Jiye, la casa immersa nel paesaggio del Libano

13 Marzo 2019

Osservando la soluzione in pianta ci si accorge subito che la casa più che aderire a una pratica di tipo anzitutto ‘compositivo’ tende a privilegiare il concetto di percorso, a enfatizzare la fitta piantumazione di alberi ad alto fusto che la separano dal mare e ad aprirsi verso quest’ultimo grazie alla grande piscina che si pone come uno specchio d’acqua che accoglie nei due lati corti, circondati dal verde, propaggini ‘naturali’ nella forma di significativi speroni di roccia zigzaganti, che ne frammentano magicamente il perimetro per entrare nello specchio d’acqua.

La casa si offre quindi come quinta conclusiva alle spalle del paesaggio disegnato e costruito, e qui offre viste e scorci ben distribuiti nel suo lungo sviluppo che trova come retro la collina e una parete cieca di sostegno al salto di quota che enfatizza il ruolo della costruzione quale riuscita addizione architettonica in chiave paesaggistica. Le nude facciate di pietra a conci irregolari, che si ritrovano anche negli interni, sono segnate da ampie aperture regolari oscurate da ante a listelli lignei verticali. In corrispondenza dello spazio living, il retro cieco si apre verso un patio alberato; si crea così nel soggiorno l’effetto di uno spazio passante, contenuto sui due lati rispettivamente dal verde e dallo specchio della piscina (sessanta metri di sviluppo lineare) che anticipa e sottolinea l’orizzonte del mare.

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Dopo la zona pranzo, organizzata in un ambiente che si spinge verso l’esterno, creando una piccola corte con il soggiorno prospiciente, la grande cucina e altre stanze per ospiti, il percorso interno piega in diagonale per congiungersi alla grande Spa conclusiva che arretra rispetto al frastagliato andamento lineare del corpo di fabbrica precedente, di cui costituisce parte integrante, per organizzare in modo più appartato la zona dedicata alla cura del corpo.

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Qui una piscina coperta anticipata da una vasca idromassaggi si spinge in modo dinamico verso il giardino per articolare alle sue spalle gli ambienti dedicati ai massaggi, sauna e bagno turco, per poi congiungersi a un’ultima zona open space, dove la palestra si affaccia tramite una vetrata continua a tutt’altezza verso la luminosa lounge dedicata al relax e all’incontro, fornita di un bar attrezzato di tutto punto. Un luogo collettivo dove la pietra del fronte prosegue a livello di rivestimento parietale, sottolineando il legame interno-esterno, sino a trovare la parete in travertino, che incornicia la zona fitness e annuncia le essenziali geometrie degli spazi più privati.

Carlo Bardelli  

Architettura

Che cos’è la piattaforma Rilancio Italia?

Rilancio Italia 2020 nasce con l’obiettivo di aiutare professionisti e imprese a gestire tutte le fasi del processo per l'ottenimento degli incentivi offerti dal Superbonus 110%. I numerosi e complicati documenti spesso rappresentano un ostacolo per famiglie e professionisti per l’ottenimento dei vantaggi previsti dalla normativa. Per questo Rilancio Italia 2020 ha creato questo sistema semplice, chiaro e totalmente sicuro che permette di monitorare all’interno di un’unica piattaforma tutte le pratiche necessarie per la defiscalizzazione. Non solo, ogni fase viene accompagnata dal supporto tecnico di un esperto, pronto a risolvere dubbi e a rispondere alle domande più frequenti. In caso di errore o mancato completamento di qualche fase, la piattaforma inserisce degli alert per evitare degli stop all'interno del processo o addirittura la perdita dei benefici.
L’obiettivo è quello di rendere semplici cose apparentemente complicate e anche l’accessibilità è tra i punti di forza di Rilancio Italia 2020: la piattaforma è disponibile da pc, da tablet e da cellulare.

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Superbonus 110%

Exterior: i pannelli traforati e galleggianti di Gilles Bouchez

11 Dicembre 2018

Per il progetto di ampliamento dell’edificio della comunità dei comuni di Lacq (Mourenx, Francia), l'architetto Gilles Bouchez ha ideato un sistema frangisole realizzato nella tecno-superficie DuPont™ Corian®, al fine di regolare l’accumulo termico di una facciata di vetro esposta a sud. Sviluppati in collaborazione con Créa Diffusion, laboratorio certificato per la lavorazione di DuPont™ Corian®, questi pannelli traforati e leggermente in rilievo, hanno un tasso di aperture del 30%,un risultato tecnico unico e inedito. Dupont_Corian_Mourenx_Photo_Arthur_Pequin_102012-5065 L’architetto Gilles Bouchez spiega: "Volevo un'alternativa estetica e contemporanea ai frangisoli in legno o tela, una soluzione di rottura, qualcosa di molto bianco che non accumulasse calore, traforato per permettere alla luce e alla vista di filtrare, e senza struttura visibile.  La mia idea era quella di ottenere dei pannelli che sembrano galleggiare, visibili internamente ed esternamente, con una sensazione di spessore data dalle ombre dei pannelli stessi.” DuPont_Corian_Mourenx_Photo_Arthur_Pequin_102012-5117 La comunità dei comuni di Lacq (CCL) è un ente pubblico di cooperazione intercomunale (EPCI), ampliato il 1 gennaio 2011, attraverso la fusione delle comunità dei comuni di Arthez de Bèarn, Lacq, Lagor e Mone.  La comunità dei comuni comprende 47 comuni rurali e industriali, raggruppa 35 400 abitanti e si estende su una superficie di 534,2 kilometri quadrati. Fin dalla sua fondazione nel 1974, la CCL agisce per la diversificazione economica della zona industriale.  Oltre alla costruzione di un ambiente favorevole alla creazione di posti di lavoro, la comunità opera anche attraverso l'acquisizione di terreni, lo sviluppo e la commercializzazione di aree di attività, e il finanziamento di infrastrutture. Per favorire la creazione di nuove imprese e l'espansione delle imprese già esistenti, la CCL supporta la ricerca di finanziamenti, fornisce assistenza tecnica nella realizzazione di progetti, e dà loro anche un sostegno finanziario. DuPont_Corian_Mourenx_Photo_Arthur_Pequin_102012-5072 "Questa soluzione proposta da Gilles Bouchez ci ha entusiasmato per la capacità di rispondere perfettamente alle esigenze, apportando la funzionalità del frangisole insieme a un’estetica originale e innovativa," spiega Dominique Bernard, Vice-Presidente della CCL, responsabile del progetto di ampliamento. Due diverse altezze di pannelli (3 metri di altezza x 2 metri di larghezza x 12 millimetri di spessore) sono state lavorate per coprire una facciata di 40 metri di lunghezza e 6 metri di altezza, per una superficie totale di 251 metri quadri.  La resistenza ai raggi UV dei pannelli in DuPont™ Corian® è stata testata e confermata su edifici realizzati in precedenza come l’Hotel Seeko’o di Bordeaux, la cui facciata, dopo cinque anni, è rimasta intatta.  DuPont™ Corian® ha ricevuto l’idoneità tecnica del CSTB (Centre Scientifique et Technique du Bâtiment) (n° 02/11 1472) all’utilizzo come rivestimento di facciate. Per essere in linea con la facciata di vetro montata senza struttura apparente, e consentire agli occupanti degli uffici di beneficiare di questi frangisole senza vedere la struttura di sostegno, è stato sviluppato un sistema di aggancio simile a quello utilizzato per il vetro: un insieme di cavi verticali in acciaio inox, distanziati ogni 65 cm, su cui sono stati "agganciati" i pannelli realizzati con la tecno-superficie DuPont™ Corian®. DuPont_Corian_Mourenx_Photo_Arthur_Pequin_102012-5252 L’architetto Gilles Bouchez ha inoltre previsto l’illuminazione dei pannelli, grazie a file di LED posizionate sul suolo e a mezza altezza, tra i pannelli in DuPont™ Corian® e la facciata in vetro, orientate verso l’alto al fine di restituire al meglio l’effetto del rilievo, giocando al contempo sulla varietà di colori offerti dal LED, e cangianti a seconda del tempo e degli eventi (una luce dorata quando il tasso idrometrico è elevato o a Natale, per esempio).  L’architetto ha anche pensato che al calar del sole, nel momento in cui gli occupanti degli uffici utlizzano la luce artificiale, quest’ultima potesse venir riflessa sui pannelli in DuPont™ Corian®, incidendo positivamente sul calo del consumo energetico. Dupont_Corian_Mourenx_Photo_Arthur_Pequin_102012-5051

La tecno-superficie DuPont ™ Corian ® ha reso possibile la realizzazione delle soluzioni desiderate: grazie alla sua facilità di taglio, sono state effettuate diverse dimensioni di perforazione; grazie alla sua termoformabilità, è stato ottenuto il rilievo desiderato senza giunti visibili e sono stati fabbricati pannelli di grandi dimensioni.  Resistente ai raggi UV, DuPont™ Corian® è un materiale che non ha bisogno di essere sostituito in caso di impatto, ma può essere facilmente riparato e rinnovato tramite levigatura.  Inoltre, una facciata in DuPont™ Corian® non necessita di una rimessa a nuovo dopo pochi anni, una semplice pulizia con alta pressione è sufficiente.

Marco Mignatti

 

Facciate

MIGRATECH 4.0 DI LB PER SAXA GRES: GRES PORCELLANATO PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

Nell’Aprile scorso LB ha siglato un accordo con SAXA GRES, la più importante realtà produttiva di materiali da pavimento e rivestimento situata al di fuori dal distretto di Sassuolo, per la fornitura di un impianto composto da 3 linee complete di preparazione impasto, volto a realizzare sampietrini in GRES PORCELLANATO; si tratta di una versione fedelissima, sostenibile e molto più economica del caratteristico cubetto di basalto, diventato negli ultimi anni un prodotto di import dai mercati asiatici, a causa del progressivo esaurimento in Europa delle pietre dure di basalto.

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Sampietrino di Roma e Sampietrino “green” di Saxa Gres a confronto.

 

Il percorso porterà SAXA GRES e i suoi prodotti unici al mondo a giocare un ruolo sempre più importante nel comparto della ceramica Made in Italy, puntando su innovazione, sostenibilità, know-how estetico e materiali di alta gamma.

L’impianto entrerà in funzione nei primi mesi del 2020 e permetterà una produzione totale di 45 ton/ora. 

I risparmi garantiti con l’utilizzo della tecnologia LB rispetto ai processi tradizionali ad umido sono i seguenti:

gas: 68,2 %

acqua: 69,7 %

additivi: 95%

Sull’impianto sono installati i nuovi sistemi software LB 4.0 per il controllo dei processi produttivi e per garantirne la massima efficienza possibile.

La fornitura comprende inoltre un programma di manutenzione programmata e preventiva che include la vendita, gestione e installazione dei ricambi (anche di normale usura).

Quello di Saxa è un progetto di eccellenza dove si mescolano innovazione e ricerca, creatività, investimenti, occupazione, valori che rispecchiano e sposano la politica industriale di LB per la fabbrica del futuro.

Una storia di successo resa possibile esclusivamente dall’attivazione della circular economy: non ci sono più scarti, solo materie o energia da riutilizzare, con brevetti innovativi e nuovi processi aventi caratteristiche pregevoli anche dal punto di vista economico e finanziario.

È l’esempio che si può uscire dalla crisi, soprattutto quella del manufatturiero italiano, con innovazioni a 360 gradi: ambientali, economiche, produttive.

La materia prima, trattata con tecnologia LB, diventa in questo caso una fonte di risparmio/profitto in quanto l’azienda di Roccasecca (Frosinone) ottiene un ricavo nell’utilizzare una tipologia di ceneri inertizzate, uno scarto di lavorazione da inceneritore che attualmente risulta materiale molto oneroso da smaltire.

Il materiale da esterni di SAXA GRES sarà infatti composto per una percentuale di circa un terzo di questi materiali di recupero.

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Produzione del sampietrino di Saxa Gres nello stabilimento ad Anagni (FR)

 

Questo prodotto innovativo consente di rendere perfettamente sicure le pavimentazioni con esso realizzate; si tratta di una tecnica inedita coperta da brevetto industriale, che rende stabili le ceneri incluse nel prodotto, al punto che le stesse potranno essere utilizzate anche per superfici interne.

Con questa innovazione inoltre si protegge l’esaurimento delle materie prime presenti nel territorio e si riattivano abilità, competenze ed esperienze tecnologiche ad oggi in regresso.

Il progetto circolare e sostenibile di SAXA GRES ha puntato a valorizzare anche e soprattutto il capitale umano. Con la riapertura dello stabilimento di Anagni, la proprietà si è impegnata a riassumere tutto il personale ex Ideal Standard, garantendo un centinaio di nuovi posti di lavoro, cui sommare tutto l’indotto. Un’operazione non semplice in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo e per un polo particolarmente sofferente come quello di Roccasecca.

 

Il sampietrino green di SAXA GRES è stato ufficialmente presentato lo scorso 20 settembre nella sede LB di Fiorano Modenese (MO), in occasione della prima giornata di Open House 2019 CIRCULHEART – DESIGN – TECHNOLOGY, evento nato con l’obiettivo di mostrare i risultati dell’incessante attività di "Ricerca e Sviluppo" sia sulle nuove tecnologie che sul prodotto finito, con un focus dedicato all’economia circolare.

Open House 2019 è visitabile dal 20 settembre al 4 ottobre, presso la sede LB, via Pedemontana, 166 – Fiorano Modenese (MO).

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Per maggiori info:

 

www.lb-technology.it

[email protected]

www.saxagres.it/grestone

[email protected]

 

Simona Bardelli

News dalle aziende

Avete un bagno di piccole dimensioni e non sapete come arredarlo?

Spesso ci troviamo a fare i conti con le dimensioni del nostro bagno: arredarlo allora sembra un’impresa complicata, ma basta qualche piccolo accorgimento per renderlo accogliente e ben accessoriato, senza rinunciare al DESIGN.

I radiatori sono di solito gli elementi considerati più ingombranti. In un bagno già piccolo, bisogna scegliere con estrema cura il termoarredo adatto in modo da avere la necessaria potenza riscaldante senza rubare troppo spazio al resto.

Ridea propone la collezione OTHELLO, nella versione mono-slim: come dice il nome, un radiatore affusolato ad una sola colonna, adatto ad ambienti ridotti, ma con resa termica perfetta pari a quella dei radiatori “fratelli” più ingombranti.

Othello mono slim è perfetto, inoltre per tutte le stagioni; disponibile nella versione ad acqua, da allacciare al priorio impianto di riscaldamento, o elettrica, da utilizzare solo in caso di necessità anche in periodi dell’anno in cui il riscaldamento, per norma, deve essere spento, ma le temperature, soprattutto la mattina, non aiutano la sveglia.

La famiglia OTHELLO comprende termoarredi dalle forme morbide e arrotondate, con diverse finiture dai colori moda come bianco sablè, champagne, antracite, azzurro o bordeaux, ed elementi cromati in contrasto per abbinarsi perfettamente alle tonalità scelte per il proprio arredobagno.

Le diverse dimensioni dei radiatori della linea OTHELLO permettono di trovare il termoarredo perfetto per ogni metratura: il modello Mono-slim, con la sua forma allungata e dalle forme smussate, occupa uno spazio minimo. La barra cromata orizzontale si rivela un pratico scalda-salviette: tutto in un solo pezzo.

Passiamo ora ad alcuni spunti per arredare bagni di piccole dimensioni:

I COLORI: è importante puntare su quelli chiari e luminosi, per riflettere la luce. Se volete tinteggiare le pareti, fatelo a tutta altezza, per creare l’illusione ottica di uno spazio più grande. Se invece optate per le piastrelle, sceglietele lucide e brillanti, sempre nei toni chiari.

Le TRASPARENZE sono fondamentali per alleggerire un locale piccolo, quindi il box doccia meglio in vetro o cristallo. Sfruttate l’interno con colonne porta-oggetti da appendere, e scegliete un piano a filo pavimento, per consentire il passaggio senza “salti” tra una superficie e l’altra e una maggiore libertà di movimento.

L’ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE deve essere ben disposta nei punti strategici: scegliete con cura anche i modelli di clip o plafoniere, in modo che siano poco ingombranti, ma comunque d’impatto.

I SANITARI sospesi e di forme arrotondate contribuiscono di sicuro a creare ariosità nella stanza, così come l’uso di pensili e mensole aiuta a sfruttare il più possibile lo spazio a disposizione.

Gli SPECCHI poi possono dare un grande contributo: una superficie grande, posizionata sopra il lavabo, è sia funzionale sia estetica perché aiuta nella routine quotidiana e moltiplica i volumi.

 

Othello Mono slim di Ridea

 

News dalle aziende

La scultura-miraggio a Madison Square Park. Progetti sostenibili

16 Gennaio 2019

#urbanistica Da ora fino all’inverno 2016, i visitatori di Madison Square Park a New York  potranno ritrovarsi coinvolti in un labirinto di specchi, in bilico sopra di loro e sopra il paesaggio circostante. Madison Square Art presenta “Fata Morgana”, installazione dell’artista americana Teresita Fernandez, una scultura di 500 piedi di lunghezza che comprende una copertura traforata a specchio, che ricorda l’intreccio delle fronde degli alberi e crea caleidoscopici effetti sopra il vialetto centrale e le aree ricreative del parco.

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“Il mio progetto era di modificare il concetto tradizionale di scultura all’aperto affrontando tutte le passerelle presenti nel parco, invece di collocare una scultura nel centro del parco”, spiega Fernandez, “Fata Morgana diventa come un fantasma, una sorta di miraggio scultoreo luminoso che falsa il paesaggio e allo stesso tempo irradia luce dorata”.

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Il nome dell’installazione si ispira all’omonimo fenomeno di distorsione ottica: si forma attraverso la linea dell'orizzonte, distorcendo gli oggetti in lontananza — barche, isole e la costa — al punto tale da farli diventare completamente irriconoscibili all'occhio umano. Alludendo a questo avvenimento raro, la scultura di Fernández introduce nel parco un elemento che coinvolge i visitatori in un'esperienza dinamica e deforma il paesaggio che li circonda. Ciascuno degli specchi sospesi sono perforati con intricati disegni che ricordano di fogliame, facendo riferimento alle risorse botaniche del Madison Square Park. Non appena la luce filtra, la tettoia scultorea riflette la realtà sottostante, moltiplicandola attraverso un caleidoscopico gioco di riflessi e produce una curiosa trama di luce e ombra sul viale.

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  @alchimag

Marco Mignatti

Architettura

TUTORIAL 2: Revit family – l’oggetto di arredamento 3D BIM nel progetto.

Guida all’inserimento di una famiglia di arredo all’interno di un progetto architettonico

 

 Revit family 

In questo tutorial continueremo ad approfondire la relazione tra i parametri della famiglia di Revit presa ad esempio, ovvero la sedia “Solo S62”  e il loro funzionamento all’interno di un progetto architettonico.


Ricordiamo che la creazione di Oggetti BIM comunemente detti famiglie in Revit è fondamentale per il completamento dei modelli 3D BIM e per il loro corretto funzionamento.


Gli Oggetti BIM vengono comunemente ricercati su Internet per essere inseriti in un ambiente progettuale di Revit come Famiglie senza essere in alcun modo modificati e spesso se ne ignorano le caratteristiche fondamentali, come siano stati realizzati, con quali parametri, quali finalità devono soddisfare e quali siano le potenzialità di interazione con il Modello 3D in costruzione.


Diversamente da quanto avviene con un File “.dwg” di Autocad, o un File “.ifc”, un file “.rfa” (le Famiglie BIM di Revit sono file “.rfa”, i Progetti BIM di Revit sono file “.rvt”)  quando un oggetto “Famiglia BIM” viene inserito all’interno di un Modello 3D Parametrico di progetto, quest’ultimo viene arricchito con tutte le informazioni contenute all’interno dell’oggetto inserito che pertanto possono essere interrogate, modificate, contabilizzate ecc.


Siano oggetti di interior design, come Sedie, tavoli, poltrone e divani, oppure veri e propri modelli Architettonici come porte, finestre, texture e rivestimenti ecc. è pertanto necessario conoscerne le caratteristiche per meglio sfruttarne le potenzialità e l’integrazione con il modello BIM principale che li ospiterà.


Nel tutorial precedente ci siamo concentrati sul funzionamento della tipologia di parametri Materiali e finiture, ora vedremo come sono stati creati gli altri parametri presenti all’interno del nostro oggetto di arredo e come utilizzarli all’interno di un ambiente BIM di progetto.
Ci concentriamo in particolare sui Tipi di Parametri “Dati Identità”.

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                                                                                                            Revit – parametri della famiglia – dati identità

Queste informazioni, generalmente fornite dal produttore dell’oggetto di arredo, possono essere molto utili per esempio per la compilazione di Abachi di arredamento o per visualizzarne le caratteristiche all’interno di layout progettuale. 


Come prima cosa vediamo come si crea un nuovo parametro:


-    cliccare sull’icona “nuovo parametro”; inserire il nome del nuovo parametro da assegnare alla famiglia (ad esempio “Finitura”) ;
-    nel menù a tendina “Disciplina” selezionare “Comune”;
-    nel menù a tendina “Tipo di Parametro” selezionare “Testo”;
-    nel menù a tendina “Raggruppamento parametro in” selezionare “Dati Identità”.

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                                                                                                                 Revit – parametri della famiglia – dati identità 2

Abbiamo così creato un nuovo parametro della Famiglia BIM all’interno della tipologia “Dati Identità” a cui andiamo ad associare un valore corrispondente per esempio “Pelle e alluminio spazzolato” preso dal catalogo del produttore di Interior Design specifico.


In analogo modo sono stati creati tutti i parametri “Dati Identità” della Famiglia di Revit scaricata.


Ora vedremo come queste informazioni possono essere sfruttate in un ambiente di progetto BIM.


Supponiamo di dover impostare una soluzione di arredamento all’interno di un modello BIM 3D già preparato, caricando il nostro 3D Object e posizionandolo in una vista di pianta all’interno di un locale già etichettato come tale, come ad esempio una “living room”.


Dal menù “Crea” selezionare “Carica nel progetto” e posizionare con il mouse la sedia all’interno del locale scelto.

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                                                                                                                Revit – famiglia di arredo – inserimento nel progetto

Nota chiave

Ora abbiamo l’oggetto BIM di arredamento all’interno di un ambiente progettuale di Revit e possiamo verificarne le caratteristiche semplicemente selezionandolo come fatto in precedenza e le informazioni contenute al suo interno, i suoi parametri, possono essere interrogati e richiamati per dettagliare correttamente un progetto di Arredo attraverso note o creazione di abachi specifici.

Vediamo ora come avere un riscontro di annotazione in vista.

Il modo più semplice è assegnare una etichetta all’oggetto di arredo attraverso l’uso della nota chiave.

Nell’ ambiente progettuale, in “Annota”, nel menù a tendina “Nota chiave” selezionare  “Nota chiave elemento” e quindi selezionare la nostra sedia.

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                                                                                                                           Revit – famiglia di arredo – nota chiave


Graficamente apparirà una nota, che richiama esattamente il testo del parametro “Nota chiave” contenuto all’interno della famiglia di Arredamento selezionata. 


Per verificarlo, selezionare l’oggetto di Interior Design, nella barra proprietà selezionare “Modifica tipo” e si apre il menu delle proprietà del tipo della famiglia 3D importata.

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                                                                                                                           Revit – famiglia di arredo – nota chiave 2

Questo è un primo esempio di come, oltre a svolgere una funzione di completamento grafico, in questo caso di arredamento, una famiglia di Revit ha al suo interno una serie di informazioni e funzioni che le permettono di dialogare con il modello 3D di progetto che è destinato ad ospitarla. 


Questi parametri, che in precedenza abbiamo definito come l’output prestazionale della famiglia di Revit, possono essere richiamati in ogni momento e in maniera diversa a seconda di quali siano le esigenze progettuali e all’interno di un Progetto BIM 3D.


Ora completiamo una soluzione di arredamento scaricando e inserendo ulteriori oggetti di Design come ad esempio:


-    un tavolo;
-    uno o più elementi divano
-    una chaise longues
ecc.
posizioniamo le famiglie, elementi di interior design, all’interno del progetto di arredo e come in precedenza assegniamo una etichetta all’oggetto BIM attraverso l’uso della nota chiave.

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                                                                                                                               Revit – famiglia di arredo – nota chiave 3


Analogamente a quanto visto in precedenza per l’elemento di arredo “sedia” abbiamo ora per “divano”, “tavolo” e “chaise longue” un’annotazione che richiama esattamente il testo del parametro “Nota chiave” contenuto all’interno della famiglia di Arredamento. 

Abaco degli arredi

Nel caso volessimo arricchire il nostro layout architettonico con ulteriori informazioni sugli elementi d’arredo, senza troppo appesantire la veste grafica è consigliato usare un abaco.


Gli abachi di Revit funzionano come maschere che contengono e richiamano al loro interno i parametri di tutto il modello BIM 3D, è pertanto possibile e in maniera molto efficace costruire uno o più abachi di arredamento che contengano al loro interno molte più informazioni sugli elementi di arredo inseribili in un progetto Architettonico.


Nel Browser di progetto, tasto destro su “Abachi/Quantità” e selezionare “Nuovo abaco/quantità

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                                                                                                                                                  Abaco degli arredi – creazione

Dal menù a tendina successivo selezionare “Arredi”

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                                                                                                                                                Abaco degli arredi – creazione 2

La nuova maschera che compare è l’interfaccia di costruzione dell’abaco degli arredi che stiamo impostando.


Sulla colonna di sinistra vediamo i campi selezionabili, su quella di destra vediamo i campi che desideriamo inserire all’interno della nostra tabella. Questi campi, altro non sono che la relazione tra i parametri presenti all’interno delle famiglie di revit e il loro richiamo (campo) all’interno del progetto architettonico.


Procedere inserendo soltanto i “campi” necessari alla descrizione dei singoli oggetti di Interior Design che costituiscono il nostro progetto di arredamento. Per aiutarci a compilare correttamente l’abaco in questo senso, basta come fatto in precedenza, selezionare uno degli oggetti e con “Modifica tipo” verificare quali parametri sono contenuti all’interno delle famiglie di Revit e che vogliamo richiamare nel nostro abaco.

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                                                                                                                                              Abaco degli arredi – creazione 3


Selezioniamo i seguenti campi nella colonna di sinistra e con la freccia verde aggiungiamoli all’abaco (la freccia rossa elimina il campo dall’abaco):


-    Nota chiave;
-    Descrizione;
-    Produttore;
-    Costo;
-    URL;
-    Modello;
-    Immagine. 

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                                                                                                                                                Abaco degli arredi – creazione 4


L’abaco che viene generato è una nuova vista all’interno del Browser di progetto e si presenta come una tabella che ha in colonna i campi e in riga tutti gli elementi riconosciuti come “Arredo” all’interno del Modello BIM.


Il primo campo, “Nota chiave” richiama esattamente quanto in precedenza visualizzato all’interno della vista in pianta del progetto Architettonico, gli altri campi tutte le specifiche informazioni (parametri) richiamati.  Tuttavia si nota come ci siano due campi senza informazioni di sorta, ovvero il campo “Costo” e il campo “Immagine”.


In merito al primo, utile per preventivare e dare immediato riscontro visivo del costo di ogni elemento è sufficiente modificare ogni famiglia di Arredo inserendo un costo per ognuna; tornando nella vista di pianta, selezionare ogni singolo oggetto di interior design con “Modifica tipo” entrare nelle proprietà del tipo della famiglia di Revit e inserire un preventivo o un costo da catalogo (i valori inseriti sono puramente indicativi).

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                                                                                                                                                  Abaco degli arredi – creazione 5


L’abaco degli arredi è adesso aggiornato con i costi dei singoli elementi di arredo.

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                                                                                                                                                 Abaco degli arredi – creazione 6

Al fine di migliorare poi la veste grafica dell’abaco è utile fornire un’anteprima degli elementi di arredo inseriti nel progetto Architettonico.


Per far ciò è necessario caricare le immagini degli stessi (scaricabili agli stessi indirizzi URL) dal menù “Inserisci”, “Gestisci immagini”, “Aggiungi” nella scheda di gestione delle immagini che viene visualizzata.

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                                                                                                                                    Abaco degli arredi – gestione immagini 1


Ora è possibile, tornando alla vista “Abaco degli arredi” collegare ogni Elemento di Interior Design ad una sua immagine di anteprima selezionando la cella corrispondente. Di nuovo si visualizza il selettore di “Gestisci immagini”, selezionare l’immagine dell’Arredo corrispondente e ripetere l’operazione per ogni altra sedia, tavolo, divano, chaise longue presenti nel progetto Architettonico.

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                                                                                                                                Abaco degli arredi – gestione immagini 2

Ora l’abaco degli arredi ha tutte le immagini di anteprima caricate.
Per visualizzarle è necessario, trascinare la vista “Abaco degli arredi” all’interno di una tavola di progetto.

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                                                                                                                  Abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto

Tutorial

L'arte è sacra. Soprattutto l'architettura

12 Dicembre 2018

Il rinnovato impulso all'edilizia liturgica, la sostenibilità delle chiese nel contesto urbano e le proprietà miracolose del gres porcellanato. "Dio è nei dettagli" , come disse l'architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, uno dei maestri del Movimento Moderno. Mai espressione fu più appropriata, se pensiamo all'architettura sacra e all'attenzione prestata ai particolari aspetti tecnici della progettazione, al ruolo sociale di un edificio liturgico e ai significati che un luogo di culto può acquistare una volta inserito nel contesto urbano.  Aspetti tornati fondamentali dopo il Concilio Vaticano II - con figure come il Cardinale Larcaro votate a promuovere una costruzione religiosa costantemente in dialogo con la città - e resi protagonisti del dibattito sull'architettura contemporanea anche per merito delle numerose opere di edilizia religiosa progettate da archistar come Richard Meier, Le Corbusier, Mario Botta, Renzo Piano e Tadao Ando. Ma soprattutto grazie al rinnovato impulso della Conferenza Episcopale Italiana, impegnata a sostenere il settore organizzando concorsi per l'ideazione e realizzazione di nuove chiese: solo nell'ultimoperiodo, oltre al bando di committenza per la diocesi di Mantova sono in via di definizione quelli per Lucca, Monreale e Forlì. L’attivismo dei committenti ecclesiastici è in controtendenza rispetto al generale rallentamento del settore, con un calo complessivo di nuove edificazioni del 44% negli anni dal 2006 al 2012 e una situazione del mercato non residenziale che sta faticosamente provando ad invertire il trend. Una ripresa che sembra basarsi soprattuttosullo sviluppo delle tendenze di sostenibilità ambientale ed urbana, orientamento da sempre caro alla stessa CEI. Se progettazione green e riqualificazione sono il futuro possibile dell’architettura, l’edilizia sacra si pone “per vocazione” nel solco di quella “ecologia umana” alla quale sovente hanno fatto riferimento anche gli ultimi pontificati:l’attenzione all’efficienza energetica dell’edificio, la selezione accurata di materiali non pericolosi per la salute, la scelta di sistemi costruttivi che favoriscano l’esposizione solare delle strutture di culto e di impianti tecnologicamente all'avanguardia. Gli esempi virtuosi non mancano, dalle oltre 700 chiese tedesche con pannelli fotovoltaici installati sul tetto al Sacro Cuore Immacolato di Maria a Brembo di Dalmine (Bergamo), dove i progettisti dello studio Pbeb hanno realizzato una chiesa all’interno di una fabbrica in disuso. Un edificio liturgico sempre meno connotato dal carattere di monumento e sempre più da quello di architettura con precise caratteristiche funzionali, come ad esempio accessibilità universale e sicurezza. Oltre a rispettare l’equilibrio con l’ambiente circostante, sia esso paesaggio o tessuto urbano. In particolare, la maggior parte delle costruzioni religiose in grado di proporre un linguaggio contemporaneo associanol’innovazione di forme e materiali alla riconoscibilità di un luogo dedicato alla spiritualità, cardine dell’identità locale e punto di riferimento per il contesto sociale di appartenenza.  L’ecosostenibilità è pertanto il principale obiettivo di un’architettura sacra che mira ad esprimere il concetto di comunità, attraverso l’utilizzo di materiali green che rappresentano la sintesi di estetica contemporanea e qualità funzionale. A proposito dei materiali, la ceramica è storicamente una soluzione molto utilizzata per la realizzazione di edifici religiosi, per il rivestimento di pareti interne o nel caso della decorazione di cupole e colonnati. Un ruolo di primo piano ribadito oggi dal gres porcellanato, con le sue proprietà "miracolose" quanto ad adattabilità a diversi cromatismi e spazi di dimensioni variabili grazie alla disponibilità di formati e spessori differenti. Queste proprietà, assieme all'eliminazione degli smalti, permettono l'impiego del materiale sia in esterno che in interno, come nel caso del gres porcellanato firmato DSG Ceramiche e scelto dagli studi associati Itinera e Itaca Architetti per il progetto proposto al concorso per la parrocchia di Santa Maria del Carmine (Napoli) indetto dall'Arcidiocesi di Sorrento-Castellamare di Stabia. I prodotti DSG che nello specifico sono stati selezionati per l'eventuale realizzazione di questa struttura ecclesiastica sono Luserna e Basaltina, entrambi nella versione bocciardata: lastre di gres porcellanato che resistono all'abrasione, con coefficiente di attrito R11 perfettamente idoneo all'uso ad alto traffico ed effetto pietra ideale per valorizzare le estensioni più vaste. Un dettaglio estetico fondamentale per la resa di un basamento unico che, nelle intenzioni dei progettisti, ha visivamente origine dalla croce all'interno della chiesa e raggiunge l'esterno della costruzione percorrendone per intero il perimetro e componendosi nel sagrato in un sedile che offresimbolicamente accoglienza. La relazione inscindibile fra vita quotidiana dei credenti e liturgia viene infatti richiamata dai principi cui si è ispirato il progetto ed è rappresentata da una pavimentazione che, a livello visivo, elimina qualsiasi soluzione di continuità tra le varie parti dell’architettura sacra.  Tornando alle citazioni, e specialmente a un altro prestigioso rappresentante del Movimento Moderno come Le Corbusier, "L'architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce". Una luce che, in certi casi più di altri, può davvero dirsi di origine divina.

Qui sono disponibili le texture 3D di DSG.

Marco Mignatti

Architettura

Federal Building: tensione spaziale e sostenibilità

25 Marzo 2019

ll San Francisco Federal Building, vincitore del primo premio internazionale per la sostenibilità e l’umanità voluto dal gruppo austriaco Zumtobel, scaturisce dalle scelte di Morphosis, dettate dall’intelligenza di coniugare ardite soluzioni formale ed alte prestazioni energetiche che rispettano l'ambiente.

GSA Building

Lo studio di Santa Monica, icona nel panorama mondiale delle costruzioni, delinea questo stabile non troppo grande – solo 18 piani d’altezza – e non troppo vasto, eppure talmente diverso da apparire fuori dagli schemi. Frutto di un concorso, la sede delle funzioni pubbliche federali di San Francisco si apre su una nuova piazza,  progettata da Morphosis in collaborazione con Richard Haag, dove la pavimentazione lascia spazio al verde.

GSA Building

Un’area pubblica conviviale, cui fa da sponda un lungo edificio a quattro piani annesso alla torre grazie a una copertura metallica continua. Un volume basso che si rastrema, introdotto dai progettisti per ristabilire la simmetria con il contesto urbano, fatto di palazzi bassi su maglia stradale molto stretta. Morphosis, invece, progetta un edificio che sembra statico e massivo, ma che poi si rivela in grado di “respirare”.

GSA Building

Una facciata di metallo semitrasparente maschera il prospetto sud: una griglia continua fatta di frangisole, che ricopre fronte e che ripiega sulla copertura. Si fora nel centro dell’edificio con una forma regolare rara, poi scende e si piega, si alza e si abbassa fino a smaterializzarsi toccando il terreno. Un impeto di forme che nascondono le necessità di ventilazione della struttura. Sul lato opposto, paraste di vetro azzurro-verde segnano la verticalità del volume, riflettendo la luce.

GSA Building

La copertura metallica è rotta a sud da una terrazza panoramica, un giardino sospeso ospitato all’interno del grande foro quadrato che dall’esterno funge da cornice, mentre dall’interno è come un cannocchiale puntato sulla città. Questo è uno dei luoghi – assieme alla lobby d’entrata alta 27 metri e ad altre postazioni ai vari piani – ideati per l’incontro e il relax dei dipendenti. In un ambiente del genere, dove lavorano 1.500 persone, molte soluzioni sono state pensate per aumentare la sensibilità ecologica degli utenti e in chiave di prevenzione alle malattie. Fra le altre, ascensori per normodotati che si fermano ogni tre piani, obbligando i fruitori a percorrere alcune rampe di scale. Un contributo alla lotta all’obesità, molto diffusa negli Usa. All’interno, è da segnalare lo sviluppo della sezione verticale: un dialogo fra volumi e muri di cemento armato che permette di creare pressioni e depressioni, canali d’aria e zone in cui la luce naturale penetra in profondità.

GSA Building

Il San Francisco Federal Building, punto di riferimento per gli edifici ad alte prestazioni energetiche, si è avvalso della consulenza di Ove Arup e del Lawrence Berkeley National Laboratory, che hanno simulato alternative di controllo termico e ventilazione naturale della struttura. Dalla climatologia locale, caratterizzata da una forte radiazione solare (San Francisco ha una latitudine equivalente a quella del Nord Africa), forti escursioni giornaliere e la presenza di brezze costanti, l'obiettivo di realizzare un edificio senza impianto di climatizzazione.

GSA Building

Prima necessità è stata la protezione dall'irraggiamento: la simulazione modellistica ha bocciato l’alternativa di impiegare un doppio involucro in vetro (double-glass façade) a vantaggio di una superficie grigliata metallica all'esterno della facciata sud e di lame verticali in vetro traslucido sul lato opposto. La superficie metallica filtra la radiazione solare, riduce i carichi termici ed evita fenomeni di abbagliamento; i frangisole, invece, intercettano la radiazione solare tangente alla facciata nord nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, favorendo la diffusione uniforme della luce.

GSA Building

Strategie, con un’altezza interpiano di quattro metri per favorire la diffusione della luce naturale in profondità, fanno sì che solo una parte  dell’edificio, il 15 per cento, richieda l’uso di luce artificiale. Il risparmio, di elettricità, è consistente. Si è cercato di sfruttare il variare della temperatura esterna ai fini del raffrescamento: la struttura portante è integralmente in calcestruzzo e la forma dei solai, sinusoidale all'intradosso, ottimizza l’esposizione della massa, favorendo il flusso di assorbimento del calore generato da occupanti e computer. Durante la notte, la massa cede il calore accumulato nel corso della giornata e la ventilazione naturale, indotta dalla brezza notturna è consentita dall'apertura di serramenti automatizzati e gestiti da un computer (Bsa, Building automated system), lambisce i solai e porta via il calore rilasciato. Il percorso della ventilazione naturale, studiato con simulazioni fluidodinamiche, ha determinato anche il layout degli interni: ad esempio, le stanze situate lungo la mezzeria sono più basse rispetto all’interpiano tipo, in modo da creare spazio al passaggio dell’aria. La simulazione termica ha stimato i consumi dell’edificio pari a 78 kWh/m2 annui, mentre la media per analoghi edifici negli Usa è di 174 kWh/m2 annui. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.morphosis.com morphopedia.com/projects/san-francisco-federal-building Immagini: © 2013 Morphosis Architects; © Frankie Flood.

Marco Mignatti

Architettura

Planium for the Agostini Museum

14 gennaio 2020

 

Location: Museo Giacomo Agostini

Progetto: Studio Giavarini - Architettura e Design

Pavimenti, controsoffitto, rivestimenti e logo 3D: Planium Srl

Fotografie: Giacomo Albo

 

Planium Srl ha contribuito alla realizzazione di questo storico luogo rendendo concrete tre particolari idee strutturali: il pavimento, il controsoffitto, le boiserie e la scritta "AGO", nom de guerre del motociclista più vincente di ogni tempo.

 “Le moto nascevano in un’officina e pertanto abbiamo ideato il contenuto del Museo, di meccanica e non, racchiuso come fosse in una scatola di Cartier.” Così Giacomo Agostini, che ha inaugurato nel dicembre del 2019, il suo personale Museo a Bergamo, spiega come è stata concepita l’idea strutturale della sua Sala dei Trofei insieme allo Studio Giavarini - Architettura e Design.

Il metallo - dice l’Architetto Giavarini, “è estremamente versatile. Come si può notare osservando la sala, è stato utilizzato in numerosi modi e riveste praticamente tutte le superfici visibili.” Cemento Inossidabile, la finitura Planium scelta per il pavimento, è stata posata attraverso il sistema magnetico MG01 ; questo acciaio è caratterizzato da una particolare texture che rimanda cromaticamente al cemento, da cui trae il suo nome.

MG01 Magnetic System
Pavimento in metallo MG01

 

Il cuore progettuale dell’insieme risiede nell’evocazione di uno “stile industriale” che richiami l’ambiente motociclistico, e dunque col pavimento allo stesso modo è stato seguito questo iter per quanto riguarda la scelta del controsoffitto, realizzato da Planium con l’uso della lamiera forata per fini estetici. “L’idea”, prosegue infatti l’Architetto Giavarini, “è stata quella di far convivere una sala trofei formale e rigorosa con un ambiente che richiamasse il mondo delle corse di un tempo, simile a un’officina, dove gli interventi sulle moto erano molto più diretti di oggi, dopo l’arrivo dell’elettronica.”

Le pareti della sala espositiva sono caratterizzate dalle boiserie attrezzate che rivestono tutto il perimetro del museo realizzate, sempre su disegno dello Studio Giavarini, in collaborazione con la Falegnameria F.lli Gotti. L’area progettazione Planium si è occupata di creare la finitura estetica e delle staffe di rinforzo, mentre la Falegnameria ha realizzato l'anima interna dei pannelli. Le boiserie in acciaio zincato sono state sagomate, tagliate e piegate in modo tale da creare una sorta di sandwich con l'anima e le staffe e in seguito verniciate a liquido colore rosso.

La scritta "AGO", posta al centro della Sala dei Trofei, è formata da lettere in alluminio, tagliate con laser fibra, piegate e verniciate a liquido per ottenere sempre un colore rosso vivo che si sposa con i dettagli cromatici delle moto presenti nel museo e le boiserie a parete.

Planium for the Agostini Museum
3D logo: AGO

Marco Mignatti

Architettura