Planium for the Agostini Museum

14 gennaio 2020

 

Location: Museo Giacomo Agostini

Progetto: Studio Giavarini - Architettura e Design

Pavimenti, controsoffitto, rivestimenti e logo 3D: Planium Srl

Fotografie: Giacomo Albo

 

Planium Srl ha contribuito alla realizzazione di questo storico luogo rendendo concrete tre particolari idee strutturali: il pavimento, il controsoffitto, le boiserie e la scritta "AGO", nom de guerre del motociclista più vincente di ogni tempo.

 “Le moto nascevano in un’officina e pertanto abbiamo ideato il contenuto del Museo, di meccanica e non, racchiuso come fosse in una scatola di Cartier.” Così Giacomo Agostini, che ha inaugurato nel dicembre del 2019, il suo personale Museo a Bergamo, spiega come è stata concepita l’idea strutturale della sua Sala dei Trofei insieme allo Studio Giavarini - Architettura e Design.

Il metallo - dice l’Architetto Giavarini, “è estremamente versatile. Come si può notare osservando la sala, è stato utilizzato in numerosi modi e riveste praticamente tutte le superfici visibili.” Cemento Inossidabile, la finitura Planium scelta per il pavimento, è stata posata attraverso il sistema magnetico MG01 ; questo acciaio è caratterizzato da una particolare texture che rimanda cromaticamente al cemento, da cui trae il suo nome.

MG01 Magnetic System
Pavimento in metallo MG01

 

Il cuore progettuale dell’insieme risiede nell’evocazione di uno “stile industriale” che richiami l’ambiente motociclistico, e dunque col pavimento allo stesso modo è stato seguito questo iter per quanto riguarda la scelta del controsoffitto, realizzato da Planium con l’uso della lamiera forata per fini estetici. “L’idea”, prosegue infatti l’Architetto Giavarini, “è stata quella di far convivere una sala trofei formale e rigorosa con un ambiente che richiamasse il mondo delle corse di un tempo, simile a un’officina, dove gli interventi sulle moto erano molto più diretti di oggi, dopo l’arrivo dell’elettronica.”

Le pareti della sala espositiva sono caratterizzate dalle boiserie attrezzate che rivestono tutto il perimetro del museo realizzate, sempre su disegno dello Studio Giavarini, in collaborazione con la Falegnameria F.lli Gotti. L’area progettazione Planium si è occupata di creare la finitura estetica e delle staffe di rinforzo, mentre la Falegnameria ha realizzato l'anima interna dei pannelli. Le boiserie in acciaio zincato sono state sagomate, tagliate e piegate in modo tale da creare una sorta di sandwich con l'anima e le staffe e in seguito verniciate a liquido colore rosso.

La scritta "AGO", posta al centro della Sala dei Trofei, è formata da lettere in alluminio, tagliate con laser fibra, piegate e verniciate a liquido per ottenere sempre un colore rosso vivo che si sposa con i dettagli cromatici delle moto presenti nel museo e le boiserie a parete.

Planium for the Agostini Museum
3D logo: AGO

Marco Mignatti

Architettura

Esagoni d’alluminio curvato

18 Dicembre 2018

16mila moduli esagonali in alluminio caratterizzano il Museo Soumaya di Città del Messico, un’architettura imponente  realizzata in sei anni dall’architetto Fernando Romero. Un edificio che ha più le caratteristiche di una scultura, descritta come “abbagliante”, “sgargiante” e della quale è stato anche detto “impossibile da costruire”. Una sfida che, invece, l’architetto sudamericano (uno dei più giovani del paese) ha vinto.

museosoumaya

La difficoltà è data dall’exterior: una facciata riflettente e lucida, sulla quale gli esagoni d’alluminio sembrano in bilico. Una struttura di grandi dimensioni e molto pesante, per la quale è stato necessario progettare uno scheletro di 28 colonne verticali in acciaio curvato e sette solette di rinforzo che incorniciano l’architettura. Un effetto reticolare difficile da realizzare e studiato grazie a un sofisticato software tecnologico sviluppato dalla Geometrica - network internazionale che sviluppa software e applicazioni per il  building.

View of the Museo Soumaya --the second m

Questo software ha permesso al team di architetti e ingegneri di visualizzare il progetto in un modello tridimensionale e effettuare tutti i calcoli necessari in modo che la struttura, all’apparenza in bilico, fosse invece ben salda e in equilibrio. In digitale sono stati posizionati tutti gli esagoni in modo da studiarne l’orientamento e il grado di curvatura della superficie per adattare la forma al modello reticolare di base, valutando anche possibili naturali variazioni della struttura in acciaio e calcestruzzo. Il risultato è sorprendente perché il reticolo esterno diventa cornice affascinante che nasconde le colonne di sostegno e quasi 100mila elementi tubolari della struttura portante. museo_soumaya_slide

Una curiosità, quest’architettura vuole essere anche uno scrigno. Voluto da Carlos Slim Helu, l’uomo più ricco del mondo, il Museo Soumaya - che prende il nome della moglie di Slim morta nel 1999 - conserva una prestigiosa collezione d’arte internazionale: con 66mila opere è la più grande di tutta l’America Latina. L’accesso alla collezione è gratis. Dal momento che molti messicani non possono permettersi di viaggiare all’estero per vedere collezioni d’arte, Carlos Slim Helu ha voluto ospitare una prestigiosa collezione internazionale in Messico. L'edificio comprende 20.000 metri quadrati di spazio espositivo divisi tra cinque piani, oltre a un auditorium, bar, uffici, un negozio di souvenir e una hall multiuso. Il piano superiore è il più grande spazio del museo, con il tetto sospeso che si affaccia sulla città. www.fr-ee.org www.geometrica.com.

Marco Mignatti

Facciate

Acciaio riciclato, pannelli fotovoltaici e legno di scarto per il primo quartiere "Carbon Neutral"

19 Novembre 2018

Molteplici esempi di insediamenti residenziali testimoniano come da qualche anno, in Europa, la sostenibilità in architettura sia sempre più applicata alla dimensione urbana e non solo al singolo edificio. Il modello di sviluppo sotteso a questa tendenza è l’Ecoquartiere una tipologia insediativa in grado di associare alle tecnologie costruttive e ai principi progettuali tipici della bioarchitettura quello dell’aggregazione sociale, contemplando in tal modo i tre principali fattori della sostenibilità: preservazione dell’ambiente, fattibilità economica e benessere sociale. BedZed2

Il quartiere BedZED, Beddington Zero (fossil) Energy Development, costituisce il primo esempio di comunità Carbon Neutral realizzata.  Progettato dall'architetto Bill Dunster e dal gruppo ZEDfactory, è stato realizzato dal Peabody Trust, associazione operante nel settore dell'edilizia sociale, e nasce con l'obiettivo di esplorare le potenzialità di uno sviluppo urbano sostenibile ad alta densità a zero emissioni inquinanti e consumi energetici. Costruito su di un'area dismessa a sud di Londra, BedZED è un insediamento di 82 alloggi a conduzione mista (abitazione sociale, convenzionata e in vendita) con più di 3000mq di spazi dedicati al lavoro, servizi, commercio e usi ricreativi. BedZed1

I materiali sono tutti di recupero e prodotti ad una distanza inferiore ai 35 km dal sito, così da ridurre l'impatto ambientale dovuto alle emissioni nocive dei camion. In particolare, il 60% dei mattoni è fabbricato sul posto, il legno proviene da foreste sostenibili ed il ferro da una stazione ferroviaria demolita. Sotto l'asfalto, uno strato di vecchie bottiglie frantumate garantisce il drenaggio dell'acqua piovana. Il risparmio energetico è garantito attraverso l'orientamento dell'edificio e l’involucro edilizio altamente isolato, cinque volte superiore agli standard, grandi finestre a sud caratterizzate da doppi o tripli vetri e serre solari consentono di accumulare il calore in inverno.

bedzed21

Il ricambio dell’aria e la sua circolazione negli ambienti sono ottenuti con un sistema di ventilazione naturale attraverso camini a vento che contraddistinguono i tetti dell’abitato. Tetti verdi aumentano l'inerzia termica dell'edificio ma anche il valore ecologico del sito e la capacità di assorbimento del carbonio. Le scelte costruttive si declinano in struttura in acciaio riciclato per gli uffici; struttura in calcestruzzo per le residenze; impiego di un numero minimo di elementi prefabbricati e di sistemi ad alta tecnologia uniti a materiali edilizi tradizionali del luogo. cupr_bedzed_2007-1 L'energia necessaria agli appartamenti è generata da 777 mq di pannelli fotovoltaici posti sulle pareti a sud e da una centrale termica (impianto di cogenerazione alimentato da biomasse)che brucia legno di scarto proveniente da aziende locali, ovvero dalla potatura degli alberi di Boroughs, sutton e Croydon. Un apposito sistema sul tetto, convoglia le acque piovane poi raccolte in apposite vasche e riutilizzate per lo scarico dei bagni e per innaffiare le piante. ofnz_pep.ecn.nl_bedzed6

BedZED, i cui costi di realizzazione sono davvero poco superiori rispetto a quelli di un insediamento standard, è stato progettato per essere costruito ovunque, considerando che in Inghilterra, entro il 2016, ogni nuova costruzione dovrà essere alimentata con energia rinnovabile prodotta sul posto, questa sua caratteristica diviene fondamentale. Nel quartiere, inoltre, sono molto utilizzati il car sharing ed il car pooling nonché una scooter elettrici. Anche la spesa, attraverso un sistema di distribuzione del cibo a chilometri zero, oltre a ridurre gli impatti legati al trasporti delle merci o delle persone, favorisce lo sviluppo di un sistema economico locale. qbow_mattkatiebrown.files.wordpress.com_bedzed2 (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.zedfactory.com/zed www.bioregional.com Immagini: © 2010 Andrew Butterton; © 2010 ZEDfactory Ltd; ©2009One Planet Living; ©2008 The Independent

Carlo Bardelli

Bioedilizia

Rivestimenti innovativi: architettura e colore

16 Gennaio 2019

Inaugurato a Londra nel maggio scorso, dopo quasi 10 anni di lavoro, Central Saint Giles è un nuovo complesso multifunzionale, situato a Camden, quartiere a nord della città, tra Covent Garden e Bloomsbury, nuovo perno della vita sociale londinese. In una zona formata da un complesso mosaico di strade medioevali, blocchi urbani ed edifici più o meno moderni, quest’edificio sostituisce un vecchio fabbricato in mattoni, in precedenza sede di uffici dei Servizi Segreti. central_saint_giles

Una combinazione di facciate colorate e cangianti, dai volumi complessi, modulati in successione, frammentati e ridotti di scala così da armonizzarsi con gli edifici circostanti, opera di Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con Fletcher Priest Architects, composta da pelli appariscenti, ognuna con aspetto diverso, per altezza, orientamento, colore e rapporto con la luce naturale. Vetro, acciaio e ceramica sono gli elementi caratterizzanti il rivestimento, che si fondono in un gioco armonioso. Central Saint Giles

I rivestimenti sono in terracotta smaltata, pezzi speciali realizzati in argilla seccata e cotta per due volte ad altissime temperature, ancorate alla struttura retrostante, a sua volta appoggiata su esili colonne di colore grigio chiaro enfatizzata da colori brillanti, come il rosso, l’arancione, il giallo e il verde. Una pelle in ceramica finemente cesellata, con modanature in bassorilievo, che va a definire moduli ripetitivi, nei bordi e nelle cornici delle finestre, come una sorta di normografi colorati sopra contenitori completamente vetrati. Central Saint Giles

22 facciate, che, oltre ai colori, hanno misure differenti: da 7/10 piani o da 10/14 piani, andando ad individuare 13 edifici singoli, facenti parte di un quartiere omogeneo per una maggiore integrazione del progetto a scala urbana. Le facciate con le loro cromie, accentuano la volumetria del complesso, già abbondantemente frastagliata e sono composte da una struttura ventilata a doppia pelle, con serramenti a lamelle orizzontali orientabili e motorizzati. Central Saint Giles La struttura è composta da una superficie totale di 64 mila mq, formata da due blocchi adiacenti, con destinazioni d’uso molteplici, in cui si inseriscono 37 mila mq di uffici, appartamenti, unità commerciali e ristoranti. Central Saint Giles Raggiungibile mediante cinque ingressi pedonali, al centro, ha un’ampia corte, una sorta di piazza, in cui si concentrano le attività pubbliche. La piazza, al cui centro vi è una quercia alta 20 mt, è visibile dall’esterno grazie ad una vetrata a doppia altezza: 6 mt di vetro trasparente, irrigidito da costole verticali di vetro strutturale, che consente appunto una totale permeabilità massima trasparenza. Questa facciata è arretrata di quasi 2 mt rispetto al fronte e permette di staccare da terra i blocchi superiori, creando uno stretto portico ritmato da pilastri verticali a sezione circolare. Negli interrati sono stati posizionati i locali impiantistici, i parcheggi e i magazzini, compreso l’impianto a biomasse che fornisce calore agli uffici e agli appartamenti. La copertura è occupata da una zona verde estensiva, con terrazze accessibili da appartamenti ed uffici, che si uniscono a piccoli giardini d’inverno interni, ottime ed ecosostenibili salette per la pausa. www.centralsaintgiles.com Immagini: © RPBW; © L&G and MEC; © Michel Denance; © Hufton & Crow; © Joost Moolhuijzen; © Maurits van der Staay.

Marco Mignatti  

Architettura

Una serra sospesa tra parco e città

Disegnato dagli Architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi di OBR, il nuovo ristorante sulla terrazza del Palazzo dell’Arte rappresenta, insieme al Padiglione “Arts & Foods” a cura di Germano Celant, una delle più rilevanti iniziative della Triennale di Milano per Expo 2015. Dopo aver restaurato la terrazza panoramica sopra il salone d’onore secondo il progetto originario di Giovanni Muzio, la Triennale di Milano offre al suo pubblico una nuova dimensione di ristorazione di qualità, curata dallo chef stellato Stefano Cerveni.

© Gianluca Di Ioia - La Triennale di Milano

Da sempre le esposizioni della Triennale di Milano hanno definito una sintesi tra design e sperimentazione architettonica; in tali occasioni il parco si trasformava in un plateau teatrale dei nuovi miti per l'abitare urbano e l'edificio di Muzio diveniva un mirabile dispositivo di promozione culturale.

© Gianluca Di Ioia - La Triennale di Milano_9

Il progetto di OBR, vincitore del concorso d’idee indetto dalla Triennale di Milano nel luglio 2014, interpreta la tradizione della Triennale con una soluzione leggera, rigorosa e dinamica. Il ristorante è pensato come una serra trasparente immersa nel verde e sospesa sul Parco Sempione, con una vista spettacolare del Castello Sforzesco e dell’intero skyline di Milano. Salendo sulla terrazza del Palazzo dell’Arte, si viene accolti da un orto aromatico concepito dal paesaggista Antonio Perazzi, dietro il quale si articola il padiglione vetrato del ristorante (33 x 5 metri), arretrato rispetto ai portali della facciata storica.

© Gianluca Di Ioia - La Triennale di Milano_8

La Triennale è da sempre un riferimento della vita sociale e culturale di Milano. Il ristorante come serra sospesa tra parco e città nasce dall’idea di valorizzare la terrazza del Palazzo dell’Arte come luogo di forte socialità urbana, spazio sensibile in perpetua evoluzione che interagisce in virtù degli scambi dinamici tra interno ed esterno” - Paolo Brescia e Tommaso Principi.

© Gianluca Di Ioia - La Triennale di Milano_7

 Il padiglione, completamente apribile su tutto il perimetro, è caratterizzato da una leggera struttura modulare in acciaio inox che consente un facile e veloce montaggio e smontaggio direttamente in situ, combinando tecnologie industriali con sapienza artigianale. Il disegno della struttura, ingegnerizzata da Buro Happold e Milan Ingegneria e realizzata dalla ditta Capoferri, riprende le geometrie delle campate storiche di Muzio.

© Gianluca Di Ioia - La Triennale di Milano_6

Una grande tenda mobile di 400 metri quadri fluttua sospesa sopra il padiglione vetrato. Aprendosi completamente su un lato, essa fa funzionare il padiglione come una serra bioclimatica termoregolante, con modalità d’uso differenti tra giorno/notte ed estate/inverno, e permettendo agli ospiti di pranzare riparati dal sole o di cenare sotto le stelle. Come una videoinstallazione, la tenda sospesa sulla serra si anima di immagini e di luci studiate da Guido Bianchi, rimandando agli eventi promossi da Triennale per Expo e offrendo ai propri ospiti un’esperienza unica tra alta cucina e design, sospesa tra parco e città.

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Il padiglione è lungo 33 metri, largo 4,7, alto 3 e ha una superficie di circa 150mq.

Il progetto architettonico è stato sviluppato da Paolo Brescia, Tommaso Principi e Andrea Casetto di OBR, con il supporto di Maddalena D’Alfonso, e prevede la realizzazione di un padiglione vetrato sopra la terrazza del Palazzo dell’Arte della Triennale di Milano, recentemente restaurato dall’arch. Alessandro Pedron.

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@alchimag

©-Gianluca-Di-Ioia

Architettura

Padiglione bionico in legno compensato

Nel 2011 l'istituto dell’Università di Stoccarda di Progettazione delle strutture portanti e delle costruzioni ha realizzato una costruzione sperimentale temporanea in legno ispirata ai principi della Bionica. La struttura è stata ideata, progettata e realizzata attraverso un processo condiviso tra ricerca e insegnamento. Il progetto si è avvalso di procedure innovative di simulazione e progettazione computerizzata oltre che di metodologie di esecuzione assistite dal calcolatore per la trasposizione costruttiva di principi strutturali esistenti in natura. In particolare, l’esperimento si è concentrato sull’analisi e la traduzione delle strutture ossee a placca di un particolare tipo di riccio di mare.

ICD ITKE Research Pavilion

La particolarità innovativa dell’esperimento consiste nella possibilità di applicare, mediante calcolatore, i principi bionici desunti da una struttura naturale su modelli geometrici di varia tipologia ottenendo contemporaneamente un’altissima efficienza strutturale. In questo caso l’obbiettivo è stato puntualmente raggiunto rendendo possibile la realizzazione dell’intero padiglione, in tutta la sua complessa morfologia, attraverso l’esclusivo utilizzo di pannelli di legno compensato di spessore estremamente ridotto (6,5 mm) impostati sullo sviluppo di un sistema modulare che permette un elevato grado di adattabilità e di prestazioni.

ICD ITKE Research Pavilion

Il padiglione è organizzato come struttura a due livelli gerarchici. Al primo, le articolazioni dei fogli di compensato sono incollati insieme per formare una cella; nel secondo livello, un collegamento a vite semplice unisce insieme le cellule, consentendo il montaggio e lo smontaggio del padiglione. Il sistema modulare di piastre poligonali è collegato insieme in corrispondenza dei bordi. Tre bordi si incontrano in un punto solo, un principio che consente la trasmissione delle forze normali e tangenziali, ma non momenti flettenti tra le articolazioni, risultando così un cuscinetto a curvatura, con struttura deformabile. A differenza delle tradizionali costruzioni leggere, dotate di forme ottimizzate, questo nuovo principio di disegno può essere applicato ad un'ampia gamma di geometria personalizzata. Necessario l'ancoraggio al suolo per resistere a carichi del vento.

ICD ITKE Research Pavilion

Le piastre e le articolazioni di ciascuna cella sono state prodotte con il sistema robotico di fabbricazione dell'università. Ciò ha permesso la produzione economica di oltre 850 componenti geometricamente diverse, così come oltre 100.000 giunzioni. Dopo la produzione robotica, i pannelli di compensato sono stati uniti insieme per formare le celle. Il montaggio dei moduli prefabbricati è stato effettuato presso il campus della città dell'Università di Stoccarda. Tutto il lavoro di progettazione, ricerca, fabbricazione e costruzione sono stati eseguiti congiuntamente da studenti e ricercatori.

(Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.icd.uni-stuttgart.de www.itke.uni-stuttgart.de  

Bioedilizia

Ceramica o corian?

15 Novembre 2018

Ceramica o Corian, Cristalplant, Cristalite? Barbara del Curto ne parla in un’intervista rilasciata a designrepubblica.it Scegliere la ceramica o i nuovi materiali è difficile. E spiega: “Entrambi sono versatili, adatti per cucina, bagno e complementi d’arredo”. E là dove si penserebbe di trovare la tradizione, s’incontra l’innovazione: “La ceramica ha sì una storia millenaria, ma oggi viene lavorata con strumenti così tecnologici da poter essere declinata in un numero infinito di texture, colori, spessori così da poter essere combinata con altri materiali e trovare applicazioni per opere pubbliche, rivestimenti,…”. Ma cosa distingue l’una degli altri? Sono tutti resistenti al calore, ai graffi, agli urti, alle macchie. E sono inerti, igienici, facili da pulire e da mantere. “Ma i nuovi materiali presentano dei vantaggi: sono meno freddi al tatto, sono realizzati con stampi termoformabili e quindi sono più facilmente modellabili e sono ripristinabili: se si macchia la superficie, basta passarvi una pasta o carta abrasiva. E se il top si rompe, si può ripararei in mdo invisibile”.

Marco Mignatti

Materiali

ArboSkin: bioplastica riciclabile per facciate innovative

10 Gennaio 2019

L'università di Stoccarda ITKE Institute, Dipartimento di Strutture e Costruzioni della Facoltà di Architettura, nell'ambito del Research Proiect Bioplastic Facade, ha progettato e costruito il nuovo padiglione ArboSkin: è composto di 388 piramidi di bioplastica, materiale totalmente biodegradabile o riciclabile derivante da materie prime vegetali rinnovabili annualmente, come l'amido di mais o la farina.

ArboSkin  

L'intero padiglione è realizzato con elementi di facciata in 3D e dimostra le potenzialità estetiche e strutturali delle bioplastiche. Ha vinto recentemente un premio in uno dei più importanti concorsi tedeschi sulle idee innovative.ArboSkin  

La bioplastica è un materiale estremamente malleabile, ma con buone prestazioni strutturali, particolarmente adatto nello sviluppo di facciate complesse e con motivi in rilievo. Allo stesso tempo consente di rispondere alla crescente domanda di materiali da costruzione provenienti da risorse efficienti e sostenibili, limitando l'utilizzo di derivati da combustibili fossili. ArboSkin

Il progetto della struttura a guscio è basato su una rete di forme triangolati in pezzi tetraedrici di dimensioni diverse. La doppia pelle curva è fatta con piramidi di bioplastica di 3.5 mm di spessore che vengono assemblate meccanicamente per creare la superficie di forma libera. La forma complessa a doppia curvatura portante è realizzata collegando tra loro i tetraedri con anelli di rinforzo e travicelliI fogli di bioplastica possono essere modellati e adattati liberamente per soddisfare qualsiasi esigenza estetica dell'edificio.

ArboSkin

I fogli di bioplastica sono stati plasmati e termoformati ad alta temperatura consentendo di coniugare una elevata adattabilità ai disegni più complessi e i rifiuti prodotti durante la fresatura sono stati recuperati, ricostituiti e riutilizzati per creare altri elementi di facciata tridimensionali. I granuli di bioplastica sono estrusi in lastre, che a loro volta sono ulteriormente elaborate in base alle singole esigenze per ottenere superfici e strutture anche di notevole complessità. I prodotti semilavorati sono utilizzabili sia per rivestimenti esterni sia per rivestimenti interni. A fine vita il materiale può essere riutilizzato o smaltito tramite compostaggio. ArboSkin

Finora le bioplastiche erano state utilizzate solo per il confezionamento ma questo padiglione dimostra che il materiale può essere promosso ad alternativa verde al cemento, la cui produzione rappresenta l'otto per cento delle emissioni globali di anidride carbonica. (Fabiana Cambiaso Università La Sapienza) www.itke.uni-stuttgart.de ©ITKE; ©Roland Halbe    

Carlo Bardelli   

Facciate

Vita Green. BLM Domus realizza una delle prime casa in Italia che seguono i canoni del Passivhaus

11 Ottobre 2018

Chi è che oggi non si sente responsabile dei cambiamenti ecologici che il nostro pianeta sta subendo negli ultimi decenni? Siamo sempre più sensibilizzati verso questa tematica, a partire dalla raccolta differenziata che ormai è diventata un’abitudine fino ad arrivare agli abiti che decidiamo di comprare. Le nuove abitazioni sono tutte in classe energetica A, ma tanti adesso stanno optando per la casa passiva, ossia priva di impianti di riscaldamento e raffreddamento tradizionali, ma alimentata solo da fonti di energia rinnovabile. Una villetta indipendente di 185 mq, a Bollate appena fuori Milano, è stata recentemente realizzata in standard passivo, ma con un occhio “mediterraneo” e porta la firma di BLM Domus. Caratterizzata da uno stile architettonico moderno che rimane sui toni del bianco e del grigio, la casa ha un cuore tecnologico che pulsa all’interno della struttura in legno, materiale molto resistente con qualità fisico-termiche e antisismiche riconosciute che si fa garante dell’isolamento termico e acustico dell’abitazione. La casa si sviluppa su tre livelli, a partire dall’interrato dove si trova la taverna con camino, un bagno lavanderia e il locale tecnico dove convergono gli impianti. Il piano terra poi si suddivide in zona living, camera e servizi, tutto in un ambiente arioso. Trova posto una scala in acciaio e legno che porta alle camere del piano superiore. In questa abitazione vengono sfruttati al massimo tutti gli apporti gratuiti, come il calore prodotto dagli elettrodomestici in funzione, dalle persone che vivono in casa o dai raggi del sole. Un impianto in pompa di calore aria-acqua è il responsabile del riscaldamento d’inverno ma anche dell’abbassamento delle temperature d’estate. Mario & Annalisa Da dove nasce la PassivHaus? L’idea è tedesca ed è una soluzione abitativa pensata per assicurare benessere termico senza impianti tradizionali. Viene definita “passiva” perchè gli apporti di calore sono passivi, sono cioè dovuti al sole e al calore generato dagli elettrodomestici e dagli inquilini stessi. Per essere definita “passiva”, deve rispettare i parametri dello standard definito dal Passivhaus Institut di Darmstadt in Germania, un’area geografica dove le temperature sono mediamente più rigide. Per questo motivo si parla adesso di “passivo mediterraneo”: dato il clima più mite sul territorio italiano, per evitare spreco di energia, le dotazioni tecnologiche vengono dimensionate a seconda del luogo e dell’ambiente circostante. “Siamo orgogliosi di questo progetto e soddisfatti del risultato conseguito” – dichiara Marco Bevilacqua, Direttore tecnico di BLM Domus - La casa di Bollate è la dimostrazione che oggi il passivo non è più un concetto abitativo per una ristretta elite di ‘fanatici’ dell’ambiente. Grazie alla nostra esperienza unita all’adozione di metodologie all’avanguardia, siamo stati in grado di costruire un edificio passivo con un investimento economico paragonabile a quello di una casa in classe A”. Zona living  

Carlo Bardelli

Bioedilizia

ESTILO GALLERY & SHOWROOM, A SPACE BY SERGIO ROJO ESTUDIO

26th September 2019

“Estilo decided to move its facilities at a time when there was a change in both the economic cycle and in the paradigm of the retail customer experience, and so reflection was needed on the business model. Since the company Estilo Mobiliario y Contract is forever committed to innovation, it entrusted architect Sergio Rojo with the design of its new facilities. Firstly, a singular location was chosen within the new intermodal station of the city of Logroño, a cosmopolitan place, a hub prepared to fully enter into the global market. Secondly, the space was conceived, not as a mere furniture distributor, but as a mixed place with spaces for events, exhibitions, training rooms, coworking, meetings, offices and even catering. The aspects that clearly determined the choice of materials were, on one hand, the unique building architecture, and, on the other hand, the flexibility of the plan for a 500 m2 space that had to cater for different hybrid uses. The incorporation of 2tect2 vinyl flooring was naturally contextualised in this environment. This flooring has characteristics that already make it attractive for flexible use and high traffic, such as its elegance, robustness or not requiring maintenance. But to all these advantages, we can also add its easy handling, which allows any workman to obtain perfect monolithic installation. The seams are invisible, and once installed, you can see how the tiles provide a comfortable user experience.” - Sergio Rojo

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ABOUT SERGIO ROJO ESTUDIO Sergio Rojo is committed to innovative dePlanet_02sign. Some of his projects appeared in international publications such as Dezeen, Frame, Domus and Diario Design.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ABOUT THIS PROJECT Client: Estilo Mobiliario y Contract Location: Intermodal Station, Logroño, Spain Installation: 300 m² - 3,230 ft² of Planet Tiles Installed: Q1 2019

 

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ABOUT 2TEC2 2tec2 is a woven vinyl flooring that has been engineered for high traffic locations such as workspaces, hospitality, public spaces, healthcare and retail. Therefor it is extremely robust with almost no aspect change over time, shockproof stain resistant, acoustic, waterproof and 100% cleanable. Environmental efforts make 2tec2 suitable for projects built according to BREEAM and LEED.

 

Simona Bardelli

Architettura