Un cemento fotocatalitico

Un materiale ecocompatibile, innovativo e di elevata qualità che, oltre a garantire protezione, abbatte gli agenti inquinanti nei centri urbani grazie all’azione fotocatalitica attivata dalla luce del sole. TunnelUmbertoIRoma

Poiché lo smog, da anni, rovina di giorno in giorno palazzi, monumenti e interi centri urbani, in edilizia e architettura si è dato ampio spazio alla ricerca di materiali in grado di mantenere inalterata nel tempo la qualità estetica degli edifici e, una della soluzioni valide. Sperimentate con successo è TX Active®, il cemento “mangia smog” principio brevettato da Italcementi Group, azienda leader nel settore dei materiali per l’edilizia.

PiazzadelComunediCorvaraBZ

TX Active® viene applicato sulla superficie in quanto è la sola porzione che interagisce con l’atmosfera; il principio fotocatalitico non viene impiegato in applicazioni strutturali ma solo laddove sia possibile mantenere spessori modesti: da alcuni centimetri fino a pochi millimetri.

Per le sue importanti proprietà è stato applicato a molte opere architettoniche di pregio la cui bellezza viene preservata con l’effetto autopulente. Italcementi Group approccia il mondo dell’edilizia con le più avanzate tecnologie messe a punto dalla ricerca con una forte vocazione per la qualità e l’innovazione.

www.italcementi.it

Materiali

Telefónica's Headquarters: l'involucro multilayer

29 Ottobre 2018

Telefónica's Headquarters consolida l'orientamento progettuale volto all’utilizzo di schermature avanzate nel sistema involucro. Di fatto, lo schermo avanzato, letteralmente spostato in avanti, sottende la presenza di uno spazio filtro collaborante e funzionale con valore di intercapedine, che potrà assolvere funzioni di ventilazione, dando origine ad una “parete ventilata a schermo avanzato”. Telefόnica’s Headquarters

Ossia l’elemento più esterno, o schermo, acquista nel sistema edificio un’autonomia formale, dimensionale e funzionale in un rapporto biunivoco tra l’esterno e la parete vera e propria interna.  L'involucro multilayer così siffatto, è ben espresso dalla locuzione “a doppia pelle, un sistema composito dalle molte finalità: riparare e proteggere l’elemento murario o il corpo edilizio dalla permeabilità all'acqua, all'aria, al suono, agli agenti climatici e alla luce naturale con la possibilità di regolarne l’apporto in funzione di specifiche variabili di progetto e di relazione con il contesto ambientale. Telefόnica’s Headquarters

Il sistema costruttivo prevede il più delle volte un montaggio per strati, meccanico e soprattutto a secco, valorizzando l’aspetto progettuale e di controllo del processo sia in cantiere sia in fase di preparazione in stabilimento di produzione degli elementi/dispositivi. Il curtain wall da facciata monostrato si evolve in un pacchetto funzionale composto da due layer vetrati separati da un'intercapedine ventilata. Telefόnica’s Headquarters Nel progetto Telefόnica's Headquarters a Madrid, Rafael De La-Hoz Castanys accosta declinazioni di opacità e trasparenza del vetro per uno sviluppo in facciata di 140000m2 ottenendo un gradevole effetto d'insieme oltre che vantaggi di risparmio energetico globale. L'ampia superficie vetrata incide per un risparmio del 42% in energia elettrica dedicata all'illuminazione artificiale, del 15% in aria condizionata in inverno e del 34% in estate, riducendo le emissioni di Co2 di circa 5000 tonnellate l'anno.

Telefόnica’s Headquarters  

La pelle interna in cristallo extra-chiaro presenta per il basamento, a contrasto con i piani alti dell'edificio, un trattamento serigrafico di superficie lineare e diradato. La pelle più esterna è in lastre di vetro Superdual-T prive di vetrocamera, doppiamente serigrafate da una moltitudine di cerchi a diametro ridottissimo di colorazione bianca sulla faccia esterna e da una corrispondente moltitudine di cerchi di colorazione nera sulla faccia interna. Il prodotto, frutto di una sperimentazione condotta dall'azienda Vitro Cristalglass in accordo con le indicazioni di progetto, consente un doppio effetto visivo motivato da una duplice valenza d'uso superficiale: la faccia esterna della lastra è apparentemente di un'opacità integrale per congelare la possibilità di introspezione verso l'interno; la faccia interna, altrettanto apparentemente e con un intenzionale effetto ottico indotto nell'osservatore, è trasparente per consentire nitidezza di visibilità all'utente-visitatore. Gli elementi vetrati di grandi dimensioni 4x2m, scandiscono un modulo di facciata interrotto e diviso da ulteriori schermi vetrati con funzione “frangisole”, pensati in funzione ortogonale con la doppia pelle, secondo tre distinte modalità di interazione tecnico-costruttiva: aba encaixada (“scheda incastrata”); aba cunhada (“scheda incuneata”); aba enlaçada (“scheda intrappolata”). Un ulteriore contributo alla tecnologia d'involucro arriva dalla struttura di coronamento, ad oggi la più vasta superficie di pannelli solari fotovoltaici applicati ad una copertura in Europa: circa 16600 pannelli solari fotovoltaici su una superficie complessiva di 26000m2. La capacità di trasformazione dell'energia solare in energia elettrica equivale a 4389000 kw/h/anno, il 18% del consumo totale dell'edificio in un anno. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.rafaeldelahoz.com Immagini: © Rafael De La-Hoz Arquitectos; © Roland Halbe; © Miguel de Guzmán; © Luis Asín; © Joan Roig  

Edoardo Croci

Facciate

Panchoran Retreat, un paradiso naturale

28 Dicembre 2018

Panchoran  (in balinese vuol dire primavera) è un paradiso terrestre nascosto nelle foreste di Bali;  un luogo ideale per chi vuole fuggire dal caos della città e concedersi dei meravigliosi momenti di relax. Qui la designer irlandese Linda Garland ha realizzato il suo Panchoran Retreat. Panchoran Retreat è un rifugio costruito con il bambù, che cresce spontaneamente nella zona, e con i vecchi pali del telefono acquistati dal governo locale. Qui tutto è caldo, accogliente e realizzato con materiali naturali, la maggior parte dei quali riciclati o di provenienza locale. 89 Le cinque ariose ed indipendenti ville sparse per la foresta sono fatte in bambù e sono appoggiate su ex pali del telefono ed erbe native prelevate direttamente dal cortile del resort. I legni sono provenienti da vecchie abitazioni e i tetti sono fatti di alang alang, un tipo di erba che cresce nei terreni della tenuta. Panchoran Retreat A Panchoran Retreat non manca nemmeno la piscina immersa nel verde, delle cascate scintillanti e degli orti biologici, dove Garland coltiva riso, palme e piante medicinali. Anche gli arredi del Retreat sono stati quasi tutti progettati dalla designer; arredo minimal basato su tendaggi e cuscini. Il fiore all’occhiello di questo vero e proprio paradiso terrestre è la Jungle Gym, un'area dedicata allo yoga, sospesa come un ponte sopra il fiume. Utilizzando un piccolo sistema idroelettrico, Linda Garland, ha iniziato a produrre l’elettricità sfruttando l’acqua del fiume. Un paradiso, un omaggio alla natura!  

Carlo Bardelli

Bioedilizia

Acciaio riciclato, pannelli fotovoltaici e legno di scarto per il primo quartiere "Carbon Neutral"

5 Ottobre 2018

Molteplici esempi di insediamenti residenziali testimoniano come da qualche anno, in Europa, la sostenibilità in architettura sia sempre più applicata alla dimensione urbana e non solo al singolo edificio. Il modello di sviluppo sotteso a questa tendenza è l’Ecoquartiere una tipologia insediativa in grado di associare alle tecnologie costruttive e ai principi progettuali tipici della bioarchitettura quello dell’aggregazione sociale, contemplando in tal modo i tre principali fattori della sostenibilità: preservazione dell’ambiente, fattibilità economica e benessere sociale. BedZed2

Il quartiere BedZED, Beddington Zero (fossil) Energy Development, costituisce il primo esempio di comunità Carbon Neutral realizzata.  Progettato dall'architetto Bill Dunster e dal gruppo ZEDfactory, è stato realizzato dal Peabody Trust, associazione operante nel settore dell'edilizia sociale, e nasce con l'obiettivo di esplorare le potenzialità di uno sviluppo urbano sostenibile ad alta densità a zero emissioni inquinanti e consumi energetici. Costruito su di un'area dismessa a sud di Londra, BedZED è un insediamento di 82 alloggi a conduzione mista (abitazione sociale, convenzionata e in vendita) con più di 3000mq di spazi dedicati al lavoro, servizi, commercio e usi ricreativi. BedZed1

I materiali sono tutti di recupero e prodotti ad una distanza inferiore ai 35 km dal sito, così da ridurre l'impatto ambientale dovuto alle emissioni nocive dei camion. In particolare, il 60% dei mattoni è fabbricato sul posto, il legno proviene da foreste sostenibili ed il ferro da una stazione ferroviaria demolita. Sotto l'asfalto, uno strato di vecchie bottiglie frantumate garantisce il drenaggio dell'acqua piovana. Il risparmio energetico è garantito attraverso l'orientamento dell'edificio e l’involucro edilizio altamente isolato, cinque volte superiore agli standard, grandi finestre a sud caratterizzate da doppi o tripli vetri e serre solari consentono di accumulare il calore in inverno.

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Il ricambio dell’aria e la sua circolazione negli ambienti sono ottenuti con un sistema di ventilazione naturale attraverso camini a vento che contraddistinguono i tetti dell’abitato. Tetti verdi aumentano l'inerzia termica dell'edificio ma anche il valore ecologico del sito e la capacità di assorbimento del carbonio. Le scelte costruttive si declinano in struttura in acciaio riciclato per gli uffici; struttura in calcestruzzo per le residenze; impiego di un numero minimo di elementi prefabbricati e di sistemi ad alta tecnologia uniti a materiali edilizi tradizionali del luogo. cupr_bedzed_2007-1 L'energia necessaria agli appartamenti è generata da 777 mq di pannelli fotovoltaici posti sulle pareti a sud e da una centrale termica (impianto di cogenerazione alimentato da biomasse)che brucia legno di scarto proveniente da aziende locali, ovvero dalla potatura degli alberi di Boroughs, sutton e Croydon. Un apposito sistema sul tetto, convoglia le acque piovane poi raccolte in apposite vasche e riutilizzate per lo scarico dei bagni e per innaffiare le piante. ofnz_pep.ecn.nl_bedzed6

BedZED, i cui costi di realizzazione sono davvero poco superiori rispetto a quelli di un insediamento standard, è stato progettato per essere costruito ovunque, considerando che in Inghilterra, entro il 2016, ogni nuova costruzione dovrà essere alimentata con energia rinnovabile prodotta sul posto, questa sua caratteristica diviene fondamentale. Nel quartiere, inoltre, sono molto utilizzati il car sharing ed il car pooling nonché una scooter elettrici. Anche la spesa, attraverso un sistema di distribuzione del cibo a chilometri zero, oltre a ridurre gli impatti legati al trasporti delle merci o delle persone, favorisce lo sviluppo di un sistema economico locale. qbow_mattkatiebrown.files.wordpress.com_bedzed2 (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.zedfactory.com/zed www.bioregional.com Immagini: © 2010 Andrew Butterton; © 2010 ZEDfactory Ltd; ©2009One Planet Living; ©2008 The Independent.

Carlo Bardelli

Bioedilizia

Sustainable Smart Insulation. Sviluppo di pannelli isolanti per edilizia in carta da macero e pcm

Un estratto della Tesi di Laurea Magistrale in Design & Engineering, A.a. 2010/2011 di Marta Musitelli Scuola del Design, Politecnico di Milano Relatore: Prof.ssa Barbara Del Curto Correlatore: Prof.ssa MariaPia Pedeferri Sustainable Smart Insulation è il titolo della tesi di ricerca svolta da Marta Musitelli presso il Politecnico di Milano. Il progetto ha come obiettivo lo sviluppo di pannelli isolanti ecosostenibili ed innovativi, realizzabili tramite l’utilizzo di due componenti: la cellulosa, ottenuta dal riciclaggio della carta da macero, e i materiali a cambiamento di fase (Phase Change Materials o PCMs), sostanze capaci di accumulare e rilasciare calore in modo programmato. Attraverso la miscelazione delle due sostanze durante la fase di lavorazione del macero, è stato possibile ottenere un materiale composito con caratteristiche del tutto nuove, nelle quali si uniscono le proprietà termiche dei due componenti. In campo edilizio, i PCM sono impiegati e studiati da diversi anni per migliorare le capacità di isolamento termico delle pareti. Le fibre di cellulosa vengono invece utilizzate come materiale coibente ecologico. Lo scopo della ricerca è quello di ottenere un pannello isolante di matrice cellulosica arricchito dalle proprietà termiche dei PCM e di effettuare degli studi e delle prove per verificarne l’idoneità nel contesto d’uso. Sono state proposte e sperimentate diverse idee per ottimizzare le proprietà del materiale, quali: leggerezza, resistenza meccanica, resistenza al fuoco, resistenza all’assorbimento di acqua e sostenibilità ambientale. La presenza di zone d’aria all’interno della struttura di un materiale riduce la densità e al tempo stesso migliora le proprietà isolanti. Allo scopo di ottenere un pannello più performante e leggero sono state sperimentate diverse tecniche di inclusione dell’aria all’interno del nuovo materiale in carta da macero e PCM, quali ad esempio:
  1. Processo di liofilizzazione
  2. Processo di lievitazione
  3. Distribuzione di fiocchi
  4. Modellazione della forma
Un efficace metodo per ottenere vuoti d’aria all’interno di una struttura è la liofilizzazione. Portando a basse temperature una sostanza contenente acqua si ottengono dei cristalli di ghiaccio ed il volume di acqua aumenta. Mantenendo le basse temperature si procede all’abbattimento della pressione fino ad un valore tale da permettere la sublimazione del ghiaccio in vapore tramite un leggero aumento di temperatura. In questo modo si evita la formazione della fase liquida di acqua che impregnerebbe le fibre e causerebbe il collasso della struttura. A seconda della concentrazione di acqua immessa nella polpa si ottengono risultati differenti. L’aumento di volume e la perdita di peso sono evidenti in entrambi i casi: con una concentrazione di acqua pari a 10 volte il peso del cartone si ottiene una consistenza leggera ma a granuli; con una concentrazione di acqua di circa il doppio della precedente si ottiene una consistenza leggera e più omogenea. Un secondo metodo sperimentato consiste nell’utilizzo di agenti lievitanti, come ad esempio il Bicarbonato di Sodio, in grado di decomporsi ad alte temperature e di creare particelle di anidride carbonica all’interno della polpa bagnata, che durante la fase di asciugatura in stufa aumentano di volume grazie all’ebollizione dell’acqua. L’aggiunta di Bicarbonato di Sodio in diverse quantità conferisce risultati differenti: il pannello realizzato con 30% di Bicarbonato mostra un notevole aumento di spessore rispetto al pannello senza additivi; il pannello con 50% di Bicarbonato mostra un aumento di spessore ulteriore rispetto al precedente arrivando ad essere circa il doppio del pannello senza additivi. Un terzo metodo sperimentato è quello di ottenere una struttura leggera tramite la stratificazione dei fiocchi di cellulosa che si ottengono dalla sfibratura del cartone. Questo metodo permette di ottenere leggerezza grazie all’aria che rimane intrappolata fra le fibre disordinate, ma non risultano adatti all’utilizzo in campo edilizio poiché non sono lavorabili e resistenti meccanicamente. Sfoglia il pdf e continua a leggere la ricerca
Materiali

King Fahad National Library: membrane di tessuto per la facciata

09 Dicembre 2018

Inaugurata a novembre a Riyadh, il progetto per la King Fahad National Library, tra i più importanti edifici culturali dell’Arabia Saudita, comprendeva, oltre alla ristrutturazione dell’edificio, un intervento di sviluppo urbano all’interno di un contesto predeterminato, rispettando la cultura del luogo. La biblioteca rappresenta il nuovo centro del quartiere Olaya, in rapido sviluppo, e si distingue nettamente dall’eterogeneo tessuto edilizio che lo circonda. Gerber National Library

Il nuovo volume, quadrato, al centro di un parco urbano, appare aperto e luminoso e, a dispetto delle sue dimensioni imponenti, non “abbandona” il vecchio edificio, che ora è archivio e centro della conoscenza all'interno della nuova biblioteca. A firmarlo è lo studio tedesco Gerber Architekten che, oltre l'edificio, ha riprogettato il parco esistente, con ampi spazi di verde pubblico e piazze, creando una nuova unità urbana. Il progetto racchiude l’edificio esistente, combinandosi con esso in maniera inedita e seguendo i principi dettati dalla conservazione dei monumenti storici. La forma cruciforme è ora nascosta dall’ampliamento, dando origine a un edificio nell’edificio, mentre la cupola di copertura – originariamente in cemento, ora ricostruita in acciaio e vetro – continua a essere il simbolo della biblioteca. La copertura inonda di luce lo spazio per la lettura, creando un’atmosfera favorevole allo studio. Gerber National Library Gerber National Library

All’interno – come in una scatola del tesoro o in un magazzino del sapere – sono conservati i libri. I visitatori possono raggiungere l’area pubblica, collocata al terzo piano, attraverso delle passerelle accessibili dalla sala lettura. La nuova copertura è punteggiata di lucernari, sotto i quali sono applicate membrane in tessuto bianco della Sefar Group, leader in applicazioni tessili in architettura, che distribuiscono la luce in modo uniforme. Gerber National Library Gerber National Library TESSUTO_MEMBRANE_FACCIATE

Al piano terra sono collocati l’atrio d’ingresso, spazi espositivi, un ristorante e una libreria.

Gerber National Library Gerber National Library Al primo piano è stata prevista un’area riservata alle donne, dove possono studiare o leggere senza burka, separata dagli altri spazi e con un ingresso dedicato. Gerber National Library Gerber National Library L’elemento chiave del progetto è costituito dalla facciata: il rivestimento è realizzato con moduli romboidali in tessuto che disegnano una trama capace di svelare e nascondere allo stesso tempo. La membrana bianca, sostenuta da una struttura tridimensionale in acciaio, ombreggia la facciata e interpreta la tradizionale struttura araba della tenda in modo moderno e tecnologico.

Gerber National Library

Durante la notte, la facciata è illuminata con colori diversi, diventando una lanterna urbana. Il rivestimento funziona come schermatura solare, permettendo il passaggio di una quantità limitata di radiazione (pari al 7 per cento), e consente allo stesso tempo la permeabilità visiva. La combinazione di questo sistema con un impianto di raffrescamento a pavimento garantisce il comfort termico e riduce il consumo energetico, utilizzando tecnologie inedite nel mondo arabo. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.gerberarchitekten.de ©  Christian Richters © Gerber Architekten    

Edoardo Croci

Facciate

TUTORIAL 3: Revit family – l’abaco degli arredi nel progetto

Guida alla realizzazione di una vista “abaco degli arredi” da inserire all’interno di un progetto architettonico 

 

Revit family

In questo tutorial continueremo ad approfondire la relazione tra i parametri della famiglia di Revit presa ad esempio, ovvero la sedia "Solo S62" e il loro funzionamento all’interno di un progetto architettonico.


Ricordiamo che la creazione di Oggetti BIM comunemente detti famiglie in Revit è fondamentale per il completamento dei modelli 3D BIM e per il loro corretto funzionamento.


Gli Oggetti BIM vengono comunemente ricercati su Internet per essere inseriti in un ambiente progettuale di Revit come Famiglie senza essere in alcun modo modificati e spesso se ne ignorano le caratteristiche fondamentali, come siano stati realizzati, con quali parametri, quali finalità devono soddisfare e quali siano le potenzialità di interazione con il Modello 3D in costruzione.


Diversamente da quanto avviene con un File “.dwg” di Autocad, o un File “.ifc”, un file “.rfa” (le Famiglie BIM di Revit sono file “.rfa”, i Progetti BIM di Revit sono file “.rvt”)  quando un oggetto “Famiglia BIM” viene inserito all’interno di un Modello 3D Parametrico di progetto, quest’ultimo viene arricchito con tutte le informazioni contenute all’interno dell’oggetto inserito che pertanto possono essere interrogate, modificate, contabilizzate ecc.


Siano oggetti di interior design, come Sedie, tavoli, poltrone e divani, oppure veri e propri modelli Architettonici come porte, finestre, texture e rivestimenti ecc. è pertanto necessario conoscerne le caratteristiche per meglio sfruttarne le potenzialità e l’integrazione con il modello BIM principale che li ospiterà.


Nel tutorial precedente abbiamo visto come, oltre a svolgere una funzione di completamento grafico una famiglia di Revit ha al suo interno una serie di informazioni e funzioni che le permettono di dialogare con il modello 3D di progetto che è destinato ad ospitarla, questi parametri, che in precedenza abbiamo definito come l’output prestazionale della famiglia di Revit, possono essere richiamati in ogni momento e in maniera diversa a seconda di quali siano le esigenze progettuali e all’interno di un Progetto BIM 3D.


In particolare abbiamo ottenuto un “Abaco degli arredi” inseribile in una tavola di progetto che contiene al suo interno molte informazioni sugli elementi di arredo inseriti nel modello BIM.

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                                                                                    Revit - abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto

Abaco degli arredi

Ora approfondiremo la relazione tra i tra i parametri presenti all’interno delle famiglie di Revit e il loro richiamo (campo) all’interno del progetto architettonico graficamente rappresentato dall’abaco.


Ricordiamo che gli abachi di Revit funzionano come maschere che contengono e richiamano al loro interno i parametri non solo di alcune famiglie parametriche importate nel progetto ma di tutto il modello BIM 3D, e pertanto è possibile combinare tra loro e richiamare graficamente campi che mettano in relazione parametri appartenenti ad oggetti diversi.


L’esempio più immediato che si può fare a proposito è la compilazione di un abaco, che oltre a fornire un elenco degli arredi presenti in tutto il modello, fornisca informazioni più precise e sempre aggiornate dell’ambiente di progetto architettonico nel quale ogni specifico elemento di arredo viene inserito.


Una classica suddivisione degli arredi per locale.
Per far ciò dobbiamo completare l’arredamento scaricando e inserendo in locali distinti ulteriori oggetti di Design come ad esempio:
-    un letto; una poltrona
-    un tavolo
-    una sedia; ecc.


Posizioniamo le famiglie, elementi di interior design, all’interno del progetto di arredo in Locali distinti, Come il Soggiorno, la Cucina e la Camera da Letto e assegniamo una etichetta all’oggetto BIM attraverso l’uso della nota chiave.

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                                                                                                                         Progetto di arredo – divisione locali

Come fatto in precedenza, il nostro abaco degli arredi si aggiorna automaticamente.


Colleghiamo i nuovi Elementi di Interior Design ad una loro immagine di anteprima selezionando la cella corrispondente. Si visualizza il selettore di “Gestisci immagini”, selezionare l’immagine dell’Arredo corrispondente e ripetiamo l’operazione per ogni altro nuovo oggetto di arredo presente nel progetto Architettonico.

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                                                                                               Abaco degli arredi – gestione immagine di anteprima

Tornando alla nostra tavola di progetto avremo una visualizzazione dell’abaco aggiornata.

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                                                                                           Abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto 1

Ora, per raggruppare gli arredi per locale è necessario inserire nell’abaco, campi di categoria diversa rispetto a quelli finora visualizzati, ma col medesimo procedimento.


Tornando alla vista Abaco degli arredi selezionabile nel Browser di progetto, nella barra proprietà della vista selezionare “Campi” e successivamente nella maschera delle proprietà selezionare Locale in campi disponibili.

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                                                                                                          Abaco degli arredi – inserimento campi Locale

In questo modo i campi ora selezionabili per arricchire il nostro abaco degli arredi posso essere presi anche dalla categoria Locale, ciò vuol dire che la nostra nuova tabella sarà composta da campi appartenenti a elementi del modello differenti ma che interagiscono tra loro.


Possiamo pertanto richiamare informazioni da parametri di diversi elementi in un unico abaco.


Pertanto aggiungiamo dal selettore i campi:
-    Locale: Nome
-    Locale: Numero
-    Locale: Livello
 

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                                                                                                     Abaco degli arredi – inserimento campi Locale 2

Verifichiamo in tavola di progetto il risultato ottenuto.

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                                                                                                       Abaco degli arredi – inserimento campi Locale 3

Come possiamo notare per ogni oggetto sono presenti, oltre alle informazioni che richiamano i parametri insiti nella famiglia importata, anche dove lo stesso è posizionato all’interno del progetto e più precisamente, il nome e il numero del locale che lo ospita e il piano dell’edificio (Livello) al quale è inserito.


In modo analogo a quanto fatto fino ad ora si possono inserire ulteriori campi e incrociare altri parametri.


Si può inoltre intervenire per ordinare/raggruppare l’abaco in modo da renderlo più leggibile, ed in particolare eliminare il ripetersi di voci uguali.


Dal menu delle proprietà della vista “Abaco degli arredi” ordinare per “nota chiave” e deselezionare “Elenca ogni istanza”.

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                                                                                                   Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento

In questo modo otteniamo una visualizzazione in tavola più pulita e senza ripetizioni di immagini.

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                                                                                              Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento 2

L’abaco può essere ulteriormente raffinato, spostando, filtrando o formattando campi ripetitivi o non necessari.


Ad esempio si può nascondere il campo (la colonna) nota chiave, poiché le stesse informazioni sono ripetute e raggruppate a piè di pagina di ogni riga, selezionando “Formattazione” dal menu Proprietà dell’Abaco e successivamente vidimare “Campo nascosto” per “Nota chiave”.

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                                                                                                                            Abaco degli arredi – formattazione

Ora l’abaco degli arredi ha un aspetto grafico chiaro e leggibili e privo di campi ripetitivi e con informazioni chiare. 


Notiamo che ogni elemento di arredo è raggruppato, conteggiato e sommato per il suo campo “nota chiave”. 

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                                                                                                   Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento 3

Infatti la sedia modello “Mirto Indoor – IM58” è presente per n. 6 unità tutte al piano terra e più precisamente in cucina.


Mentre la sedia “Solo – S62” è presente per n. 4 unità sempre al piano terra ma all’interno del soggiorno.


Ora proviamo a spostare, alcuni di questi elementi in altri piani o locali del progetto per verificare che l’abaco funzioni nel migliore dei modi.


Posizioniamo ad esempio altre due sedie Mirto al piano primo e un'altra sedia Solo in cucina al piano terra.

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                                                                                                                           Progetto di arredo – divisione locali 2

Verifichiamo se e come è variato il nostro Abaco degli Arredi, di nuovo in tavola di progetto.

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                                                                                           Abaco degli arredi – ordinamento/raggruppamento 4

Ora abbiamo la riga della sedia “Mirto indoor – M58” sdoppiata e suddivisa per cucina al piano terra (n. 6 sedie) e disimpegno al piano primo (n. 2 sedie).


Per quanto riguarda invece la sedia “Solo – S62” si contabilizzano correttamente n. 1 unità in cucina e n. 4 unità in soggiorno tutte al piano terra. 
Possiamo affermare che l’abaco è correttamente impostato e funzionante.


Al fine di avere sempre sotto controllo il costo del nostro progetto di arredo è utile inserire la sommatoria dei costi dei singoli.


Sempre nel campo formattazione è facilmente applicabile il calcolo dei totali per ogni singolo campo; applicandolo a quello dei costi otteniamo contemporaneamente visualizzato nell’abaco il prezzo singolo e il preventivo totale del nostro progetto di arredo.
 

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                                                                                                                            Abaco degli arredi – formattazione 2

Le modifiche fin qui effettuate sono solo un primo esempio di come può essere realizzato un Abaco degli arredi. Il risultato è unicamente esemplificativo, molteplici sono infatti le possibilità di combinare le proprietà dell’abaco in modo da visualizzare le informazioni a seconda dello scopo progettuale.

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                                                                                                     Abaco degli arredi – inserimento in tavola di progetto 2

Una buona pratica è quella di generare un abaco con all’interno tutti i campi che si ritengono utili alla presentazione del proprio progetto, per poi duplicarlo in più viste e ad ognuna di esse applicare regole di visualizzazione diverse.
 

Tutorial

Exterior traforato. La facciata 'senza forma' di ANIMA

10 Gennaio 2019

ANIMA è la prima opera dell’architetto svizzero Bernard Tschumi (tra le sue opere più celebri, il Parc de la Villette a Parigi) in Italia. Commissionata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e dal Comune di Grottammare, l’opera nasce con l’obiettivo di favorire l’identificazione del territorio. Il progetto, la cui inaugurazione è prevista per il 2016, costituisce un futuro punto di riferimento per la città di Grottamare, un generatore di idee per il territorio, inteso sia nella sua dimensione fisica sia nel suo potenziale creativo. Compresa in una zona a margine del tessuto urbano fra il mare e le colline, la nuova opera è caratterizzata da un’elevata flessibilità; i suoi spazi, infatti, sono configurabili in funzione degli eventi.

ANIMA by Bernard Tschumi

Il nome, ANIMA, nasce da un acronimo: A come Arte, N come Natura, I come Idee, M come Musica, A come Azione. Sono le “cinque anime” del progetto, che l’architetto ha interpretato come un’identità in divenire. L’opera sarà un catalizzatore di interessi, interazioni, sinergie. La superficie sulla quale l'architettura  si colloca coincide con quella del piccolo centro medievale di Grottammare, poco più di 7.000 metri quadrati. Il progetto si accosta al cuore storico della cittadina non solo nelle dimensioni: richiama, sia all’esterno sia all’interno, il concetto di urbs. All’esterno ANIMA si presenta come un corpo compatto, un quadrato perfetto che, se per certi versi allude a un’idea di chiusura e di protezione, si infrange e dimostra da subito un’elevata permeabilità.

ANIMA by Bernard Tschumi

Una riflessione sul tema della facciata è alla base della ricerca che ha portato Bernard Tschumi a una soluzione informale per le grandi pareti verticali che contornano l’edificio e che trova la sua più forte espressione in corrispondenza della parete sud, attraverso la quale si accede al complesso. Una volta entrati nel corpo quadrangolare ci si trova immersi in uno spazio scomposto, in parte interno e in parte esterno.

ANIMA by Bernard Tschumi   ANIMA by Bernard Tschumi

 

L’architetto spiega così il progetto: La complessità di tale spazio è determinata dalla rotazione di un grande volume parallelepipedo che occupa l’area centrale dell’edificio e che contiene la sala principale, con 1.500 posti a sedere, flessibile e configurabile in base alle variabili esigenze di capienza. La rotazione di questo volume determina un sistema di quattro ampi cortili, verso ciascuno dei quali la sala principale ha la possibilità di aprirsi definendo un sistema fluido e dinamico di percorsi fisici e visivi. Inoltre, un articolato sistema di rampe permette di muoversi all’interno di questo ambiente eterogeneo e mobile, osservandolo da prospettive e altezze continuamente variabili. Adiacenti alla sala principale e ad essi spettacolarmente collegati attraverso una molteplicità di percorsi in quota sono disposti i laboratori, gli uffici, il caffè-ristorante, gli spazi accessori. È possibile progettare una facciata senza fare ricorso a una composizione formale? È possibile fare in modo che non sia né astratta né figurativa ma, per così dire, senza forma? In un’epoca di crisi economica, indulgere in geometrie formali prodotte da complesse curve volumetriche non ci è sembrata una scelta responsabile. L’epoca del cosiddetto ‘iconismo’ sembra terminata, insieme alle figure scultoree arbitrarie del passato recente". ANIMA by Bernard Tschumi

"Piuttosto che aggiungere una nuova autonoma e iconica figura scultorea, abbiamo deciso di indagare interazione, semplicità e sobrietà. L’organizzazione interna degli spazi era socialmente e culturalmente importante, ma che l’immagine esterna del progetto era altrettanto significativa. Per questo abbiamo concepito una semplice pianta quadrata con quattro facciate equivalenti e, come copertura, una quinta facciata. Ciascuna facciata ha un suo vocabolario così da permettere di affrontare temi come la protezione dal sole, l’illuminazione naturale, la ventilazione e al tempo stesso proiettare una forte identità sul mondo esterno.  

Edoardo Croci

Facciate

Legno di cannella per il Cassia Coop Training Centre

18 Marzo 2019

Andreas G. Gjertsen e Yashar Hanstad sono due architetti scandinavi. Cresciuti professionalmente nella cuore della progettualità e dell’innovazione. Il prossimo 25 settembre saranno ospiti del Salone internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno, a raccontare il loro progetto per i coltivatori di cannella dell’Indonesia.

Cassia Co-op Training Centre by TYIN tegnestue architects

Un budget di 30milioni di euro, per un lavoro che ha coinvolto anche studenti e giovani architetti. E che parte da un racconto. Un uomo d’affari di origine francese, dopo aver attraversato la Sumatra (la terza isola più grande dell’arcipelago indonesiano) è arrivato in Norvegia, a Trondheim, presso lo studio dei progettisti. A loro raccontò la vita dei coltivatori di cannella, spiegando anche che l’85% di tutta la cannella consumata nel mondo viene prodotto proprio in quella terra, la Sumatra. Una storia che non tralasciava anche tristi particolari, tra cui la condizione umana, e anche economica, a cui tutti i lavoratori erano sottomessi. Cassia Co-op Training Centre by TYIN tegnestue architects

Impressionati, Andreas e Yashar hanno deciso di investire su questa terra. E di progettare una scuola per i coltivatori di cannella. É nato il Cassia Coop Training Centre: un istituto che ha anche l’obiettivo di stabilire nuovi principi: gli operai ricevono una paga, un programma di assistenza sanitaria e hanno accesso alle scuole e l'istruzione.

Cassia Co-op Training Centre by TYIN tegnestue architects

Architettura locale L’edificio è una costruzione progettata con materiali leggeri. É stata realizzata in legno di cannella, poggia su una base in mattone (di produzione locale) e cemento. Il legno è stato scelto per richiamare la natura e il bosco attorno al quale è stata costruita l’architettura.

Cassia Co-op Training Centre by TYIN tegnestue architects

Era molto importante riuscire a creare un clima ventilato, riducendo l’impatto dei raggi solari. Per questo, e per la necessità di rispondere ai requisiti antisismici, è stato realizzato un blocco centrale intorno al quale sono state progettate, divise in blocco, le diverse funzioni (laboratori, cucina, …). Elemento d’unione, una copertura continua rivestita con lamiere metalliche e stuoie di bambù. Nel progetto sono stati coinvolto 70 lavoratori locali, una scelta dettata dalla necessità di ridurre i costi e anche dalla volontà di sensibilizzare la popolazione.  

Marco Mignatti

Bioedilizia

Nasce la partnership tra Syncronia e Jannelli&Volpi

Nel contesto del fuorisalone (17/22 aprile 2018), Jannelli&Volpi presenta l'evento 'Wallpaper Land', a cura di Matteo Ragni Studio. 

‘Wallpaper Land’ nasce dal voler raccontare il dietro le quinte di un’azienda - Jannelli&Volpi - che ha fatto della sua italianità e capacità produttiva altamente tecnologica, il successo nel settore della carta da parati. Che esporta da quasi sessant’anni, in tutto il mondo.Una storia che parla del prodotto. In fabbrica. Il luogo da cui partono le storie che scorrono e sono narrate sui rolli, che diventano carte da parati e viaggiano per arrivare a destinazione. Negli ambienti di chi ha scelto di raccontarle, sui muri delle singole architetture.

Nel contesto di questo evento, presenta il nuovo format PROJECT LOUNGE, che l’azienda italiana - leader nel settore dei rivestimenti murali e tessuti d'arredo - ha deciso di dedicare al contract - che occuperà in modo permanente un’intera sala al primo piano della sua storica sede di Milano (Via Melzo 7) - ideata per essere punto di incontro tra la fase produttiva e il prodotto, per professionisti e ambienti contract. Con la progettazione ideata insieme a Matteo Ragni Studio, la Project Lounge di Jannelli&Volpi vede protagonisti Syncronia - grazie alla partnership appena avviata - isieme a Hay, VeryWood e Waldmann.


Architettura