Tor Vergata: un Campus bioclimatico a Roma

26 Gennaio 2019

Concept innovativo della residenza universitaria per il Campus dell'Università di Tor Vergata a Roma. Progettato dal prof. arch. Marco Tamino con la IngeniumRe, il modello organizzativo proposto aggrega le residenze ma anche ambienti di studio, di soggiorno, di ristorazione e per il tempo libero, attorno ad una corte interna verde che oltre a svolgere un importante ruolo bioclimatico, rappresenta anche uno spazio di incontro e di studio e quindi anche il centro aggregativo e simbolico della piccola comunità che si insedia in ogni unità residenziale. Campus bioclimatico, Roma

Le 17 unità che compongono il complesso, sono organizzate, all'interno di un grande parco (di cinque ettari) attrezzato per lo sport e la vita associata e dove sono ammessi solo percorsi pedonali e ciclabili, mentre le auto restano fuori, nei grandi parcheggi di arrivo esterni. Superando il concetto degli edifici/barriera, degli oggetti architettonici "chiusi" rispetto al territorio che li circonda, i palazzi del campus sono "permeabili" e accolgono al proprio interno la rete dei percorsi e il sistema degli spazi comuni e dei giardini, che formano il tessuto connettivo dell'intero complesso edilizio.

Campus bioclimatico, Roma

I volumi architettonici presentano geometrie elementari, mentre la ricchezza del progetto risiede nella leggerezza, nella trasparenza e nel gioco dei colori, dei riflessi e delle penetrazioni visive e delle interazioni che annullano la consueta distinzione interno/esterno. Un involucro leggero e traslucido in vetro grezzo retroventilato alternato a rivestimenti in travertino romano e in blocchi lapidei con effetti cromatici diversi offrono scorci architettonici inconsueti e creano al tempo stesso una efficace protezione climatica per lo spazio abitato.

Campus bioclimatico, Roma

La riproposizione del "tipo edilizio" della casa a corte introduce una mitigazione termica e la ventilazione naturale negli ambienti. Inoltre il cappotto termico, le pareti ventilate, gli schermi solari, si integrano con l'ottimizzazione degli impianti e con l'utilizzo di energie rinnovabili per produrre forti risparmi e ridurre l'emissione di CO2. Campus bioclimatico, Roma

Punti chiave: copertura con energie rinnovabili per il 70% del fabbisogno di energia per la produzione di acqua calda (400.000mw/anno); pannelli fotovoltaici per l’illuminazione stradale (25 mw/anno); emissioni di CO2 evitate:1150 quintali/anno; alto rendimento impiantistico (COP 4) con risparmio del 25% rispetto agli impianti più diffusi; illuminazione con lampade LED per gli esterni e fluorescenti per gli interni, in grado di apportare un risparmio del 30%. Per la protezione passiva: schermi frangisole offrono un’elevata protezione dall‘irraggiamento solare;  pareti coibentate a cappotto con alto valore di isolamento (trasmittanza 0,3) riducono il fabbisogno energetico per la climatizzazione; corti interne attrezzate con piante e rampicanti hanno forte impatto sul microclima mitigando le temperature e fornendo umidità e ventilazione naturale. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.campusxroma.it    

Edoardo Croci

Bioedilizia

Futuri possibili: Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

25 Novembre 2018

Sarà l’azienda DuPont Glass Laminating Solutions, famosa per le innumerevoli sperimentazioni del materiale ETFE, a ricoprire l’intera struttura dei 33.000mq del progetto “Ecorium”, per il National Ecological Institute (NEI) in costruzione nella Corea del Sud, con la prima realizzazione dell’innovativo interstrato ionoplastico SentryGlas® N-UV per vetri di sicurezza ad elevata trasmissione di luce naturale che resiste agli uragani. Si tratta di una soluzione tecnologica già sperimentata che permetterà di costruire vetri architettonici con un fattore di trasmissione dei raggi UV senza precedenti, consentendo di raggiungere un livello di illuminazione naturale del tutto unico.

Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

Proprio per le caratteristiche che lo rendono unico, questa particolare stratificazione vetrata non viene utilizzata nel settore residenziale, dove il passaggio totale di raggi UV potrebbe essere dannoso, ma nell’ambito scientifico consentendo, come in questo caso, di ricreare ambienti naturali di notevoli dimensioni, senza danneggiare in alcun modo l’ecosistema interno o il benessere di piante ed animali.

Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

Infatti, mentre è invisibile alla specie umana, la luce UV e’assolutamente necessaria per molte specie terrestri ed acquatiche per procurarsi il cibo, per l’accoppiamento, ottenendo così una giusta e sana crescita in un ambiente il più vicino possibile al loro habitat naturale. Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul La maggior parte dei vetri stratificati architettonici include filtri UV per proteggere tessuti interni e arredi dallo scolorimento e per evitare una prolungata esposizione della pelle umana ai raggi UV. In confronto ad altri interstrati disponibili nell’industria del vetro stratificato, DuPont™ SentryGlas® N-UV non è reticolato o trattato, facendo affidamento piuttosto sulla stabilità intrinseca dello ionoplasto per resistere alla degradazione o alla perdita di trasparenza provocate da una prolungata esposizione alla luce solare. Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul

Ecorium sarà infatti una struttura ecosostenibile,  una delle riserve naturali più sorprendenti, fornirà le condizioni ottimali per la preservazione di un ecosistema di grandi dimensioni. La struttura comprenderà una serie di cupole a forma di cuneo collegate tra loro, ed ognuna conterrà la propria serra. Visto dall’alto le serre appaiono come un fiume sinuoso. Piante selvatiche e zone umide si alterneranno. Ogni serra sarà in grado di rilevare le condizioni climatiche esterne e di fare gli opportuni aggiustamenti al proprio interno. Lo scopo del National Ecological Institute è quello di studiare, la stabilità e la coesistenza armoniosa degli esseri umani con la natura: Ecorium consentirà lo studio degli ecosistemi del mondo, e il modo migliore per proteggerli. Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul Vetri ad alta trasmissione UV per l’Ecoparco di Seoul Sarà aperto al pubblico, perché vuole essere un centro di riflessione sui cambiamenti climatici, e comprenderà un centro di informazione per sensibilizzare i visitatori sul rispetto dell’ambiente. Inoltre i progettisti vincitori del concorso per la costruzione del Bioparco, il team SAMOO, daranno vita ad una struttura praticamente autonoma nei consumi energetici, grazie ai pannelli fotovoltaici integrati alle facciate/coperture, raggiungendo un perfetto equilibrio igrotermico interno e bilanciando le necessità di illuminazione naturale, di apporto di calore e di raggi UV, grazie alla superficie vetrata fornita dalla DuPont. L’eccezionale trasparenza, la durabilità del materiale nel corso degli anni, la resistenza agli agenti atmosferici 100 volte superiore come rigidità e 5 volte come resistenza rispetto ai tradizionali vetri di sicurezza, permetteranno al nuovo interstrato ionoplastico di raggiungere dimensioni notevoli, senza alcuna penalizzazione in fatti fragilità o di pesantezza, arrestando nello stesso tempo qualsiasi attacco chimico o batterico. Inoltre, se usato in combinazione con vetro ad elevata trasmissione, DuPont™ SentryGlas® N-UV può migliorare ulteriormente la trasmissione della luce naturale. I vantaggi strutturali dell’interstrato SentryGlas® consentono di realizzare frequentemente vetri più sottili e vetrate con supporti minimi. L’eccezionale resistenza dell’interstrato all’ingresso di umidità e all’attacco chimico lo rendono ideale per progetti dai bordi aperti, anche in ambienti caldi e umidi. L’interstrato SentryGlas® N-UV è disponibile in lastre dello spessore di 1.52 mm (0.060-in). Per aiutare gli scienziati e altri a esplorare idee progettuali per applicazioni del prodotto, DuPont mette a disposizione dei campioni di lastre di interstrato pronti per la stratificazione e per il test con il vetro più adatto per i progetti che si vogliono realizzare. (Fabiana Cambiaso, La Sapienza Roma) www.samoo.com  © Samoo Architects & Engineers; ©Young Chae Park.

Carlo Bardelli  

Bioedilizia

Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING

Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING 

In via Tortona sarà possibile visitare una casa pensata per le famiglie contemporanee. Un appartamento di 150 mq, dove vivere e crescere è semplice e piacevole. A renderlo possibile sono oggetti, materiali, luci e soluzioni d’arredo che trasformano i gesti della vita quotidiana in un gioco condiviso tra adulti e bambini.

Con talk, tavole rotonde e laboratori si parlerà delle famiglie contemporanee, per discutere di necessità e stili di vita in cambiamento, da conciliare in modo creativo. 

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Dal 9 al 14 aprile 2019 è presentato per la prima volta al pubblico THE PLAYFUL LIVING.

Un progetto che unisce design e idee per perseguire un obbiettivo semplice: portare il gioco in ogni aspetto della vita quotidiana, trasformando lo spazio domestico - con soluzioni semplici e razionali – in un luogo aperto alle emozioni, alla fantasia e alla creatività.

All’Opificio 31 di Via Tortona i visitatori potranno entrare ed esplorare ogni spazio di un appartamento di 150 mq, diviso su due livelli. Un luogo dove ogni elemento d’arredo è pensato per rendere più bella la vita degli adulti e stimolare la crescita dei bambini di diverse età, da 0 a 14 anni.

Una riflessione sui nuovi stili dell’abitare, un moodboard da cui partire e da mixare per trovare soluzioni personalizzate. I mobili si costruiscono ad incastro, come giocattoli, le luci creano ambienti colorati ed immersivi e i materiali solleticano i sensi, come le superfici in legno e i tessuti tecnici ricavati dalla plastica riciclata.

Diversi colori riempiono le pareti e i pavimenti delle stanze, in cui è possibile fermarsi a giocare con device tecnologici, oppure intrattenersi con giochi tradizionali in legno. Ci sarà spazio anche per scoprire profumi e sapori che sanno unire sogni e fantasie di persone di ogni età.

A rendere unico questo luogo nel panorama del Fuorisalone è il calendario quotidiano di incontri rivolti a professionisti, adulti, genitori e bambini.

Per i più piccoli si terranno laboratori creativi guidati da designer e illustratori.

Tavole rotonde e talk saranno dedicate ad argomenti che spazieranno in tantissimi ambiti, con un grande denominatore: la giocosità.

Architetti, stylist e professionisti del design sono invitati a partecipare ad incontri dal taglio specialistico come quello dedicato al valore dei colori negli spazi di vita e lavoro.

Il Progetto The Playful Living, che gode della partnership del CILAB – Laboratorio di Ricerca del Politecnico di Milano (in qualità di Comitato Scientifico), unisce al suo interno grandi player internazionali ed eccellenze italiane in settori trasversali.

RCS MediaGroup è media partner e sostiene l’iniziativa attraverso Quimamme.it e le testate Style Piccoli, Io e il mio Bambino e Insieme.

 

Partner di progetto: AXA, Candy, Cromatina Babies, Dyson, Faber-Castell, Futon Italy, Gerflor Italia, Grifal, Gruppo Fontanot, Luceplan, Nintendo, Peg Perego, Plasmon Biscotto “dei grandi", Sigma Coatings, Signify, Stars Box, Studio Arredi, Teknik Wood, Totem, Wooden Story

www.theplayfulliving.com

Facebook: https://www.facebook.com/theplayfulliving/

Instagram: https://www.instagram.com/theplayful.living/

Twitter: https://twitter.com/living_playful

Linkedin: www.linkedin.com/company/the-playful-living

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DOVE: Opificio 31 (Via Tortona, 31)
QUANDO: Dal 9 al 14 aprile 2019

PRESS PREVIEW: 8 aprile – ore 10.00 – 19.00

Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING

Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING  Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING

Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING  Fuori Salone 2019: THE PLAYFUL LIVING

Federal Building: tensione spaziale e sostenibilità

25 Marzo 2019

ll San Francisco Federal Building, vincitore del primo premio internazionale per la sostenibilità e l’umanità voluto dal gruppo austriaco Zumtobel, scaturisce dalle scelte di Morphosis, dettate dall’intelligenza di coniugare ardite soluzioni formale ed alte prestazioni energetiche che rispettano l'ambiente.

GSA Building

Lo studio di Santa Monica, icona nel panorama mondiale delle costruzioni, delinea questo stabile non troppo grande – solo 18 piani d’altezza – e non troppo vasto, eppure talmente diverso da apparire fuori dagli schemi. Frutto di un concorso, la sede delle funzioni pubbliche federali di San Francisco si apre su una nuova piazza,  progettata da Morphosis in collaborazione con Richard Haag, dove la pavimentazione lascia spazio al verde.

GSA Building

Un’area pubblica conviviale, cui fa da sponda un lungo edificio a quattro piani annesso alla torre grazie a una copertura metallica continua. Un volume basso che si rastrema, introdotto dai progettisti per ristabilire la simmetria con il contesto urbano, fatto di palazzi bassi su maglia stradale molto stretta. Morphosis, invece, progetta un edificio che sembra statico e massivo, ma che poi si rivela in grado di “respirare”.

GSA Building

Una facciata di metallo semitrasparente maschera il prospetto sud: una griglia continua fatta di frangisole, che ricopre fronte e che ripiega sulla copertura. Si fora nel centro dell’edificio con una forma regolare rara, poi scende e si piega, si alza e si abbassa fino a smaterializzarsi toccando il terreno. Un impeto di forme che nascondono le necessità di ventilazione della struttura. Sul lato opposto, paraste di vetro azzurro-verde segnano la verticalità del volume, riflettendo la luce.

GSA Building

La copertura metallica è rotta a sud da una terrazza panoramica, un giardino sospeso ospitato all’interno del grande foro quadrato che dall’esterno funge da cornice, mentre dall’interno è come un cannocchiale puntato sulla città. Questo è uno dei luoghi – assieme alla lobby d’entrata alta 27 metri e ad altre postazioni ai vari piani – ideati per l’incontro e il relax dei dipendenti. In un ambiente del genere, dove lavorano 1.500 persone, molte soluzioni sono state pensate per aumentare la sensibilità ecologica degli utenti e in chiave di prevenzione alle malattie. Fra le altre, ascensori per normodotati che si fermano ogni tre piani, obbligando i fruitori a percorrere alcune rampe di scale. Un contributo alla lotta all’obesità, molto diffusa negli Usa. All’interno, è da segnalare lo sviluppo della sezione verticale: un dialogo fra volumi e muri di cemento armato che permette di creare pressioni e depressioni, canali d’aria e zone in cui la luce naturale penetra in profondità.

GSA Building

Il San Francisco Federal Building, punto di riferimento per gli edifici ad alte prestazioni energetiche, si è avvalso della consulenza di Ove Arup e del Lawrence Berkeley National Laboratory, che hanno simulato alternative di controllo termico e ventilazione naturale della struttura. Dalla climatologia locale, caratterizzata da una forte radiazione solare (San Francisco ha una latitudine equivalente a quella del Nord Africa), forti escursioni giornaliere e la presenza di brezze costanti, l'obiettivo di realizzare un edificio senza impianto di climatizzazione.

GSA Building

Prima necessità è stata la protezione dall'irraggiamento: la simulazione modellistica ha bocciato l’alternativa di impiegare un doppio involucro in vetro (double-glass façade) a vantaggio di una superficie grigliata metallica all'esterno della facciata sud e di lame verticali in vetro traslucido sul lato opposto. La superficie metallica filtra la radiazione solare, riduce i carichi termici ed evita fenomeni di abbagliamento; i frangisole, invece, intercettano la radiazione solare tangente alla facciata nord nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, favorendo la diffusione uniforme della luce.

GSA Building

Strategie, con un’altezza interpiano di quattro metri per favorire la diffusione della luce naturale in profondità, fanno sì che solo una parte  dell’edificio, il 15 per cento, richieda l’uso di luce artificiale. Il risparmio, di elettricità, è consistente. Si è cercato di sfruttare il variare della temperatura esterna ai fini del raffrescamento: la struttura portante è integralmente in calcestruzzo e la forma dei solai, sinusoidale all'intradosso, ottimizza l’esposizione della massa, favorendo il flusso di assorbimento del calore generato da occupanti e computer. Durante la notte, la massa cede il calore accumulato nel corso della giornata e la ventilazione naturale, indotta dalla brezza notturna è consentita dall'apertura di serramenti automatizzati e gestiti da un computer (Bsa, Building automated system), lambisce i solai e porta via il calore rilasciato. Il percorso della ventilazione naturale, studiato con simulazioni fluidodinamiche, ha determinato anche il layout degli interni: ad esempio, le stanze situate lungo la mezzeria sono più basse rispetto all’interpiano tipo, in modo da creare spazio al passaggio dell’aria. La simulazione termica ha stimato i consumi dell’edificio pari a 78 kWh/m2 annui, mentre la media per analoghi edifici negli Usa è di 174 kWh/m2 annui. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.morphosis.com morphopedia.com/projects/san-francisco-federal-building Immagini: © 2013 Morphosis Architects; © Frankie Flood.

Marco Mignatti

Architettura

Myfair House. Vegetazione metallica

18 Febbraio 2019

Le facciate si valorizzano fino a diventare progetti di decorazione urbana. E nella City, quella che prima era più un’esigenza tecnica,  ora sta diventando una moda. Non solo edifici pubblici che si rinnovano, proprio a partire dall’exterior, ma anche private home che acquistano fascino grazie a rivestimenti di prestigio.

Mayfair House

Lo studio d’architettura britannico Squire&Partners ha ristrutturato un’abitazione privata di tre piani, Myfair House, nella Myfair Conservation Area, a Westminster, proprio a partire dall’exterior. È un brillante esempio di decorazione in architettura.

Mayfair House

Prendendo ispirazione dallo sviluppo urbanistico del quartiere e, in particolare da un edificio del 1.800 le cui facciate sono ricoperte da foglie e rampicanti, gli architetti hanno rivestito l’exterior e anche il tetto dell’abitazione con oltre 4.000 elementi metallici a forma di foglia: ciascuna foglia è stata ripiegata e rivestita in alluminio ppc. Perché il progetto richiamasse la vegetazione che caratterizza le abitazioni inglesi, che cambia colore con il mutare delle stagioni, anche questi elementi metallici sono stati realizzati in diverse tonalità cromatiche, che vanno dal rosso all’arancione.

Mayfair House

Il progetto di grande impatto è frutto di un lavoro di ricerca durato tre anni, realizzato in partnership con il produttore svizzero Tuchschmid. www.squireandpartners.com    

Edoardo Croci

Architettura

NUOVE GEOMETRIE

12 settembre 2019

L’anima creativa di Planium unisce la costante attenzione per qualità, estetica e design all’attitudine per la sperimentazione di nuovi codici e stili, di innovativi linguaggi espressivi scaturiti da una materia duttile, naturale e versatile quale il metallo.

Oggi, negli spazi vissuti, con un’estetica retrò e minimal, i pattern per pavimenti, rivestimenti, tessuti e il design di complementi d’arredo e illuminazione creano geometrie nuove.

Triangoli, esagoni, rombi, rettangoli, quadrati vengono disegnati sulle superfici grazie all’accostamento di colori e materiali differenti. I piani si svuotano, lasciando spazio a profili dal gusto minimale, a grafismi, a disegni ottici.

Troviamo il trend geometrico anche nei rivestimenti e pavimenti Planium, dove con piastrelle modulari si possono ottenere infinite composizioni diverse. Lo stesso spazio può originare così scenari unici, mutevoli in funzione dell’utilizzo e del risultato estetico desiderato. Ne nascono soluzioni ricche di personalità, definizione, distinzione.

Grazie al sapiente accostamento di formati e tagli, tinte e texture è possibile creare pareti o pavimenti di grande impatto visivo, oppure enfatizzare aree delimitate, evidenziate dalla decorazione geometrica. Ne nascono combinazioni tradizionali o rievocative dall’estetica retrò oppure moderna, contemporanea; soluzioni essenziali e sobrie o, al contrario, con effetti di vivace movimento. Utilizziamo metalli diversi con tonalità distinte per originare contrasti accesi e forti oppure lo stesso materiale tono su tono, ma con texture differenti per ottenere sfumature tenui e morbide.

La nostra palette cromatica vira dai toni argentei degli acciai, a quelli caldi, dorati di ottone e bronzo, alle note rosse del rame, alle nuance scure e uniche della calamina, sino alle tinte brune o antracite degli acciai ossidati. Le nostre texture spaziano, creando superfici lisce o in rilievo, naturali, spazzolate, satinate o ancora, ossidate.

Il risultato è comunque il medesimo, bilanciato, equilibrato e di forte identità.

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Edoardo Croci 

News dalle aziende

L'arte è sacra. Soprattutto l'architettura

12 Dicembre 2018

Il rinnovato impulso all'edilizia liturgica, la sostenibilità delle chiese nel contesto urbano e le proprietà miracolose del gres porcellanato. "Dio è nei dettagli" , come disse l'architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, uno dei maestri del Movimento Moderno. Mai espressione fu più appropriata, se pensiamo all'architettura sacra e all'attenzione prestata ai particolari aspetti tecnici della progettazione, al ruolo sociale di un edificio liturgico e ai significati che un luogo di culto può acquistare una volta inserito nel contesto urbano.  Aspetti tornati fondamentali dopo il Concilio Vaticano II - con figure come il Cardinale Larcaro votate a promuovere una costruzione religiosa costantemente in dialogo con la città - e resi protagonisti del dibattito sull'architettura contemporanea anche per merito delle numerose opere di edilizia religiosa progettate da archistar come Richard Meier, Le Corbusier, Mario Botta, Renzo Piano e Tadao Ando. Ma soprattutto grazie al rinnovato impulso della Conferenza Episcopale Italiana, impegnata a sostenere il settore organizzando concorsi per l'ideazione e realizzazione di nuove chiese: solo nell'ultimoperiodo, oltre al bando di committenza per la diocesi di Mantova sono in via di definizione quelli per Lucca, Monreale e Forlì. L’attivismo dei committenti ecclesiastici è in controtendenza rispetto al generale rallentamento del settore, con un calo complessivo di nuove edificazioni del 44% negli anni dal 2006 al 2012 e una situazione del mercato non residenziale che sta faticosamente provando ad invertire il trend. Una ripresa che sembra basarsi soprattuttosullo sviluppo delle tendenze di sostenibilità ambientale ed urbana, orientamento da sempre caro alla stessa CEI. Se progettazione green e riqualificazione sono il futuro possibile dell’architettura, l’edilizia sacra si pone “per vocazione” nel solco di quella “ecologia umana” alla quale sovente hanno fatto riferimento anche gli ultimi pontificati:l’attenzione all’efficienza energetica dell’edificio, la selezione accurata di materiali non pericolosi per la salute, la scelta di sistemi costruttivi che favoriscano l’esposizione solare delle strutture di culto e di impianti tecnologicamente all'avanguardia. Gli esempi virtuosi non mancano, dalle oltre 700 chiese tedesche con pannelli fotovoltaici installati sul tetto al Sacro Cuore Immacolato di Maria a Brembo di Dalmine (Bergamo), dove i progettisti dello studio Pbeb hanno realizzato una chiesa all’interno di una fabbrica in disuso. Un edificio liturgico sempre meno connotato dal carattere di monumento e sempre più da quello di architettura con precise caratteristiche funzionali, come ad esempio accessibilità universale e sicurezza. Oltre a rispettare l’equilibrio con l’ambiente circostante, sia esso paesaggio o tessuto urbano. In particolare, la maggior parte delle costruzioni religiose in grado di proporre un linguaggio contemporaneo associanol’innovazione di forme e materiali alla riconoscibilità di un luogo dedicato alla spiritualità, cardine dell’identità locale e punto di riferimento per il contesto sociale di appartenenza.  L’ecosostenibilità è pertanto il principale obiettivo di un’architettura sacra che mira ad esprimere il concetto di comunità, attraverso l’utilizzo di materiali green che rappresentano la sintesi di estetica contemporanea e qualità funzionale. A proposito dei materiali, la ceramica è storicamente una soluzione molto utilizzata per la realizzazione di edifici religiosi, per il rivestimento di pareti interne o nel caso della decorazione di cupole e colonnati. Un ruolo di primo piano ribadito oggi dal gres porcellanato, con le sue proprietà "miracolose" quanto ad adattabilità a diversi cromatismi e spazi di dimensioni variabili grazie alla disponibilità di formati e spessori differenti. Queste proprietà, assieme all'eliminazione degli smalti, permettono l'impiego del materiale sia in esterno che in interno, come nel caso del gres porcellanato firmato DSG Ceramiche e scelto dagli studi associati Itinera e Itaca Architetti per il progetto proposto al concorso per la parrocchia di Santa Maria del Carmine (Napoli) indetto dall'Arcidiocesi di Sorrento-Castellamare di Stabia. I prodotti DSG che nello specifico sono stati selezionati per l'eventuale realizzazione di questa struttura ecclesiastica sono Luserna e Basaltina, entrambi nella versione bocciardata: lastre di gres porcellanato che resistono all'abrasione, con coefficiente di attrito R11 perfettamente idoneo all'uso ad alto traffico ed effetto pietra ideale per valorizzare le estensioni più vaste. Un dettaglio estetico fondamentale per la resa di un basamento unico che, nelle intenzioni dei progettisti, ha visivamente origine dalla croce all'interno della chiesa e raggiunge l'esterno della costruzione percorrendone per intero il perimetro e componendosi nel sagrato in un sedile che offresimbolicamente accoglienza. La relazione inscindibile fra vita quotidiana dei credenti e liturgia viene infatti richiamata dai principi cui si è ispirato il progetto ed è rappresentata da una pavimentazione che, a livello visivo, elimina qualsiasi soluzione di continuità tra le varie parti dell’architettura sacra.  Tornando alle citazioni, e specialmente a un altro prestigioso rappresentante del Movimento Moderno come Le Corbusier, "L'architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce". Una luce che, in certi casi più di altri, può davvero dirsi di origine divina.

Qui sono disponibili le texture 3D di DSG.

Marco Mignatti

Architettura

Materiali naturali. Dai banani, un prodotto pregiato ed ecologico

15 Marzo 2019

I fusti dei banani, che tradizionalmente erano destinati ad essere scartati, oggi diventano un nuovo materiale naturale.

green bladeGreen Blade è il prodotto semifinito pregiato ed ecologico presentato al Made dall’azienda francese FIBandCo, frutto di una lavorazione eseguita su queste piante. Il risultato è un rivestimento di placcatura naturale, etica e sostenibile.

green blade

Green Blade ha l’aspetto del legno ed è proposto in quattro colori caldi ottenuti grazie a un processo di fabbricazione, senza impiego di acqua né di prodotti chimici. Un materiale che nasce in natura e che viene trattato con una lavorazione eco e responsabile.

Nelle mani di architetti, designer e progettisti diventa materiale versatile. Utilizzato soprattutto sotto forma di placcatura, viene impiegato per rivestire pannelli architettonici e non solo, ma anche per rivestire cucine, mobili e realizzare oggetti di design grazie alla flessibilità, agli spessori sottili e all’effetto traslucido.

green blade

Valore aggiunto, la FIBandCo è un’impresa impegnata nello sviluppo sostenibile. A capo dell’azienda, due giovani ingegneri francesi poco più che trentenni ex studenti dell’ESIEE di Parigi, l'École de l'Innovation Technologique, che hanno messo a punto questo particolare procedimento tecnico innovativo che permette di valorizzare i fusti dei banani in piccole unità installate nel cuore dei bananeti.

L’azienda è stata fondata a Martinica, nel cuore delle piantagioni, una scelta che permette di ottimizzare le risorse e ridurre le emissioni di carbonio. Il processo di lavorazione delle fibre non richiede l’uso di alcun agente chimico e l’azienda produce l’energia che consuma grazie ai pannelli solari.

Uno stile decisamente green oriented!

www.fibandco.fr  

Marco Mignatti

Materiali

TUTORIAL 1: Creare un oggetto 3D BIM di arredamento con Revit.

Parte 1

La creazione di Oggetti BIM, altrimenti chiamati famiglie in Revit, è di fondamentale importanza per il completamento dei modelli progettuali 3D BIM e per il loro adeguato funzionamento.

Gli Oggetti BIM vengono comunemente ricercati nella rete per essere inseriti in un ambiente progettuale di Revit come Famiglie senza essere in alcun modo modificati e spesso se ne ignorano le caratteristiche fondamentali, come siano stati realizzati, con quali parametri, quali finalità devono soddisfare e quali siano le potenzialità di interazione con il Modello 3D in costruzione.

Diversamente da quanto avviene con un File “.dwg” di Autocad, o un File “.ifc”, un file “.rfa” (le Famiglie BIM di Revit sono file “.rfa”, i Progetti BIM di Revit sono file “.rvt”)  quando un oggetto “Famiglia BIM” viene inserito all’interno di un Modello 3D Parametrico di progetto, quest’ultimo viene arricchito con tutte le informazioni contenute all’interno dell’oggetto inserito che pertanto possono essere interrogate, modificate, contabilizzate ecc.

Siano oggetti di interior design, come Sedie, tavoli, poltrone e divani, oppure veri e propri modelli  Architettonici come porte, finestre, rivestimenti ecc. è pertanto necessario conoscerne le caratteristiche per meglio sfruttarne le potenzialità e l’integrazione con il modello BIM principale che li ospiterà.

Grazie a questo tutorial vedremo come realizzare una famiglia di Revit ed in particolare verrà spiegata passo dopo passo la creazione di un oggetto 3D BIM di arredamento.

La cosa più semplice da fare è cominciare da una delle Revit Families di arredamento presenti su questo sito per capire come è stata realizzata.

Prendiamo come esempio una sedia e più precisamente il file .rfa “Solo S62”

https://www.syncronia.com/it/modelli-3d-bim-cad-sedie/bb-italia/solo 

All’apertura il file dell’oggetto di Arredamento “Sedia” si presenta così:

 

IMG

Oltre a svolgere una funzione di completamento grafico, in questo caso di arredamento, una famiglia di Revit ha al suo interno una serie di informazioni e funzioni che le permettono di dialogare con il modello 3D di progetto che è destinato ad ospitarla.

Queste informazioni e funzioni vengono definite parametri e sono l’output prestazionale della famiglia.

Ogni Famiglia di Revit, avrà pertanto parametri specifici, la cui realizzazione è molto più complessa di quanto possa essere la realizzazione di un Blocco di Autocad.

Se prendiamo come esempio un Infisso (Finestra o una Porta), che come è facile intuire deve avere la possibilità di soddisfare le soluzioni Architettoniche del Progetto BIM 3D, questo dovrà essere progettato per adeguarsi a tali richieste nel modo più semplice possibile senza per questo dover ogni volta essere fisicamente modificato.

A tale scopo servono i parametri di una famiglia BIM 3D.  

Verifichiamo adesso quali sono i parametri della famiglia di Arredamento esempio: per far ciò è sufficiente cliccare su Family Types della scheda Properties del menu Create.

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Il menu che si apre “Family Types” ci fornisce tutte le informazioni sui parametri della famiglia di Arredamento

In questo caso vediamo che ci sono tre tipologie di parametri:

  • Materials and Finishes;
  • Dimensions;
  • Identity Data.

All’interno della prima tipologia troviamo i parametri della Famiglia BIM di Arredamento:

  • Pillow;
  • Frame;
  • Foot.

È importante precisare che la Famiglia di Revit presa ad esempio, è un oggetto di Arredo, una Sedia, che il produttore fornisce con dimensioni fisse e materiali che possono essere scelti a catalogo.

La possibilità di scelta dei materiali della Sedia costituisce la variabile progettuale che viene controllata dai parametri della famiglia di Revit.

Ognuno di questi parametri ha un valore che se ben impostato, una volta ospitata la famiglia all’interno del modello di progetto BIM, può essere modificato con lo scopo, come detto in precedenza di associare un materiale personalizzato all’oggetto BIM di Arredamento ed in particolare al cuscino, piuttosto che al telaio o al piede della sedia.

Per verificarlo è sufficiente cliccare sul valore di riferimento per “Pillow” ad esempio ed associare un materiale diverso da quello impostato di default all’oggetto di Arredamento “Sedia” da scegliere dal “Material Browser” a disposizione.

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Ora a tutto ciò che nella famiglia di Revit corrisponde a “Pillow” viene associato un materiale diverso, nello specifico e unicamente come esempio un vetro.

Verifichiamo pertanto quale parte dell’oggetto di arredamento ha cambiato aspetto.

IMG

Si può notare che sia il cuscino di seduta che lo schienale dell’oggetto di Arredamento hanno effettivamente cambiato materiale, ciò sta ad indicare che ad entrambi è associato il parametro “Pillow”.

Ora vedremo come sono associati i parametri della tipologia “Materials and Finishes” alle varie parti della famiglia di Revit in esame.

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Selezionando lo schienale della sedia si attivano le proprietà dell’oggetto specifico, e in “Materials and Finishes” è associato il materiale “Glass”. Subito a destra si nota un pulsante.

Si tratta del comando per impostare l’associazione del parametro materiale alla forma geometrica selezionata.

Selezionando il pulsante si entra nel menu di associazione o creazione di parametri materiale dell’oggetto BIM di Arredo preso ad esempio.

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È evidenziato il parametro alla quale è associata la geometria selezionata dell’oggetto di arredo ed è qui che ritroviamo il parametro “Pillow” della tipologia “Materials and Finishes”.

A questo punto si può scegliere di associare alla selezione un altro parametro esistente (Foot o Frame) oppure creare un nuovo parametro, allo scopo per esempio di avere la possibilità di differenziare il materiale tra lo schienale e la seduta della famiglia di Revit.

Per far ciò si seleziona il pulsante “Aggiungi parametro” e compare il menù “Proprietà del Parametro” in riferimento al nuovo parametro da realizzare che chiameremo “Pillow 2”.

Dopo la creazione del nuovo parametro verifichiamo se lo stesso compare tra i parametri della famiglia: torniamo a  cliccare su Family Types della scheda Properties del menu Create del file “.rfa”.

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Come si può notare il nuovo parametro “Pillow 2” è ora presente e correttamente posizionato all’interno della tipologia “Materials and Finishes” della nostra Sedia.

Allo stesso possiamo associare un nuovo materiale in modo analogo a quanto fatto in precedenza.

Per verificare che la nostra famiglia BIM funzioni correttamente è necessario caricarla  all’interno di un file di progetto Revit:

  • aprire un nuovo progetto dal menu a tendina “R” e selezionare “Nuovo”; “Progetto”, “Modello Architettonico”

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Il nuovo ambiente di lavoro si presenta come una vista di pianta vuota.

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  • Dal menu a tendina “Scambia finestre” tornare alla famiglia di Revit in costruzione selezionandola tra le viste aperte.

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  • Caricare l’oggetto di arredo  sedia nel modello BIM di progetto.
  • Ora abbiamo l’oggetto BIM di arredamento all’interno di un ambiente progettuale di Revit e possiamo verificarne il funzionamento semplicemente selezionandolo.

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Nella barra proprietà selezionare “Modifica tipo” e si apre il menu delle proprietà del tipo della famiglia 3D importata.

Come prova sostituire i materiali associati ai parametri “Pillow”, “Pillow2”, “Frame” e “Foot” creandone di nuovi o usando quelli già presenti nel “Material Browser”  di Revit.

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Ora visualizzare il modello Bim in vista 3D e impostare lo stile di visualizzazione in Realistico.

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Come si può notare ad ogni elemento della famiglia di Revit è stato associato un Parametro del tipo “Materials and Finishes” e ad ognuno di questi può essere associato un diverso materiale.

Pertanto La possibilità di scelta dei materiali dell’oggetto di Arredo Sedia controllata dai parametri della famiglia di Revit è soddisfatta.

 

Scopri i nostri modelli 3D di sedie e tavoli:

https://www.syncronia.com/it/download-modelli-3d-modelli-bim-sedie-e-tavoli

 

Marco Mignatti

Co-founder Syncronia.com

Tutorial

Voglia di novità, voglia di cambiamento

26 Novembre 2018

New Towel Bar

Il settore dell’edilizia non vede ancora una luce brillante, ma gli italiani hanno voglia di cambiare, voglia di novità e frizzantezza: secondo uno studio condotto da Houzz il 61% delle attività inerenti alla casa riguarda la decorazione e l’arredamento d’interni subito seguita dalle spese di ristrutturazione.

In Italia mediamente un ammontare pari a 43.000 Euro per nucleo famigliare è destinato alla trasformazione al passaggio dal vecchio al nuovo, al rinnovamento: ma da dove si parte? Quale luogo per la maggior parte dei casi non soddisfa le esigenze e le aspettative o semplicemente deve essere rinnovato più spesso.

Il via parte dal BAGNO a cui gli italiani dedicano circa 6.000 Euro per famiglia. Solitamente ultimo ambiente progettato e valorizzato durante un primo impianto, ma che con il passare del tempo diventa stanza fondamentale per le abitudini quotidiane e luogo di relax e cura del proprio corpo. Così deterioramento e usura di sanitari, arredi o termoarredi lasciano spazio di manovra ad un rinnovamento della stanza stessa.

La priorità (63% di chi decide di avviare una ristrutturazione) rimane sempre “migliorare il look, l’atmosfera e l’aspetto” della stanza in considerazione.

Migliorare il proprio bagno cambiando sanitari e complementi è facile: basta un cambio della rubinetteria, la sostituzione della vasca o del lavabo, una diversa finitura del pavimento; ma cosa succede pensiamo a tutto tranne che ai termoarredi, se spendiamo e rifacciamo il look al nostro bagno ma poi il calorifero a parete o sottofinestra è vecchio, sporco, perde e non in linea con l’ambiente stesso? Questo non fa atmosfera, anzi la distrugge e vanifica tutto il resto.

Sempre più il termoarredo diventa un vero e proprio oggetto d’arredo, gli ultimi trend di produzione fondono performance e design. E allora, i normali scaldasalviette in acciaio che si sono trovati installati, che con il passare del tempo si arrugginiscono, i termoarredi elettrici che poi perdono, possono essere cambiati al fine di avere un oggetto più moderno e che meglio si sposi con le finiture scelte.

Oggi il riscaldamento è DESIGN.

Il termoarredo installato nel proprio bagno non è più sinonimo di mero scaldasalviette bianco anonimo, ma può essere sostituito con un prodotto esteticamente bello, efficiente, dalla massima resa termica e dalla durata infinita.

Il nostro consiglio in merito è la NEW TOWEL BAR di Ridea: scaldasalviette geometrico, essenziale, con funzionalità touch.

Sfiorando il comando annegato nel fianco si possono comandare l’accensione, lo spegnimento ed il funzionamento temporizzato intuibili attraverso un segnale sonoro ed un’indicazione led che cambia colore al variare dello stato di funzionamento.

Il futuro del comfort per il bagno.

Disponibile nelle misure 90 – 120 – 150 cm perfette per essere anche combinate su una grande parete.

Marco Mignatti

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