamento dell'edificio esistente, un monolite di 31 metri di altezza a pianta rettangolare, attraverso un'addizione volumetrica: all'ossatura esistente di calcestruzzo armato è stata "affiancata" una nuova struttura di acciaio che permette l'incremento della superficie abitabile di ciascun livello. Dal punto di vista distributivo, il nuovo edificio, che si sviluppa per 10 piani, accoglie 141 appartamenti (attrezzati anche per i disabili) di piccolo taglio, con spazi comuni sia interni che esterni. La scelta di adottare per il volume annesso una struttura portante di acciaio ha permesso, unitamente all'impiego di tecnologie a secco per l'involucro e a elementi prefabbricati per i blocchi servizi, di razionalizzare e ottimizzare il processo costruttivo, oltre a garantire un buon grado di flessibilità distributiva e una migliore gestione delle future operazioni di manutenzione del fabbricato.

1308148735-herve-abbadie-4-528x3511

I singoli alloggi, hanno una superficie di circa 14 mq di cui quelli verso il giardino, grazie al nuovo volume annesso, dispongono di balconi comuni a larghezze variabili che, parzialmente protetti dall'incidenza diretta della luce naturale dalla pelle esterna metallica traforata, ampliano lo spazio abitativo. L'impianto distributivo interno è semplice e funzionale: una zona di servizio verso la parte interna del piano e una zona soggiorno/notte verso la facciata, adeguatamente schermata per garantire sia comfort termoigrometrico che privacy all'utente. Le finiture e gli arredi interni riprendono il motivo metallico esterno: i tamponamenti verticali, i pannelli che chiudono il vano cottura e le ante dell'armadio sono infatti costituiti da pannelli forati di alluminio che occultano parzialmente i vivaci colori degli interni.

herve-abbadie-51

La struttura dell'involucro esterno di alluminio è connessa alla struttura retrostante tramite montanti e traversi metallici e ancorato superiormente con profili tubolari che funzionano da puntoni alla copertura. Tale rivestimento in pannelli modulari di alluminio anodizzato con fori seriali realizzati con tecnologia a laser conferisce, oltre a una nuova e più dinamica immagine al costruito, una variabilità quasi infinita di cromatismi alle facciate. Alle proprietà riflettenti del materiale, che si modifica secondo le condizioni di luce, si unisce il particolare trattamento dei fronti; la pelle continua di alluminio è, infatti, modulata da forature in corrispondenza dei balconi e delle finestre degli appartamenti che fanno trasparire l'involucro opaco dell'edificio: pannelli di laminato dai colori brillanti che conferiscono all'intervento un'immagine giovane e moderna. Dietro la membrana metallica, lungo sia la porzione di edificio preesistente che la nuova realizzazione, un cappotto esterno e un rivestimento di pannelli laminati ad alta pressione dai colori accesi garantiscono il perfetto isolamento dello stabile. L'impiego dei pannelli forati, infatti, permette di conferire leggerezza al manufatto, evitando, nello stesso tempo, il surriscaldamento del metallo e quindi delle chiusure perimetrali e degli ambienti retrostanti.

1310853600_754_333_5001

Sulla copertura piana sono installati una serie di pannelli fotovoltaici che contribuiscono, insieme al cappotto esterno, ai serramenti ad alte prestazioni (in alluminio anodizzato del tipo bassoemissivo dotati di microventilazione) e alle scelte impiantistiche (doppio sistema di ventilazione), alla realizzazione di un edificio energeticamente efficiente.    (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza)

 

Crediti: suzelbrout.com  Immagini: ©  Hervé Abbadie; © Frédéric DelangleEdificio residenziale per giovani lavoratori, Parigi, Franciaaasb_agence d'architecture suzelbrout / Suzel Brout, Leslie MandalkaArea: 3751 mqCompletato: 2011Materiali: Pannelli modulari di alluminio anodizzato, Acciaio Applicazioni: Involucro, Struttura

Materiali

TUTORIAL 3: Revit family – l’abaco degli arredi nel progetto

Guida alla realizzazione di una vista “abaco degli arredi” da inserire all’interno di un progetto architettonico 

 

Revit family

In questo tutorial continueremo ad approfondire la relazione tra i parametri della famiglia di Revit presa ad esempio, ovvero la sedia "Solo S62" e il loro funzionamento all’interno di un progetto architettonico.


Ricordiamo che la creazione di Oggetti BIM comunemente detti famiglie in Revit è fondamentale per il completamento dei modelli 3D BIM e per il loro corretto funzionamento.


Gli Oggetti BIM vengono comunemente ricercati su Internet per essere inseriti in un ambiente progettuale di Revit come Famiglie senza essere in alcun modo modificati e spesso se ne ignorano le caratteristiche fondamentali, come siano stati realizzati, con quali parametri, quali finalità devono soddisfare e quali siano le potenzialità di interazione con il Modello 3D in costruzione.


Diversamente da quanto avviene con un File “.dwg” di Autocad, o un File “.ifc”, un file “.rfa” (le Famiglie BIM di Revit sono file “.rfa”, i Progetti BIM di Revit sono file “.rvt”)  quando un oggetto “Famiglia BIM” viene inserito all’interno di un Modello 3D Parametrico di progetto, quest’ultimo viene arricchito con tutte le informazioni contenute all’interno dell’oggetto inserito che pertanto possono essere interrogate, modificate, contabilizzate ecc.


Siano oggetti di interior design, come Sedie, tavoli, poltrone e divani, oppure veri e propri modelli Architettonici come porte, finestre, texture e rivestimenti ecc. è pertanto necessario conoscerne le caratteristiche per meglio sfruttarne le potenzialità e l’integrazione con il modello BIM principale che li ospiterà.


Nel tutorial precedente abbiamo visto come, oltre a svolgere una funzione di completamento grafico una famiglia di Revit ha al suo interno una serie di informazioni e funzioni che le permettono di dialogare con il modello 3D di progetto che è destinato ad ospitarla, questi parametri, che in precedenza abbiamo definito come l’output prestazionale della famiglia di Revit, possono essere richiamati in ogni momento e in maniera diversa a seconda di quali siano le esigenze progettuali e all’interno di un Progetto BIM 3D.


In particolare abbiamo ottenuto un “Abaco degli arredi” inseribile in una tavola di progetto che contiene al suo interno molte informazioni sugli elementi di arredo inseriti nel modello BIM.

tutorial 3 pic 1

                                                                                    Revit - abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto

Abaco degli arredi

Ora approfondiremo la relazione tra i tra i parametri presenti all’interno delle famiglie di Revit e il loro richiamo (campo) all’interno del progetto architettonico graficamente rappresentato dall’abaco.


Ricordiamo che gli abachi di Revit funzionano come maschere che contengono e richiamano al loro interno i parametri non solo di alcune famiglie parametriche importate nel progetto ma di tutto il modello BIM 3D, e pertanto è possibile combinare tra loro e richiamare graficamente campi che mettano in relazione parametri appartenenti ad oggetti diversi.


L’esempio più immediato che si può fare a proposito è la compilazione di un abaco, che oltre a fornire un elenco degli arredi presenti in tutto il modello, fornisca informazioni più precise e sempre aggiornate dell’ambiente di progetto architettonico nel quale ogni specifico elemento di arredo viene inserito.


Una classica suddivisione degli arredi per locale.
Per far ciò dobbiamo completare l’arredamento scaricando e inserendo in locali distinti ulteriori oggetti di Design come ad esempio:
-    un letto; una poltrona; 
-    un tavolo; 
-    una sedia; ecc.


Posizioniamo le famiglie, elementi di interior design, all’interno del progetto di arredo in Locali distinti, Come il Soggiorno, la Cucina e la Camera da Letto e assegniamo una etichetta all’oggetto BIM attraverso l’uso della nota chiave.

tutorial 3 pic 2

                                                                                                                         Progetto di arredo – divisione locali

Come fatto in precedenza, il nostro abaco degli arredi si aggiorna automaticamente.


Colleghiamo i nuovi Elementi di Interior Design ad una loro immagine di anteprima selezionando la cella corrispondente. Si visualizza il selettore di “Gestisci immagini”, selezionare l’immagine dell’Arredo corrispondente e ripetiamo l’operazione per ogni altro nuovo oggetto di arredo presente nel progetto Architettonico.

tutorial 3 pic 3


                                                                                               Abaco degli arredi – gestione immagine di anteprima

Tornando alla nostra tavola di progetto avremo una visualizzazione dell’abaco aggiornata.

tutorial 3 pic 4

                                                                                           Abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto 1

Ora, per raggruppare gli arredi per locale è necessario inserire nell’abaco, campi di categoria diversa rispetto a quelli finora visualizzati, ma col medesimo procedimento.


Tornando alla vista Abaco degli arredi selezionabile nel Browser di progetto, nella barra proprietà della vista selezionare “Campi” e successivamente nella maschera delle proprietà selezionare Locale in campi disponibili.

tutorial 3 pic 5

                                                                                                          Abaco degli arredi – inserimento campi Locale

In questo modo i campi ora selezionabili per arricchire il nostro abaco degli arredi posso essere presi anche dalla categoria Locale, ciò vuol dire che la nostra nuova tabella sarà composta da campi appartenenti a elementi del modello differenti ma che interagiscono tra loro.


Possiamo pertanto richiamare informazioni da parametri di diversi elementi in un unico abaco.


Pertanto aggiungiamo dal selettore i campi:
-    Locale: Nome
-    Locale: Numero
-    Locale: Livello
 

tutorial 3 pic 6


                                                                                                     Abaco degli arredi – inserimento campi Locale 2

Verifichiamo in tavola di progetto il risultato ottenuto.

tutorial 3 pic 7

                                                                                                       Abaco degli arredi – inserimento campi Locale 3

Come possiamo notare per ogni oggetto sono presenti, oltre alle informazioni che richiamano i parametri insiti nella famiglia importata, anche dove lo stesso è posizionato all’interno del progetto e più precisamente, il nome e il numero del locale che lo ospita e il piano dell’edificio (Livello) al quale è inserito.


In modo analogo a quanto fatto fino ad ora si possono inserire ulteriori campi e incrociare altri parametri.


Si può inoltre intervenire per ordinare/raggruppare l’abaco in modo da renderlo più leggibile, ed in particolare eliminare il ripetersi di voci uguali.


Dal menu delle proprietà della vista “Abaco degli arredi” ordinare per “nota chiave” e deselezionare “Elenca ogni istanza”.

tutorial 3 pic 8


                                                                                                   Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento

In questo modo otteniamo una visualizzazione in tavola più pulita e senza ripetizioni di immagini.

tutorial 3 pic 9

                                                                                              Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento 2

L’abaco può essere ulteriormente raffinato, spostando, filtrando o formattando campi ripetitivi o non necessari.


Ad esempio si può nascondere il campo (la colonna) nota chiave, poiché le stesse informazioni sono ripetute e raggruppate a piè di pagina di ogni riga, selezionando “Formattazione” dal menu Proprietà dell’Abaco e successivamente vidimare “Campo nascosto” per “Nota chiave”.

tutorial 3 pic 10

                                                                                                                            Abaco degli arredi – formattazione

Ora l’abaco degli arredi ha un aspetto grafico chiaro e leggibili e privo di campi ripetitivi e con informazioni chiare. 


Notiamo che ogni elemento di arredo è raggruppato, conteggiato e sommato per il suo campo “nota chiave”. 

tutorial 3 pic 11

                                                                                                   Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento 3

Infatti la sedia modello “Mirto Indoor – IM58” è presente per n. 6 unità tutte al piano terra e più precisamente in cucina.


Mentre la sedia “Solo – S62” è presente per n. 4 unità sempre al piano terra ma all’interno del soggiorno.


Ora proviamo a spostare, alcuni di questi elementi in altri piani o locali del progetto per verificare che l’abaco funzioni nel migliore dei modi.


Posizioniamo ad esempio altre due sedie Mirto al piano primo e un'altra sedia Solo in cucina al piano terra.

tutorial 3 pic 12

                                                                                                                           Progetto di arredo – divisione locali 2

Verifichiamo se e come è variato il nostro Abaco degli Arredi, di nuovo in tavola di progetto.

tutorial 3 pic 13

                                                                                           Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento 4

Ora abbiamo la riga della sedia “Mirto indoor – M58” sdoppiata e suddivisa per cucina al piano terra (n. 6 sedie) e disimpegno al piano primo (n. 2 sedie).


Per quanto riguarda invece la sedia “Solo – S62” si contabilizzano correttamente n. 1 unità in cucina e n. 4 unità in soggiorno tutte al piano terra. 
Possiamo affermare che l’abaco è correttamente impostato e funzionante.


Al fine di avere sempre sotto controllo il costo del nostro progetto di arredo è utile inserire la sommatoria dei costi dei singoli.


Sempre nel campo formattazione è facilmente applicabile il calcolo dei totali per ogni singolo campo; applicandolo a quello dei costi otteniamo contemporaneamente visualizzato nell’abaco il prezzo singolo e il preventivo totale del nostro progetto di arredo.
 

tutorial 3 pic 14

                                                                                                                            Abaco degli arredi – formattazione 2

Le modifiche fin qui effettuate sono solo un primo esempio di come può essere realizzato un Abaco degli arredi. Il risultato è unicamente esemplificativo, molteplici sono infatti le possibilità di combinare le proprietà dell’abaco in modo da visualizzare le informazioni a seconda dello scopo progettuale.

tutorial 3 pic 15

                                                                                                     Abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto 2

Una buona pratica è quella di generare un abaco con all’interno tutti i campi che si ritengono utili alla presentazione del proprio progetto, per poi duplicarlo in più viste e ad ognuna di esse applicare regole di visualizzazione diverse.
 

Tutorial

Moroso - Salone del Mobile 2019

Filo conduttore della partecipazione di Moroso al Salone del Mobile 2019 è il desiderio di raccontare un nuovo modo di abitare, in cui si fondono esperienze e stili diversi, grazie alla collaborazione con alcune aziende partner ed amiche, che condividono con Moroso la stessa sensibilità e apertura verso le culture del mondo, il desiderio di sperimentare e una profonda passione per l’arte, in risposta al trend imperante del total look, proposto dai grandi gruppi.


Nello stand, firmato anche quest’anno da Patricia Urquiola, le novità della collezione Moroso dialogano con le lampade di Ingo Mauer, i tappeti di Kvadrat, ma anche con oggetti artigianali, frutto della ricerca e della riscoperta di gesti antichi, come i plaid di una piccola realtà friulana che realizza tessiture a mano di pregio, per rappresentare i diversi spazi e modi dell’abitare in un racconto più caldo e coinvolgente.


Protagonista della tirella Moroso del Salone del Mobile 2019 è un tessuto morbido, dal bouclé molto ricco e d’ispirazione anni ’70, che l’azienda ha recuperato dal proprio archivio storico e reinterpretato in chiave contemporanea.


La palette colori dei tessuti interpreta un’attitudine molto fresca e primaverile: dalla terracotta addolcita e rosata alle diverse nuance di grigio con punte di blu e indaco, dal verde ghiaccio ai bruciati molto vivi. Un bouquet molto ricco di tonalità tenui e intense che si armonizzano per creare degli ambienti rassicuranti e accoglienti ma dal forte spirito contemporaneo.


Lo stand


Lo stand, progettato da Patricia Urquiola, è proiettato verso una ricerca di semplicità formale, l’elemento bidimensionale, il colore, crea proiezioni geometriche, luci e sensazioni, che inducono a una visione tridimensionale. Tre tonalità di colore, terracotta e due grigi azzurrati dalle tonalità più chiare e più scure. Riferimenti minimalisti volti alla più semplice risoluzione pittorica.


Piani cromatici contrastanti e asimmetrici creano una varietà di movimenti visuali in cui ogni spazio espositivo è collegato all’altro. Nello stesso tempo, le tensioni astratte e l’applicazione del colore sulla tela tendono a creare angoli visuali concreti di focalizzazione fotografica. Telaio e tela, quindi, sono i materiali espositivi scelti in funzione della loro valenza pittorica: ispirazione idealista a richiamare il lavoro dell’artista cubana Carmen Herrera.


La pianta, rettangolare, è composta da un unico ingresso ed un’unica uscita. Al suo interno, 7 pedane, sollevate di 60 cm da terra, creano 7 still-life. Ciascuna pedana riproduce così una stanza, in cui linee geometriche e contrapposizione netta dei colori fanno da sfondo alle forme degli imbottiti e delle sedute. Al centro, una piazza, una vera e propria agorà, dove il pubblico può sedersi e godere della varietà di movimenti, ritmi e tensioni spaziali.


Inoltre, come detto, l’illuminazione dello stand si avvale della collaborazione con Ingo Maurer. I due marchi sono accomunati da un forte spirito del
progetto e da un’estetica che trascendono l’oggetto puro, dando vita a prodotti divenuti veri e propri archetipi dell’arredo e del design.


Nel concept di questo stand un ponte ideale fra arte e architettura; suggestione sempre cara al lavoro di Patricia Urquiola, che è ispirazione per i suoi lavori di design e di ricerca.

stand_01

 

On stage


Nelle ambientazioni living, due pedane sono dedicate al nuovo divano Gogan, firmato da Patricia Urquiola, in cui l’equilibrio tra gli elementi è dato dalla forma, non troppo regolare: grazie a un gioco di gravità ed equilibri, forme che dovrebbero essere pesanti riescono ad essere leggere. Il divano Gogan deve il suo nome ai sassi giapponesi tradizionalmente usati sugli argini di fiumi e laghi a protezione ed abbellimento delle rive.

stand_02


Viene riproposto quest’anno il sistema modulare Josh, realizzato da Edward van Vliet per Moroso, che grazie alla sua struttura pulita e lineare e alla possibilità di essere rivestito con diverse tipologie di tessuti è considerato come una sorta di mannequin di un atelier di haute couture tra i divani modulari.


Ricca la proposta di sedute e tavoli da pranzo, che rimette al centro la zona dining. Tra i protagonisti, il tavolo da pranzo Il Naturale, di Heinz Glatzl e Joachim Mayr, in collaborazione con Schotten & Hansen, che riflette il know how della lavorazione artigianale del legno sia nelle sue forme archetipiche, sia per il trattamento del materiale. Il massello utilizzato viene infatti essiccato naturalmente e in seguito trattato con resine naturali e altre preziose sostanze che conferiscono al legno una colorazione autentica. Sulla pedana anche le sedute della collezione Armada, della coppia Doshi & Levien; quest’anno alle poltroncine, le cui forme arrotondate ricordano vele gonfiate dal vento, si aggiunge un nuovo componente, il divano. 

stand_03


La collezione Mathilda di Patricia Urquiola, le cui sedute sono caratterizzate da una fascia colorata che collega tra loro gli elementi strutturali, viene riproposta assieme a un tavolo, interamente in legno, caratterizzato da due gambe a cavalletto che sostengono il piano. Sulla stessa pedana trovano spazio le nuove sedie, che vanno ad arricchire la famiglia di prodotti Klara.


Altre due pedane sono dedicate alla presentazione di nuove collezioni.


Nella prima, il divano Heartbreaker di Johannes Torpe, immediatamente riconoscibile per il dettaglio del bracciolo a forma di “mezzo cuore”, che si ricompone giocosamente nelle combinazioni di divani affiancati. Dello stesso designer, una famiglia di sedute, esempio di equilibrio fra pulizia formale e grazia estetica, chiamate Precious.

stand_04


Nella seconda pedana, viene esposta la collezione Yumi di Bendtsen Design Associates

stand_04

Moroso Press Office

Email: [email protected]

Tel: +39 02878990

Architettura

WAC, un grande Cristallo Metallico

12 Gennaio 2019

Il progetto di ampliamento del Walker Art Center di Minneapolis, una costruzione esistente disegnata nel 1971 da Edward Larrabee Barnes, nella forma di un regolare e monolitico volume di mattoni a pianta quadrata, ha generato un edificio che rapportandosi al corpo esistente ne ha scomposto per addizioni sequenziali la regolarità dell'impianto, sia a livello planimetrico, sia dal punto di vista dello sviluppo tridimensionale della nuova architettura. Walker Art Center

Un edificio aperto a quanto lo circonda – trasparente e pieno di terrazze con viste spettacolari sulla città – e flessibile. Ma anche un nuovo parco di 16mila metri quadrati e una grande piazza proprio di fronte all’ingresso. Walker Art Center

“Ben più di un museo”, il Walker Art Center offrirà un auditorium per spettacoli di danza, teatro e concerti da 350 posti, oltre a un nuovo caffè, ristorante, negozi, spazio per eventi speciali e un “garden lounge”. I progettisti lo definiscono “Una lanterna” e “Una visione confusa di un corpo solido traslucido e trasparente”, grazie alla “pelle” che coprirà il nuovo edificio: un tessuto bianco retro-illuminato e sospeso tra mille onde a uno scheletro metallico. Walker Art Center

Il progetto, firmato dallo studio Herzog & de Meuron, affianca un primo corpo basso e vetrato al museo preesistente. L'addizione architettonica prosegue con un secondo volume, ancora ruotato e di dimensioni maggiori, ma che segue la stessa figura e materiale del primo e ospita gli uffici del museo e spazi a disposizione per artisti e conferenze. Walker Art Center

La sequenza dei primi volumi si propone com soluzione per connettere al volume di mattoni il nuovo monolite rivestito di lastre di alluminio appositamente lavorate, che accoglie il grande teatro, il ristorante e l'atrio di ingresso. Oltre all'invenzione compositiva e al rapporto che gli edifici instaurano con il luogo che li ospita, emerge un alto grado di sperimentazione nella definizione della “pelle” dell'involucro edilizio, specie dal punto di vista materico-espressivo. Il lavoro sul materiale diventa una delle componenti primarie del progetto, caratterizzandone la figura e la forma finali e risolvere il rapporto con il contesto. Pensato come un “cristallo architettonico” rivestito da una superficie resa tridimensionale da una sperimentale lavorazione di piegatura-sgualcitura, di attente e studiate perforazioni, la particolarità della texture si declina al fine di rendere la lastra-tipo un elemento leggero, increspato e vibrante, quasi in movimento. Il nuovo volume, caratterizzato da un andamento prismatico e segnato da due grandi tagli-aperture, brilla nel paesaggio della città riflettendo le luci del giorno e della notte, ponendosi come inequivocabile landmark, che si confronta e raffronta con il paesaggio circostante. (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.herzogdemeuron.com Immagini: © Herzog & de Meuron; © Cameron Wittig.

Marco Mignatti

Architettura

Hygroskin: superfici materiche viventi per l'exterior

09 Ottobre 2018

Spesso basta ispirarsi alla natura per mettere a punto progetti tanto sofisticati da risultare addirittura “viventi” e quasi pensanti. In questo caso, è la biomimetica la fonte d’ispirazione per Hygroskin e Hygroscope, due padiglioni capaci di modificare autonomamente le proprie caratteristiche fisiche, per rispondere ai cambiamenti dell’ambiente circostante. Le due strutture sono state esposte al Centre Pompidou e al Frac Centre di Orléans, all'interno della mostra  “Multiversités creative”,  evento promotore di installazioni in cui si riuniscono arte, architettura, ingegneria e biometrica. La paternità del progetto va al professore architetto Menges Achim di Stoccarda che, con il contributo dei colleghi Steffen Reichert e Oliver David Krieg, è riuscito a mettere a punto due strutture metereosensitive semplicemente sfruttando le proprietà naturali del legno attraverso la biomimetica. L’igroscopicità si riferisce alla capacità degli oggetti di assorbire o cedere umidità dall’ambiente circostante a seconda della necessità dell’oggetto stesso. Nel caso di un edificio questa caratteristica permette di autoregolare i livelli di umidità interna senza alcun tipo di aiuto tecnologico o umano, ma semplicemente prelevandola dall’aria esterna quando l’ambiente è troppo secco e cedendola quanto troppo umido. Utilizzando le caratteristiche intrinseche del legno e la biomimetica, i due padiglioni sfruttano il meccanismo igroscopico senza richiedere alcun tipo di energia esterna o processo metabolico. Questo concetto è perfettamente applicato nel padiglione Hygroskin, in mostra permanente presso il Frac Centre di Orlean, il cui involucro è stato realizzato sovrapponendo ad una struttura in acciaio una serie di pannelli lignei in abete rosso, nella cui parte centrale sono stati collocati dei sottilissimi fogli triangolari in legno a formare delle particolari aperture, cuore pulsante della biomimetica del padiglione. La precisione millimetrica con cui sono stati intagliati questi elementi, grazie ad una stampante 3D laser robotizzata, permette ad Hygroskin di reagire naturalmente al cambiamento delle condizioni climatiche esterne: quando piove e l’umidità aumenta, le aperture si richiudono su se stesse, mentre durante le giornate soleggiate quando la temperatura interna aumenta i sottili fogli lignei si contraggono, aumentando l’ampiezza delle aperture. HygroSkin exterior HygroSkin esterno L’altro progetto proposto e realizzato dal professore Menges Achim spinge i risultati ottenuti con Hygroskin verso una sensibilità ambientale molto più complessa. Il padiglione è stato soprannominato Hygroscope e si trova in mostra permanente al Centre Pompidou di Parigi, dove sono state create due copie identiche rispettivamente inserite all’interno di due teche in vetro: una al cui interno sono riprodotte con esattezza le condizioni climatiche di Parigi; mentre nella seconda è riprodotto lo stesso microclima del museo in base all’umidità emanata dal numero di visitatori. achimmenges hygroscope achimmenges hygroscope La biomimetica di Hygroscope diventa un indicatore visivo delle differenti condizioni climatiche. Ciascuna apertura di Hygroscope, realizzata ad hoc per forma e dimensione partendo da sottili fogli di legno, risponde alle variazioni di umidità in maniera del tutto personale, in base alla direzione delle fibre, al rapporto lunghezza spessore, alla composizione naturale interna, fornendo simultaneamente migliaia di informazioni, estremamente utili per gli sviluppi futuri di architetture “metereosensitive” in gradi di adattarsi perfettamente al contesto. achimmenges hygroscope   www.achimmenges.net Immagini: © ICD University of Stuttgart  

Edoardo Croci

Facciate

Padiglione bionico in legno compensato

02 Dicembre 2018

Nel 2011 l'istituto dell’Università di Stoccarda di Progettazione delle strutture portanti e delle costruzioni ha realizzato una costruzione sperimentale temporanea in legno ispirata ai principi della Bionica. La struttura è stata ideata, progettata e realizzata attraverso un processo condiviso tra ricerca e insegnamento. Il progetto si è avvalso di procedure innovative di simulazione e progettazione computerizzata oltre che di metodologie di esecuzione assistite dal calcolatore per la trasposizione costruttiva di principi strutturali esistenti in natura. In particolare, l’esperimento si è concentrato sull’analisi e la traduzione delle strutture ossee a placca di un particolare tipo di riccio di mare.

ICD ITKE Research Pavilion

La particolarità innovativa dell’esperimento consiste nella possibilità di applicare, mediante calcolatore, i principi bionici desunti da una struttura naturale su modelli geometrici di varia tipologia ottenendo contemporaneamente un’altissima efficienza strutturale. In questo caso l’obbiettivo è stato puntualmente raggiunto rendendo possibile la realizzazione dell’intero padiglione, in tutta la sua complessa morfologia, attraverso l’esclusivo utilizzo di pannelli di legno compensato di spessore estremamente ridotto (6,5 mm) impostati sullo sviluppo di un sistema modulare che permette un elevato grado di adattabilità e di prestazioni.

ICD ITKE Research Pavilion

Il padiglione è organizzato come struttura a due livelli gerarchici. Al primo, le articolazioni dei fogli di compensato sono incollati insieme per formare una cella; nel secondo livello, un collegamento a vite semplice unisce insieme le cellule, consentendo il montaggio e lo smontaggio del padiglione. Il sistema modulare di piastre poligonali è collegato insieme in corrispondenza dei bordi. Tre bordi si incontrano in un punto solo, un principio che consente la trasmissione delle forze normali e tangenziali, ma non momenti flettenti tra le articolazioni, risultando così un cuscinetto a curvatura, con struttura deformabile. A differenza delle tradizionali costruzioni leggere, dotate di forme ottimizzate, questo nuovo principio di disegno può essere applicato ad un'ampia gamma di geometria personalizzata. Necessario l'ancoraggio al suolo per resistere a carichi del vento.

ICD ITKE Research Pavilion

Le piastre e le articolazioni di ciascuna cella sono state prodotte con il sistema robotico di fabbricazione dell'università. Ciò ha permesso la produzione economica di oltre 850 componenti geometricamente diverse, così come oltre 100.000 giunzioni. Dopo la produzione robotica, i pannelli di compensato sono stati uniti insieme per formare le celle. Il montaggio dei moduli prefabbricati è stato effettuato presso il campus della città dell'Università di Stoccarda. Tutto il lavoro di progettazione, ricerca, fabbricazione e costruzione sono stati eseguiti congiuntamente da studenti e ricercatori.

(Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.icd.uni-stuttgart.de www.itke.uni-stuttgart.de  

Carlo Bardelli

Bioedilizia

Avete un bagno di piccole dimensioni e non sapete come arredarlo?

Spesso ci troviamo a fare i conti con le dimensioni del nostro bagno: arredarlo allora sembra un’impresa complicata, ma basta qualche piccolo accorgimento per renderlo accogliente e ben accessoriato, senza rinunciare al DESIGN.

I radiatori sono di solito gli elementi considerati più ingombranti. In un bagno già piccolo, bisogna scegliere con estrema cura il termoarredo adatto in modo da avere la necessaria potenza riscaldante senza rubare troppo spazio al resto.

Ridea propone la collezione OTHELLO, nella versione mono-slim: come dice il nome, un radiatore affusolato ad una sola colonna, adatto ad ambienti ridotti, ma con resa termica perfetta pari a quella dei radiatori “fratelli” più ingombranti.

Othello mono slim è perfetto, inoltre per tutte le stagioni; disponibile nella versione ad acqua, da allacciare al priorio impianto di riscaldamento, o elettrica, da utilizzare solo in caso di necessità anche in periodi dell’anno in cui il riscaldamento, per norma, deve essere spento, ma le temperature, soprattutto la mattina, non aiutano la sveglia.

La famiglia OTHELLO comprende termoarredi dalle forme morbide e arrotondate, con diverse finiture dai colori moda come bianco sablè, champagne, antracite, azzurro o bordeaux, ed elementi cromati in contrasto per abbinarsi perfettamente alle tonalità scelte per il proprio arredobagno.

Le diverse dimensioni dei radiatori della linea OTHELLO permettono di trovare il termoarredo perfetto per ogni metratura: il modello Mono-slim, con la sua forma allungata e dalle forme smussate, occupa uno spazio minimo. La barra cromata orizzontale si rivela un pratico scalda-salviette: tutto in un solo pezzo.

Passiamo ora ad alcuni spunti per arredare bagni di piccole dimensioni:

I COLORI: è importante puntare su quelli chiari e luminosi, per riflettere la luce. Se volete tinteggiare le pareti, fatelo a tutta altezza, per creare l’illusione ottica di uno spazio più grande. Se invece optate per le piastrelle, sceglietele lucide e brillanti, sempre nei toni chiari.

Le TRASPARENZE sono fondamentali per alleggerire un locale piccolo, quindi il box doccia meglio in vetro o cristallo. Sfruttate l’interno con colonne porta-oggetti da appendere, e scegliete un piano a filo pavimento, per consentire il passaggio senza “salti” tra una superficie e l’altra e una maggiore libertà di movimento.

L’ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE deve essere ben disposta nei punti strategici: scegliete con cura anche i modelli di clip o plafoniere, in modo che siano poco ingombranti, ma comunque d’impatto.

I SANITARI sospesi e di forme arrotondate contribuiscono di sicuro a creare ariosità nella stanza, così come l’uso di pensili e mensole aiuta a sfruttare il più possibile lo spazio a disposizione.

Gli SPECCHI poi possono dare un grande contributo: una superficie grande, posizionata sopra il lavabo, è sia funzionale sia estetica perché aiuta nella routine quotidiana e moltiplica i volumi.

 

Othello Mono slim di Ridea

 

News dalle aziende