Sustainable Smart Insulation. Sviluppo di pannelli isolanti per edilizia in carta da macero e pcm
- Processo di liofilizzazione
- Processo di lievitazione
- Distribuzione di fiocchi
- Modellazione della forma
12 Gennaio 2019
Il progetto di ampliamento del Walker Art Center di Minneapolis, una costruzione esistente disegnata nel 1971 da Edward Larrabee Barnes, nella forma di un regolare e monolitico volume di mattoni a pianta quadrata, ha generato un edificio che rapportandosi al corpo esistente ne ha scomposto per addizioni sequenziali la regolarità dell'impianto, sia a livello planimetrico, sia dal punto di vista dello sviluppo tridimensionale della nuova architettura. 
Un edificio aperto a quanto lo circonda – trasparente e pieno di terrazze con viste spettacolari sulla città – e flessibile. Ma anche un nuovo parco di 16mila metri quadrati e una grande piazza proprio di fronte all’ingresso. 
“Ben più di un museo”, il Walker Art Center offrirà un auditorium per spettacoli di danza, teatro e concerti da 350 posti, oltre a un nuovo caffè, ristorante, negozi, spazio per eventi speciali e un “garden lounge”. I progettisti lo definiscono “Una lanterna” e “Una visione confusa di un corpo solido traslucido e trasparente”, grazie alla “pelle” che coprirà il nuovo edificio: un tessuto bianco retro-illuminato e sospeso tra mille onde a uno scheletro metallico. 
Il progetto, firmato dallo studio Herzog & de Meuron, affianca un primo corpo basso e vetrato al museo preesistente. L'addizione architettonica prosegue con un secondo volume, ancora ruotato e di dimensioni maggiori, ma che segue la stessa figura e materiale del primo e ospita gli uffici del museo e spazi a disposizione per artisti e conferenze. 
La sequenza dei primi volumi si propone com soluzione per connettere al volume di mattoni il nuovo monolite rivestito di lastre di alluminio appositamente lavorate, che accoglie il grande teatro, il ristorante e l'atrio di ingresso. Oltre all'invenzione compositiva e al rapporto che gli edifici instaurano con il luogo che li ospita, emerge un alto grado di sperimentazione nella definizione della “pelle” dell'involucro edilizio, specie dal punto di vista materico-espressivo. Il lavoro sul materiale diventa una delle componenti primarie del progetto, caratterizzandone la figura e la forma finali e risolvere il rapporto con il contesto. Pensato come un “cristallo architettonico” rivestito da una superficie resa tridimensionale da una sperimentale lavorazione di piegatura-sgualcitura, di attente e studiate perforazioni, la particolarità della texture si declina al fine di rendere la lastra-tipo un elemento leggero, increspato e vibrante, quasi in movimento. Il nuovo volume, caratterizzato da un andamento prismatico e segnato da due grandi tagli-aperture, brilla nel paesaggio della città riflettendo le luci del giorno e della notte, ponendosi come inequivocabile landmark, che si confronta e raffronta con il paesaggio circostante. (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.herzogdemeuron.com Immagini: © Herzog & de Meuron; © Cameron Wittig.
Marco Mignatti
11 Ottobre 2018
Chi è che oggi non si sente responsabile dei cambiamenti ecologici che il nostro pianeta sta subendo negli ultimi decenni? Siamo sempre più sensibilizzati verso questa tematica, a partire dalla raccolta differenziata che ormai è diventata un’abitudine fino ad arrivare agli abiti che decidiamo di comprare. Le nuove abitazioni sono tutte in classe energetica A, ma tanti adesso stanno optando per la casa passiva, ossia priva di impianti di riscaldamento e raffreddamento tradizionali, ma alimentata solo da fonti di energia rinnovabile. Una villetta indipendente di 185 mq, a Bollate appena fuori Milano, è stata recentemente realizzata in standard passivo, ma con un occhio “mediterraneo” e porta la firma di BLM Domus. Caratterizzata da uno stile architettonico moderno che rimane sui toni del bianco e del grigio, la casa ha un cuore tecnologico che pulsa all’interno della struttura in legno, materiale molto resistente con qualità fisico-termiche e antisismiche riconosciute che si fa garante dell’isolamento termico e acustico dell’abitazione. La casa si sviluppa su tre livelli, a partire dall’interrato dove si trova la taverna con camino, un bagno lavanderia e il locale tecnico dove convergono gli impianti. Il piano terra poi si suddivide in zona living, camera e servizi, tutto in un ambiente arioso. Trova posto una scala in acciaio e legno che porta alle camere del piano superiore. In questa abitazione vengono sfruttati al massimo tutti gli apporti gratuiti, come il calore prodotto dagli elettrodomestici in funzione, dalle persone che vivono in casa o dai raggi del sole. Un impianto in pompa di calore aria-acqua è il responsabile del riscaldamento d’inverno ma anche dell’abbassamento delle temperature d’estate.
Da dove nasce la PassivHaus? L’idea è tedesca ed è una soluzione abitativa pensata per assicurare benessere termico senza impianti tradizionali. Viene definita “passiva” perchè gli apporti di calore sono passivi, sono cioè dovuti al sole e al calore generato dagli elettrodomestici e dagli inquilini stessi. Per essere definita “passiva”, deve rispettare i parametri dello standard definito dal Passivhaus Institut di Darmstadt in Germania, un’area geografica dove le temperature sono mediamente più rigide. Per questo motivo si parla adesso di “passivo mediterraneo”: dato il clima più mite sul territorio italiano, per evitare spreco di energia, le dotazioni tecnologiche vengono dimensionate a seconda del luogo e dell’ambiente circostante. “Siamo orgogliosi di questo progetto e soddisfatti del risultato conseguito” – dichiara Marco Bevilacqua, Direttore tecnico di BLM Domus - “La casa di Bollate è la dimostrazione che oggi il passivo non è più un concetto abitativo per una ristretta elite di ‘fanatici’ dell’ambiente. Grazie alla nostra esperienza unita all’adozione di metodologie all’avanguardia, siamo stati in grado di costruire un edificio passivo con un investimento economico paragonabile a quello di una casa in classe A”.
Carlo Bardelli
Un raffinato disegno geometrico per una collezione che sorprende per stile, dettagli e combinazioni di materiali e finiture.
PLEIN AIR, il nuovo tavolo firmato da Michael Anastassiades per RODA, diventa protagonista e alleato di tutti spazi domestici, indoor e outdoor.
La struttura, in un elegante color Smoke o in una delicata tonalità Milk, è abbinabile all’ampio top composto da un’unica lastra di gres disponibile nelle due nuove varianti Graphite e Clay, entrambe valide alternative per valorizzare al meglio l’ariosità del piano. Quattro sono le misure possibili, tra le quali spicca la generosa lunghezza di 280 centimetri.

Grazie all’utilizzo dell’alluminio – riciclabile infinite volte – e alla scelta di ceramiche realizzate con almeno il 40% di materiale riciclato e certificato LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), PLEIN AIR si inserisce a pieno titolo tra i prodotti che ben rispecchiano l’etica e l’impegno di RODA per una produzione sostenibile.
100% Made in Italy, la collezione di tavoli PLEIN AIR segue la filosofia “less is better”: la semplicità - apparente - delle forme mette in risalto la materia per integrarsi armoniosamente con l’ambiente circostante.
La collezione PLEIN AIR da inizio alla nuova collaborazione con il designer Michael Anastassiades, eletto “Designer of the Year” nel 2020.

Fondata nel 1937 a Milano, Mapei è diventato negli anni il maggior produttore mondiale di adesivi e prodotti per l’edilizia. Con il tempo l’azienda ha sviluppato una sensibilità sempre più forte verso la sostenibilità, arrivando a destinare oltre il 70% degli investimenti della ricerca e sviluppo per lo studio di prodotti eco-sostenibili. Era il 2000 quando le fu assegnato il “Premio Impresa Eco Efficiente” nella categoria “Prodotti Eco-compatibili” in un’importante iniziativa della Regione Lombardia e della Camera di Commercio, in cui si sottolineò l’importanza dei manufatti a basso impatto ambientale. Oggi l’impegno nel settore è ancora più forte, come mostrano alcuni dei principali building nei quali Mapei è stata coinvolta, a fianco dei migliori architetti internazionali.
Il resort Marina Bay Sands di Singapore, realizzato dall’architetto israeliano Moshe Safdie, comprende anche l’ArtScience Museum e il Gardens By the Bay: un progetto avveniristico per il quale sono stati posati rivestimenti diversi, quali ceramica, marmo, bamboo e ardesia. Sono stati realizzati dei lavori di impermeabilizzazione per garantire protezione dall’umidità e resistenza al calpestio. Per questo, sono stati scelti prodotti Mapei a bassissima emissione di sostanze organiche volatili (VOC). Il progetto è stato certificato secondo Leed e.
Il centro Congressi Ottawa si caratterizza per grandi vetrate che favoriscono l’illuminazione naturale. Progettato dallo studio canadese Brisbin Brook Beynon, ha ricevuto la certificazione Leed Silver per le sue caratteristiche di eco sostenibilità come la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana e l’impiego di materiali riciclati per la realizzazione del tetto. Particolare attenzione è stata rivolta ai prodotti per le pavimentazioni: soluzioni eco sostenibili Mapei a bassissima emissione di sostanze organiche volatili sono state scelte per preparare i supporti e posare piastrelle in eco moquette in alcune zone del building.
L’edificio Reflecyions a Keppel Bay a Singapore, di Daniel Libeskind, è stato premiato nel 2012 con il Green Mark Global Award per il basso impatto ambientale. All’interno delle 11 edifici e 6 torri, sono state posati materiali di pregio come parquet in legno di quercia e piastrelle di marmo naturale; granito, mosaico in ceramica e marmo sono invece stati scelti per gli ambienti esterni. In particolare, per la posa dei rivestimenti e la stuccatura delle fughe sono stati usati prodotti a bassa emissione di sostanze organiche volatili in grado di resistere alle sollecitazioni termiche, all’umidità e al traffico pedonale. 
Costruita secondo i criteri eco sostenibili che le hanno valso la certificazione 6 Green Star da parte del Green Building Council of Australia, 1 Bligh Street è una torre di 12 piani situata a Sydney. È stata nominata il “miglior edificio alto in Asia e Australia”. Il cantiere prevedeva l’uso di prodotti eco sostenibili come adesivi a bassa emissione. Mapei ha fornito adesivi per la posa di uno strato di isolante acutivo sul sottofondo del calcestruzzo e prodotti per la posa di pavimenti e rivestimenti di calcare e piastrelle vetrificate. 
Dragon Bridge è a Da Nang in Vietnam. È un ponte in calcestruzzo sormontato da arcate in acciaio a forma di drago. Il peso delle campate e l’esposizione delle aggressioni atmosferiche hanno reso necessario l’utilizzo di prodotti specifici sia per realizzare il calcestruzzo sia per proteggere la struttura. Mapei ha fornito additivi per calcestruzzo e vernice eco sostenibile resistente ai raggi ultravioletti.
La responsabilità ambientale è alla base delle scelte aziendali, a partire dalle fasi di progettazione e intervento; assicurare maggiore durabilità significa evitare interventi successivi sugli edifici e sulle infrastrutture. I prodotti Mapei sono il risultato di un intenso lavoro di ricerca, finalizzato ad ottenere formule innovative integrabili in sistemi applicativi completi, sempre più efficaci. Un’attenzione di riguardo va anche all’impiego di sostanze compatibili con la salute dei professionisti che lavorano in azienda e nella scelta soluzioni tecnologiche avanzate che contribuiscono alla salvaguardia ambientale. L’eco sostenibilità è un impegno che richiede metodo, applicazione e ricerca, ma soprattutto esperienza. E per questo Mapei si impegna a lavorare su grandi progetti architettonici e realizzazioni importanti anche dal punto di vista ambientale.
14 gennaio 2020
Location: Museo Giacomo Agostini
Progetto: Studio Giavarini - Architettura e Design
Pavimenti, controsoffitto, rivestimenti e logo 3D: Planium Srl
Fotografie: Giacomo Albo
Planium Srl ha contribuito alla realizzazione di questo storico luogo rendendo concrete tre particolari idee strutturali: il pavimento, il controsoffitto, le boiserie e la scritta "AGO", nom de guerre del motociclista più vincente di ogni tempo.
“Le moto nascevano in un’officina e pertanto abbiamo ideato il contenuto del Museo, di meccanica e non, racchiuso come fosse in una scatola di Cartier.” Così Giacomo Agostini, che ha inaugurato nel dicembre del 2019, il suo personale Museo a Bergamo, spiega come è stata concepita l’idea strutturale della sua Sala dei Trofei insieme allo Studio Giavarini - Architettura e Design.
Il metallo - dice l’Architetto Giavarini, “è estremamente versatile. Come si può notare osservando la sala, è stato utilizzato in numerosi modi e riveste praticamente tutte le superfici visibili.” Cemento Inossidabile, la finitura Planium scelta per il pavimento, è stata posata attraverso il sistema magnetico MG01 ; questo acciaio è caratterizzato da una particolare texture che rimanda cromaticamente al cemento, da cui trae il suo nome.
Il cuore progettuale dell’insieme risiede nell’evocazione di uno “stile industriale” che richiami l’ambiente motociclistico, e dunque col pavimento allo stesso modo è stato seguito questo iter per quanto riguarda la scelta del controsoffitto, realizzato da Planium con l’uso della lamiera forata per fini estetici. “L’idea”, prosegue infatti l’Architetto Giavarini, “è stata quella di far convivere una sala trofei formale e rigorosa con un ambiente che richiamasse il mondo delle corse di un tempo, simile a un’officina, dove gli interventi sulle moto erano molto più diretti di oggi, dopo l’arrivo dell’elettronica.”
Le pareti della sala espositiva sono caratterizzate dalle boiserie attrezzate che rivestono tutto il perimetro del museo realizzate, sempre su disegno dello Studio Giavarini, in collaborazione con la Falegnameria F.lli Gotti. L’area progettazione Planium si è occupata di creare la finitura estetica e delle staffe di rinforzo, mentre la Falegnameria ha realizzato l'anima interna dei pannelli. Le boiserie in acciaio zincato sono state sagomate, tagliate e piegate in modo tale da creare una sorta di sandwich con l'anima e le staffe e in seguito verniciate a liquido colore rosso.
La scritta "AGO", posta al centro della Sala dei Trofei, è formata da lettere in alluminio, tagliate con laser fibra, piegate e verniciate a liquido per ottenere sempre un colore rosso vivo che si sposa con i dettagli cromatici delle moto presenti nel museo e le boiserie a parete.
Marco Mignatti
29 Ottobre 2018
Telefónica's Headquarters consolida l'orientamento progettuale volto all’utilizzo di schermature avanzate nel sistema involucro. Di fatto, lo schermo avanzato, letteralmente spostato in avanti, sottende la presenza di uno spazio filtro collaborante e funzionale con valore di intercapedine, che potrà assolvere funzioni di ventilazione, dando origine ad una “parete ventilata a schermo avanzato”. 
Ossia l’elemento più esterno, o schermo, acquista nel sistema edificio un’autonomia formale, dimensionale e funzionale in un rapporto biunivoco tra l’esterno e la parete vera e propria interna. L'involucro multilayer così siffatto, è ben espresso dalla locuzione “a doppia pelle, un sistema composito dalle molte finalità: riparare e proteggere l’elemento murario o il corpo edilizio dalla permeabilità all'acqua, all'aria, al suono, agli agenti climatici e alla luce naturale con la possibilità di regolarne l’apporto in funzione di specifiche variabili di progetto e di relazione con il contesto ambientale. 
Il sistema costruttivo prevede il più delle volte un montaggio per strati, meccanico e soprattutto a secco, valorizzando l’aspetto progettuale e di controllo del processo sia in cantiere sia in fase di preparazione in stabilimento di produzione degli elementi/dispositivi. Il curtain wall da facciata monostrato si evolve in un pacchetto funzionale composto da due layer vetrati separati da un'intercapedine ventilata.
Nel progetto Telefόnica's Headquarters a Madrid, Rafael De La-Hoz Castanys accosta declinazioni di opacità e trasparenza del vetro per uno sviluppo in facciata di 140000m2 ottenendo un gradevole effetto d'insieme oltre che vantaggi di risparmio energetico globale. L'ampia superficie vetrata incide per un risparmio del 42% in energia elettrica dedicata all'illuminazione artificiale, del 15% in aria condizionata in inverno e del 34% in estate, riducendo le emissioni di Co2 di circa 5000 tonnellate l'anno.
La pelle interna in cristallo extra-chiaro presenta per il basamento, a contrasto con i piani alti dell'edificio, un trattamento serigrafico di superficie lineare e diradato. La pelle più esterna è in lastre di vetro Superdual-T prive di vetrocamera, doppiamente serigrafate da una moltitudine di cerchi a diametro ridottissimo di colorazione bianca sulla faccia esterna e da una corrispondente moltitudine di cerchi di colorazione nera sulla faccia interna. Il prodotto, frutto di una sperimentazione condotta dall'azienda Vitro Cristalglass in accordo con le indicazioni di progetto, consente un doppio effetto visivo motivato da una duplice valenza d'uso superficiale: la faccia esterna della lastra è apparentemente di un'opacità integrale per congelare la possibilità di introspezione verso l'interno; la faccia interna, altrettanto apparentemente e con un intenzionale effetto ottico indotto nell'osservatore, è trasparente per consentire nitidezza di visibilità all'utente-visitatore. Gli elementi vetrati di grandi dimensioni 4x2m, scandiscono un modulo di facciata interrotto e diviso da ulteriori schermi vetrati con funzione “frangisole”, pensati in funzione ortogonale con la doppia pelle, secondo tre distinte modalità di interazione tecnico-costruttiva: aba encaixada (“scheda incastrata”); aba cunhada (“scheda incuneata”); aba enlaçada (“scheda intrappolata”). Un ulteriore contributo alla tecnologia d'involucro arriva dalla struttura di coronamento, ad oggi la più vasta superficie di pannelli solari fotovoltaici applicati ad una copertura in Europa: circa 16600 pannelli solari fotovoltaici su una superficie complessiva di 26000m2. La capacità di trasformazione dell'energia solare in energia elettrica equivale a 4389000 kw/h/anno, il 18% del consumo totale dell'edificio in un anno. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.rafaeldelahoz.com Immagini: © Rafael De La-Hoz Arquitectos; © Roland Halbe; © Miguel de Guzmán; © Luis Asín; © Joan Roig
Edoardo Croci
18 Dicembre 2018
16mila moduli esagonali in alluminio caratterizzano il Museo Soumaya di Città del Messico, un’architettura imponente realizzata in sei anni dall’architetto Fernando Romero. Un edificio che ha più le caratteristiche di una scultura, descritta come “abbagliante”, “sgargiante” e della quale è stato anche detto “impossibile da costruire”. Una sfida che, invece, l’architetto sudamericano (uno dei più giovani del paese) ha vinto.
La difficoltà è data dall’exterior: una facciata riflettente e lucida, sulla quale gli esagoni d’alluminio sembrano in bilico. Una struttura di grandi dimensioni e molto pesante, per la quale è stato necessario progettare uno scheletro di 28 colonne verticali in acciaio curvato e sette solette di rinforzo che incorniciano l’architettura. Un effetto reticolare difficile da realizzare e studiato grazie a un sofisticato software tecnologico sviluppato dalla Geometrica - network internazionale che sviluppa software e applicazioni per il building.
Questo software ha permesso al team di architetti e ingegneri di visualizzare il progetto in un modello tridimensionale e effettuare tutti i calcoli necessari in modo che la struttura, all’apparenza in bilico, fosse invece ben salda e in equilibrio. In digitale sono stati posizionati tutti gli esagoni in modo da studiarne l’orientamento e il grado di curvatura della superficie per adattare la forma al modello reticolare di base, valutando anche possibili naturali variazioni della struttura in acciaio e calcestruzzo. Il risultato è sorprendente perché il reticolo esterno diventa cornice affascinante che nasconde le colonne di sostegno e quasi 100mila elementi tubolari della struttura portante. 
Una curiosità, quest’architettura vuole essere anche uno scrigno. Voluto da Carlos Slim Helu, l’uomo più ricco del mondo, il Museo Soumaya - che prende il nome della moglie di Slim morta nel 1999 - conserva una prestigiosa collezione d’arte internazionale: con 66mila opere è la più grande di tutta l’America Latina. L’accesso alla collezione è gratis. Dal momento che molti messicani non possono permettersi di viaggiare all’estero per vedere collezioni d’arte, Carlos Slim Helu ha voluto ospitare una prestigiosa collezione internazionale in Messico. L'edificio comprende 20.000 metri quadrati di spazio espositivo divisi tra cinque piani, oltre a un auditorium, bar, uffici, un negozio di souvenir e una hall multiuso. Il piano superiore è il più grande spazio del museo, con il tetto sospeso che si affaccia sulla città. www.fr-ee.org www.geometrica.com.
Marco Mignatti
03 Dicembre 2018
Con i suoi 34.000 metri quadrati di spazio disponibile su 15 piani, il Civil Justice Centre di Manchester è il palazzo di giustizia più grande mai costruito in Gran Bretagna dopo la Royal Courts of Justice di Londra. Aperto e accessibile, il nuovo edificio ospita 47 aule di tribunale, 75 aule di consultazione oltre a uffici e spazi di supporto.
“Dall'esterno, esso segnala e mostra letteralmente l'accessibilità dei tribunali. Questo palazzo è parte della città, e la città è parte del palazzo” spiega lo studio di architettura Denton Corker Marshall, autore del progetto. “I tribunali e gli uffici sono espressi come lunghe forme rettilinee, articolate a livello di ogni piano, che si proiettano a ciascuna estremità del palazzo come una variegata composizione di compattezza e vuoto. Questi elementi stabiliscono collettivamente un profilo dell'edificio dinamico e distintivo, e formano una potente e scultorea interazione di luce e di ombra, profondità e complessità”.
Esempio di involucro eco-efficiente o ambientalmente interattivo, l'edificio è stato realizzato secondo i principi della sostenibilità ambientale. La parte pubblica si distingue per la presenza di un doppio involucro vetrato contenente i volumi opachi sospesi delle sale d'attesa. Gli uffici sono contenuti in blocchi di vetro colorato schermati da un diaframma metallico.
Tutte le zone dell'edificio sono ventilate in modo naturale e le aule di tribunale sono servite da un sistema ibrido di ventilazione. Nell'edificio è stata adottata una strategia ambientale che può essere riassunta in 5 punti: - scaffali di luce per re-direzionare la luce in profondità nell'edificio; atrio centrale e corridoi perimetrali che agiscono come spazi tampone dal punto di vista termico e acustico; corti ventilate naturalmente utilizzando un plenum a pavimento; riflessione dei rumori provenienti dalla strada; raffrescamento supplementare utilizzando il pozzo scavato per questo obiettivo.
Grazie a queste caratteristiche, la struttura ha ottenuto la valutazione “Excellent” del sistema di classificazione BREEAM.
Il Manchester Civil Justice Centre è vincitore del RIBA/English Partnerships Sustainability Award, uno dei premi assegnati ogni anno dal Royal Institute of British Architects. È stato inoltre uno dei sei progetti candidati al prestigioso Stirling Prize, poi aggiudicato al complesso residenziale “Accordia” di Cambridge. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.dentoncorkermarshall.com
Carlo Bardelli