DuPont™ Corian® illumina la City di Londra

05 Febbraio 2019

Ubicato nello storico quartiere Minories, nel cuore del distretto finanziario londinese, al posto di un edificio adibito a uffici, l’impressionante Motel One presenta un innovativo utilizzo della superficie hi-tech DuPont™ Corian® applicato a una facciata illuminata. La nuova struttura a quattro stelle è la recente “new entry” della catena Motel One e conta 291 stanze. L’edificio è composto da due forme: una parte frontale, un “cubo decorativo” di sette piani che si affaccia sulla strada, e sul retro, una torre di vetro di sedici piani. Progettato da Mackay + Partners per il costruttore Endurance Land & Scottish Widows Investment Partnership, l’edificio dona alla zona una fresca e nuova identità oltre a una visione estetica direzionale. Il progetto ha ricevuto il pieno supporto del Dipartimento pianificazione della City di Londra, che si è dimostrato interessato a esplorare l’utilizzo di DuPont™ Corian® come materiale per la facciata esterna, in contrapposizione con materiali utilizzati comunemente quali acciaio, vetro o pietra. DuPont_Corian_MotelOne_morning

“Il design è totalmente contemporaneo e si inserisce in maniera ideale nel contesto urbano attuale e futuro,” dichiara Ken Mackay di Mackay + Partners, “ho lavorato con DuPont™ Corian® per altre applicazioni pertanto ne conosco bene le proprietà, ma la scelta di Corian® per il rivestimento di questo progetto è il risultato di lunghe ricerche e di una collaborazione molto stretta con DuPont.” DuPont_Corian_MotelOne

Questa elegante pelle esterna del nuovo edificio funge da facciata sostenibile antipioggia a giunti aperti e si caratterizza per il suo design unico. L’attraente rivestimento in DuPont™ Corian® nel colore bianco traslucente presenta una finitura pura e semplice durante il giorno, mentre di notte crea effetti dal forte impatto visivo, illuminando la struttura attraverso la retroilluminazione di alcuni pannelli. Il sistema di illuminazione a LED include una gamma di colori che possono essere modificati tramite computer, e pattern e tonalità riflettono il marchio Motel One. Questa combinazione di rivestimento antipioggia e illuminazione a LED, secondo gli architetti, è la prima sperimentata a Londra.

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Mackay + Partners sono stati in grado di assicurare un elevato livello di sostenibilità in tutti gli aspetti di sviluppo del progetto, che ha consentito di ottenere un’eccellente classificazione energetica secondo il metodo BREEAM. L’aspetto che ha consentito di ottenere tale risultato è stato il design della facciata con eccellenti prestazioni termiche (e solo il 35% di vetratura) oltre alla scelta di sistemi di recupero del calore e tetti verdi per potenziare l’efficienza e attenuare la dispersione di acqua piovana. DuPont_Corian_Facade_detail

Gwyn Richards della City di Londra commenta, “Le vibranti e gioiose facciate dell’edificio dimostrano che i nuovi edifici destinati agli hotel non devono per forza avere facciate noiose, monotone e ripetitive. L’uso di DuPont™ Corian® come materiale per facciate è convincente sia di giorno che di notte quando illuminato. La costruzione testimonia l’importanza di un approccio architettonico creativo messo in pratica in termini di integrità del concept architettonico originale, ma anche come elevata qualità nei dettagli e nei materiali. L’edificio si integra piacevolmente nel paesaggio urbano circostante creando al contempo un avvincente lavoro dell’architettura contemporanea che può essere fiero del posto ricoperto all’interno dell’architettura dinamica della City.” DuPont_Corian_Facade

DuPont™ Corian® dimostra di essere una valida soluzione per applicazioni di facciata sotto molti aspetti, dalla versatilità progettuale alle funzionalità che durano nel tempo. Completamente omogeno e non poroso, è facile da pulire e curare. È inoltre testato contro gli incendi, resistente a graffiti, raggi UV e condizioni climatiche e, se dovesse subire dei danni, può essere riparato. DuPont™ Corian® è compatibile con un sistema di ancoraggio invisibile e le sue proprietà di leggerezza e di lavorazione sono ulteriori vantaggi sia in termini di fabbricazione che installazione. Inoltre offre la più ampia gamma di certificazioni Internazionali per applicazioni di facciata tra tutte le solid surface e ha superato una serie di test fondamentali per le sue applicazioni all’esterno degli edifici, inclusi la resistenza ai cicli di gelo/disgelo, gli standard che dimostrano la resistenza del materiale alle sostanze ambientali, test di comportamento al fuoco e test di resistenza agli atti vandalici.

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Carlo Bardelli

Facciate

Fibra di carbonio e robot. Il padiglione "coleottero"

L'Istituto per Design Informatico (ICD) e l'Istituto di Strutture edilizie e Progettazione Strutturale (ITKE) dell’Università di Stoccarda hanno realizzato un padiglione che ricorda visivamente e materialmente un insetto, o meglio un coleottero. Il gruppo di lavoro non è certo nuovo a questi progetti: recente è infatti un altro padiglione basato sull'esoscheletro di un'aragosta e una struttura progettata e costruita invece sul modello dello scheletro di un riccio di mare. Il progetto è basato sullo sviluppo robotizzato per moduli delle doppie strutture composte da strati di fibra di carbonio: in questo modo l’intera architettura rimane minima e leggera, permettendo un elevato grado di libertà geometrica. Si estende su una superficie di 50 metri quadrati, ma pesa solo 593 chilogrammi.

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Il team di ricercatori e studenti ha utilizzato modelli 3D ad alta risoluzione di vari gusci di scarabeo - noti come elitre – per condurre un'analisi delle strutture interne complesse, lavorando a stretto contatto con biologi e paleontologi dell'Università di Tuebingen.

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Queste strutture sono state poi convertite in una serie di principi di progettazione, realizzati con vetro e fibra di carbonio polimeri rinforzati per dare il padiglione un rapporto resistenza-peso ottimale. "Il progetto presenta un nuovo approccio alle strutture in fibra composita in architettura", ha spiegato ICD ricercatore e membro del team Marshall Prado.  

Materiali

Il Palazzo che cresce a Montpellier

20 Febbraio 2019

Si chiama il “palazzo che cresce”, the Building that Grows, e potrebbe essere paragonato a un sogno, un desiderio che diventa realtà. E’ qualcosa di diverso, al quale non siamo abituati, è estremamente materico ma allo stesso tempo carico di significati simbolici. building that grows Siamo a Montpellier, Francia del Sud. La Maison di Edouard François idea e progetta questo edificio per abitazioni che entrerà a far parte delle Collezioni del Centre Pompidou. L'architettura della Maison riflette le tendenze della società contemporanea: lo sviluppo sostenibile, l'utilizzo di materiali locali così come la conservazione e la valorizzazione degli edifici esistenti. Questi sono tutti temi ricorrenti nel lavoro dello studio francese che continua a studiare nuove forme di sostenibilità, nuovi habitat "ecologici". SLIDE building that grows

In questo caso la scelta è stata indirizzata verso l’utilizzo di pietre come rivestimento delle pareti esterne e per la progettazione di balconi o piccoli terrazzi in legno che spuntano dai lati dell’edificio interrompendone la linearità. building that grows Lo studio dei balconi è stata una parte fondamentale del progetto: ci sono i "balconi-giardino" per cenare all’aria aperta e per poter accogliere tanti amici; i "balconi-cabine" che rimangono arroccati tra gli alberi per più incontri intimi, seguono i "balconi-vedette" che come delle piccole torri medievali permettono di esplorare l’ambiente circostante, il fogliame delle cime degli alberi, nel quale l’edificio è ben integrato. Ci sono infine i "balconi-terrazza" interamente dedicati alla riflessione e alla contemplazione per vivere in perfetta sintonia con la natura pur restando in città. building that grows Il nome del palazzo però è legato alle pareti esterne. Come una pelle vivente, è stato costruito dalla Maison François un vero e proprio intervento di manipolazione. Con l’idea che dovesse crescere e germogliare, che lentamente l’edificio dovesse modificare il suo aspetto esteriore seguendo le leggi della natura, sono stati uniti sacchi di terriccio, pietre e piccole piante con cavi di ferro come sostegno. Alcuni alpinisti hanno poi innaffiato con concime organico e seminato lungo tutta la superficie, fino all’installazione di un sistema automatico d’irrigazione sulla facciata. Esattamente come un piccolo eco-sistema, il Building that Grows continua a mutare e a cambiare a seconda delle forme che si creano, dei muschi e delle piante che crescono e poi muoiono, dando vita a una composizione in continuo divenire. www.edouardfrancois.com  Fotografie di Nicolas Borel.

Carlo Bardelli

Bioedilizia

Mapei: prodotti ecocompatibili per architetture di qualità

Fondata nel 1937 a Milano, Mapei è diventato negli anni il maggior produttore mondiale di adesivi e prodotti per l’edilizia. Con il tempo l’azienda ha sviluppato una sensibilità sempre più forte verso la sostenibilità, arrivando a destinare oltre il 70% degli investimenti della ricerca e sviluppo per lo studio di prodotti eco-sostenibili. Era il 2000 quando le fu assegnato il “Premio Impresa Eco Efficiente” nella categoria “Prodotti Eco-compatibili” in un’importante iniziativa della Regione Lombardia e della Camera di Commercio, in cui si sottolineò l’importanza dei manufatti a basso impatto ambientale. Oggi l’impegno nel settore è ancora più forte, come mostrano alcuni dei principali building nei quali Mapei è stata coinvolta, a fianco dei migliori architetti internazionali. Marina-Bay-Sands.jpg Il resort Marina Bay Sands di Singapore, realizzato dall’architetto israeliano Moshe Safdie, comprende anche l’ArtScience Museum e il Gardens By the Bay: un progetto avveniristico per il quale sono stati posati rivestimenti diversi, quali ceramica, marmo, bamboo e ardesia. Sono stati realizzati dei lavori di impermeabilizzazione per garantire protezione dall’umidità e resistenza al calpestio. Per questo, sono stati scelti prodotti Mapei a bassissima emissione di sostanze organiche volatili (VOC). Il progetto è stato certificato secondo Leed e. ottawa1.jpg Il centro Congressi Ottawa si caratterizza per grandi vetrate che favoriscono l’illuminazione naturale. Progettato dallo studio canadese Brisbin Brook Beynon, ha ricevuto la certificazione Leed Silver per le sue caratteristiche di eco sostenibilità come la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana e l’impiego di materiali riciclati per la realizzazione del tetto. Particolare attenzione è stata rivolta ai prodotti per le pavimentazioni: soluzioni eco sostenibili Mapei a bassissima emissione di sostanze organiche volatili sono state scelte per preparare i supporti e posare piastrelle in eco moquette in alcune zone del building. reflections_at_keppel_bay_commanding_views_at_vantage_points.jpg L’edificio Reflecyions a Keppel Bay a Singapore, di Daniel Libeskind, è stato premiato nel 2012 con il Green Mark Global Award per il basso impatto ambientale. All’interno delle 11 edifici e 6 torri, sono state posati materiali di pregio come parquet in legno di quercia e piastrelle di marmo naturale; granito, mosaico in ceramica e marmo sono invece stati scelti per gli ambienti esterni. In particolare, per la posa dei rivestimenti e la stuccatura delle fughe sono stati usati prodotti a bassa emissione di sostanze organiche volatili in grado di resistere alle sollecitazioni termiche, all’umidità e al traffico pedonale. 1 Bligh Street_7

Costruita secondo i criteri eco sostenibili che le hanno valso la certificazione 6 Green Star da parte del Green Building Council of Australia, 1 Bligh Street è una torre di 12 piani situata a Sydney. È stata nominata il “miglior edificio alto in Asia e Australia”. Il cantiere prevedeva l’uso di prodotti eco sostenibili come adesivi a bassa emissione. Mapei ha fornito adesivi per la posa di uno strato di isolante acutivo sul sottofondo del calcestruzzo e prodotti per la posa di pavimenti e rivestimenti di calcare e piastrelle vetrificate. dragon-bridge.jpg

Dragon Bridge è a Da Nang in Vietnam. È un ponte in calcestruzzo sormontato da arcate in acciaio a forma di drago. Il peso delle campate e l’esposizione delle aggressioni atmosferiche hanno reso necessario l’utilizzo di prodotti specifici sia per realizzare il calcestruzzo sia per proteggere la struttura. Mapei ha fornito additivi per calcestruzzo e vernice eco sostenibile resistente ai raggi ultravioletti.

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La responsabilità ambientale è alla base delle scelte aziendali, a partire dalle fasi di progettazione e intervento; assicurare maggiore durabilità significa evitare interventi successivi sugli edifici e sulle infrastrutture. I prodotti Mapei sono il risultato di un intenso lavoro di ricerca, finalizzato ad ottenere formule innovative integrabili in sistemi applicativi completi, sempre più efficaci. Un’attenzione di riguardo va anche all’impiego di sostanze compatibili con la salute dei professionisti che lavorano in azienda e nella scelta soluzioni tecnologiche avanzate che contribuiscono alla salvaguardia ambientale. L’eco sostenibilità è un impegno che richiede metodo, applicazione e ricerca, ma soprattutto esperienza. E per questo Mapei si impegna a lavorare su grandi progetti architettonici e realizzazioni importanti anche dal punto di vista ambientale.

Materiali

Facciate di ghiaccio. Pannelli in vetro e trasparenza per ridurre la richiesta di energia

01 Ottobre 2018

Una nuova architettura nello skyline di Imola. Un cubo progettato con criteri mirati a ridurre la richiesta di energia per il miglioramento del comfort. Un’idea firmata da A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti Architetti Associati, che si traduce in un’attenta progettazione dell’exterior e in una precisa scelta di materiali. Cubo di Luce Le facciate ad est e a nord sono state interamente realizzate in vetro su struttura in acciaio, consentono lo sfruttamento massimo delle radiazioni solari nelle prime ore del mattino senza disturbare con una luce troppo intensa gli ambienti interni.  Le due facciate più elaborate sono a sud e sud ovest e non hanno soltanto una funzione estetica. Si tratta di un involucro creato da una muratura quasi priva di affacci e di una seconda pelle in pannelli di vetro extra chiaro serigrafato che proteggono le facciate più esposte al sole e al vento. Fra i due strati, si forma un’intercapedine di circa 80 centimetri dove l’aria, circolando in modo naturale, contribuisce a raffrescare la superficie d’estate e a trattenere il calore d’inverno.

Cubo di Luce

Il progetto punta sulla trasparenza, optando per finestre a tutt’altezza e creando all’interno ambienti separati da vetri, così da generare un continuum visivo fra le sale. Un’architettura che da lontano evoca un cubo di ghiaccio dai tanti riflessi di luce, man mano che ci si avvicina l’occhio è attratto dalla complessità dei dettagli, come la superficie a rilievo, i motivi geometrici che si ripetono in modo apparentemente casuale. Di notte la trasparenza viene accentuata dal progetto illuminotecnico che rende il cubo ancora più glaciale.

Cubo di Luce

Elementi freddi come il vetro, il bianco, la luce soffusa si contrappongono a elementi caldi e materici: il portone rosso, l’uso della pietra, greenwood esterni, legno interno, gres scuro. Un gioco di elementi che da’ carattere e dinamicità all’edificio.Cubo di Luce  

Marco Mignatti

Facciate

Torna in voga l’Ottone, elegante lega del Rame

2 dicembre 2019

L’ottone è una lega di rame e zinco: la sua colorazione non è sempre uniforme, anzi: anche se generalmente è dotato di tutte le caratteristiche del rosso dorato, ha in realtà affascinanti note di verde; Planium vuole proporlo, come da tradizione, in tre diverse lavorazioni. Attraverso la spazzolatura, l’ottone mantiene il carattere di classicità che lo contraddistingue nella sua natura minimale; la satinatura permette al metallo una resa di maggiore opacità e consente di definirlo in uno stadio di lavorazione intermedia tra la spazzolatura e la tela, anch’essa ottenuta attraverso una satinatura che è però più marcata;

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Più del freddo acciaio che per decenni ha fatto piazza pulita nel settore design e arredamento, l’ottone offre la percezione di una decorazione d’arredo “calda”. Oggi il design ha voluto premiare un “ritorno di fiamma” di questo elemento che è andato di moda per buona parte del ‘900, soprattutto negli anni ’30, per poi scomparire gradualmente fino alla sua ricomparsa. Oltre alle applique, basta ricordare in questo senso la storica lampada “ministeriale” Emeralite, detta anche lampada Churchill, brevettata nel 1909, prodotta in serie nel trentennio 1909-1939, un classico fino ai ’60, relegata principalmente alle scrivanie istituzionali, ultimamente tornata in auge. Nel modello originale sono di ottone il fusto e la base, di vetro il paralume.

 

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Simona Bardelli

Architettura

Syncronia e Fuorisalone.it: è nata una nuova partnership!

Syncronia presenta Fuorisalone Meets. È la nuova piattaforma webinar di Fuorisalone.it , ora online! Puoi registrarti gratuitamente agli incontri ed entrare in contatto con aziende e contenuti di alto livello. L’obiettivo di Fuorisalone Meets è diffondere la cultura del progetto e creare momenti di contatto reale tra aziende e professionisti del settore, clienti e appassionati di Design.

 

Ecco i primi incontri in programma:

- Dress your home with TEXstyle. | Carvico Lifestyle

- Past, present and future design processes. | Snøhetta for Norwegian Presence

- From real-time render 3D products to the virtual reality store: the immersive evolution of the shopping experience. | INVRSION

- Launch Camaleonda Sofa by Mario Bellini | B&B Italia

- The World of Wallpaper and Decorative Panels | Tecnografica Italian Wallcoverings

- Re-thinking the space | Lombardini 22 / DEGW

- Proteggere il design. Forme di tutela, lotta alla contraffazione e creazione di valore. | SIB - Società Italiana Brevetti

- Come promuovere le aziende del design sul mercato cinese: canali digitali, strumenti e consigli | Digital to Asia

Il palinsesto è in continuo aggiornamento.

 

Iscrizioni gratuite su meets.fuorisalone.it/b. Posti limitati.

Ci vediamo presto su FSMeets!

News dalle aziende

Polli-Bricks, “mattoni” in plastica riciclata

04 Ottobre 2018

EcoARK a Taipei, Taiwan, è la prima struttura funzionale al mondo fatta di Polli-Bricks™.

Non solo una nuova aggiunta allo skyline della città, location di numerosi eventi musicali e pubblici, ma anche nuovo punto di riferimento per il futuro degli edifici green. Aderente allo slogan "ridurre, riutilizzare e riciclare", EcoARK, alto nove piani, presenta un involucro ricoperto da 1,5 milioni di bottiglie di plastica riciclata, ed è stato presentato al Taipei International Exposition Flora, da novembre 2010 ad aprile 2011.

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Pesa il 50% in meno di un edificio convenzionale, pur essendo abbastanza forte da resistere ai fenomeni della natura tra cui il fuoco, ed è composto da pannelli solari e Polli-Bricks™ ottenuti da rifiuti rielaborati in un infuso termoplastico, un nuovo materiale sviluppato dalla MINIWIZ. E' stato inoltre smontato e distribuito ad oltre 100 scuole elementari e superiori in tutto il Taiwan per insegnare l'importanza del riciclaggio.

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Polli-Brick trascende molte delle norme riguardanti i materiali di rivestimento. Il prodotto è completamente riciclato ed è formato da una rivisitazione della onnipresente bottiglia di plastica PET. La particolare struttura ottagonale facilita un auto-assemblaggio, ma è estremamente forte nonostante pesi circa 1/5 dei tradizionali sistemi di facciate continue.

Polli

Inoltre, la sua trasparenza consente l'illuminazione naturale degli interni, mentre le sue eccellenti proprietà isolanti controllano le temperature interne. Al di là del pre- e del post- risparmio energetico, il prodotto è "verde" anche sotto altri punti di vista, non ultimo l'approvvigionamento dei materiali: il processo di costruzione utilizza bottiglie plastiche riciclate localmente, così anche i costi di trasporto per i materiali da costruzione sono notevolmente ridotti.

Tra i vantaggi, la trasparenza lo rende compatibile con le luci LED. Le facce piane dei moduli sono infatti facilmente integrabili con i progetti di illuminazione per fornire un pacchetto all-in-one di energia verde volto a ridurre la presenza di fattori inquinanti nell'ambiente. Polli-Brick permette un risparmio dei costi, una eco-coscienza, e funzionalità. Ha recentemente vinto il premio Earth Award 2010 come miglior prodotto, riportando tale definizione da parte dei giudici: "Il primo rivestimento architettonico al mondo carbon-neutral riciclato al 100% e re-ingegnerizzato da sole bottiglie di plastica. Il sistema include la possibilità di illuminazione a LED a energia solare, rendendo qualsiasi Polli-Brick una fonte rinnovabile di energia oltre a essere un gradevole esempio di architettura".

(Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.miniwiz.com  

Marco Mignatti

Materiali

Federal Building: tensione spaziale e sostenibilità

25 Marzo 2019

ll San Francisco Federal Building, vincitore del primo premio internazionale per la sostenibilità e l’umanità voluto dal gruppo austriaco Zumtobel, scaturisce dalle scelte di Morphosis, dettate dall’intelligenza di coniugare ardite soluzioni formale ed alte prestazioni energetiche che rispettano l'ambiente.

GSA Building

Lo studio di Santa Monica, icona nel panorama mondiale delle costruzioni, delinea questo stabile non troppo grande – solo 18 piani d’altezza – e non troppo vasto, eppure talmente diverso da apparire fuori dagli schemi. Frutto di un concorso, la sede delle funzioni pubbliche federali di San Francisco si apre su una nuova piazza,  progettata da Morphosis in collaborazione con Richard Haag, dove la pavimentazione lascia spazio al verde.

GSA Building

Un’area pubblica conviviale, cui fa da sponda un lungo edificio a quattro piani annesso alla torre grazie a una copertura metallica continua. Un volume basso che si rastrema, introdotto dai progettisti per ristabilire la simmetria con il contesto urbano, fatto di palazzi bassi su maglia stradale molto stretta. Morphosis, invece, progetta un edificio che sembra statico e massivo, ma che poi si rivela in grado di “respirare”.

GSA Building

Una facciata di metallo semitrasparente maschera il prospetto sud: una griglia continua fatta di frangisole, che ricopre fronte e che ripiega sulla copertura. Si fora nel centro dell’edificio con una forma regolare rara, poi scende e si piega, si alza e si abbassa fino a smaterializzarsi toccando il terreno. Un impeto di forme che nascondono le necessità di ventilazione della struttura. Sul lato opposto, paraste di vetro azzurro-verde segnano la verticalità del volume, riflettendo la luce.

GSA Building

La copertura metallica è rotta a sud da una terrazza panoramica, un giardino sospeso ospitato all’interno del grande foro quadrato che dall’esterno funge da cornice, mentre dall’interno è come un cannocchiale puntato sulla città. Questo è uno dei luoghi – assieme alla lobby d’entrata alta 27 metri e ad altre postazioni ai vari piani – ideati per l’incontro e il relax dei dipendenti. In un ambiente del genere, dove lavorano 1.500 persone, molte soluzioni sono state pensate per aumentare la sensibilità ecologica degli utenti e in chiave di prevenzione alle malattie. Fra le altre, ascensori per normodotati che si fermano ogni tre piani, obbligando i fruitori a percorrere alcune rampe di scale. Un contributo alla lotta all’obesità, molto diffusa negli Usa. All’interno, è da segnalare lo sviluppo della sezione verticale: un dialogo fra volumi e muri di cemento armato che permette di creare pressioni e depressioni, canali d’aria e zone in cui la luce naturale penetra in profondità.

GSA Building

Il San Francisco Federal Building, punto di riferimento per gli edifici ad alte prestazioni energetiche, si è avvalso della consulenza di Ove Arup e del Lawrence Berkeley National Laboratory, che hanno simulato alternative di controllo termico e ventilazione naturale della struttura. Dalla climatologia locale, caratterizzata da una forte radiazione solare (San Francisco ha una latitudine equivalente a quella del Nord Africa), forti escursioni giornaliere e la presenza di brezze costanti, l'obiettivo di realizzare un edificio senza impianto di climatizzazione.

GSA Building

Prima necessità è stata la protezione dall'irraggiamento: la simulazione modellistica ha bocciato l’alternativa di impiegare un doppio involucro in vetro (double-glass façade) a vantaggio di una superficie grigliata metallica all'esterno della facciata sud e di lame verticali in vetro traslucido sul lato opposto. La superficie metallica filtra la radiazione solare, riduce i carichi termici ed evita fenomeni di abbagliamento; i frangisole, invece, intercettano la radiazione solare tangente alla facciata nord nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, favorendo la diffusione uniforme della luce.

GSA Building

Strategie, con un’altezza interpiano di quattro metri per favorire la diffusione della luce naturale in profondità, fanno sì che solo una parte  dell’edificio, il 15 per cento, richieda l’uso di luce artificiale. Il risparmio, di elettricità, è consistente. Si è cercato di sfruttare il variare della temperatura esterna ai fini del raffrescamento: la struttura portante è integralmente in calcestruzzo e la forma dei solai, sinusoidale all'intradosso, ottimizza l’esposizione della massa, favorendo il flusso di assorbimento del calore generato da occupanti e computer. Durante la notte, la massa cede il calore accumulato nel corso della giornata e la ventilazione naturale, indotta dalla brezza notturna è consentita dall'apertura di serramenti automatizzati e gestiti da un computer (Bsa, Building automated system), lambisce i solai e porta via il calore rilasciato. Il percorso della ventilazione naturale, studiato con simulazioni fluidodinamiche, ha determinato anche il layout degli interni: ad esempio, le stanze situate lungo la mezzeria sono più basse rispetto all’interpiano tipo, in modo da creare spazio al passaggio dell’aria. La simulazione termica ha stimato i consumi dell’edificio pari a 78 kWh/m2 annui, mentre la media per analoghi edifici negli Usa è di 174 kWh/m2 annui. (Fabiana Cambiaso, Università La Sapienza) www.morphosis.com morphopedia.com/projects/san-francisco-federal-building Immagini: © 2013 Morphosis Architects; © Frankie Flood.

Marco Mignatti

Architettura

Acciaio riciclato, pannelli fotovoltaici e legno di scarto per il primo quartiere "Carbon Neutral"

19 Novembre 2018

Molteplici esempi di insediamenti residenziali testimoniano come da qualche anno, in Europa, la sostenibilità in architettura sia sempre più applicata alla dimensione urbana e non solo al singolo edificio. Il modello di sviluppo sotteso a questa tendenza è l’Ecoquartiere una tipologia insediativa in grado di associare alle tecnologie costruttive e ai principi progettuali tipici della bioarchitettura quello dell’aggregazione sociale, contemplando in tal modo i tre principali fattori della sostenibilità: preservazione dell’ambiente, fattibilità economica e benessere sociale. BedZed2

Il quartiere BedZED, Beddington Zero (fossil) Energy Development, costituisce il primo esempio di comunità Carbon Neutral realizzata.  Progettato dall'architetto Bill Dunster e dal gruppo ZEDfactory, è stato realizzato dal Peabody Trust, associazione operante nel settore dell'edilizia sociale, e nasce con l'obiettivo di esplorare le potenzialità di uno sviluppo urbano sostenibile ad alta densità a zero emissioni inquinanti e consumi energetici. Costruito su di un'area dismessa a sud di Londra, BedZED è un insediamento di 82 alloggi a conduzione mista (abitazione sociale, convenzionata e in vendita) con più di 3000mq di spazi dedicati al lavoro, servizi, commercio e usi ricreativi. BedZed1

I materiali sono tutti di recupero e prodotti ad una distanza inferiore ai 35 km dal sito, così da ridurre l'impatto ambientale dovuto alle emissioni nocive dei camion. In particolare, il 60% dei mattoni è fabbricato sul posto, il legno proviene da foreste sostenibili ed il ferro da una stazione ferroviaria demolita. Sotto l'asfalto, uno strato di vecchie bottiglie frantumate garantisce il drenaggio dell'acqua piovana. Il risparmio energetico è garantito attraverso l'orientamento dell'edificio e l’involucro edilizio altamente isolato, cinque volte superiore agli standard, grandi finestre a sud caratterizzate da doppi o tripli vetri e serre solari consentono di accumulare il calore in inverno.

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Il ricambio dell’aria e la sua circolazione negli ambienti sono ottenuti con un sistema di ventilazione naturale attraverso camini a vento che contraddistinguono i tetti dell’abitato. Tetti verdi aumentano l'inerzia termica dell'edificio ma anche il valore ecologico del sito e la capacità di assorbimento del carbonio. Le scelte costruttive si declinano in struttura in acciaio riciclato per gli uffici; struttura in calcestruzzo per le residenze; impiego di un numero minimo di elementi prefabbricati e di sistemi ad alta tecnologia uniti a materiali edilizi tradizionali del luogo. cupr_bedzed_2007-1 L'energia necessaria agli appartamenti è generata da 777 mq di pannelli fotovoltaici posti sulle pareti a sud e da una centrale termica (impianto di cogenerazione alimentato da biomasse)che brucia legno di scarto proveniente da aziende locali, ovvero dalla potatura degli alberi di Boroughs, sutton e Croydon. Un apposito sistema sul tetto, convoglia le acque piovane poi raccolte in apposite vasche e riutilizzate per lo scarico dei bagni e per innaffiare le piante. ofnz_pep.ecn.nl_bedzed6

BedZED, i cui costi di realizzazione sono davvero poco superiori rispetto a quelli di un insediamento standard, è stato progettato per essere costruito ovunque, considerando che in Inghilterra, entro il 2016, ogni nuova costruzione dovrà essere alimentata con energia rinnovabile prodotta sul posto, questa sua caratteristica diviene fondamentale. Nel quartiere, inoltre, sono molto utilizzati il car sharing ed il car pooling nonché una scooter elettrici. Anche la spesa, attraverso un sistema di distribuzione del cibo a chilometri zero, oltre a ridurre gli impatti legati al trasporti delle merci o delle persone, favorisce lo sviluppo di un sistema economico locale. qbow_mattkatiebrown.files.wordpress.com_bedzed2 (Fabiana Cambiaso - Università La Sapienza) www.zedfactory.com/zed www.bioregional.com Immagini: © 2010 Andrew Butterton; © 2010 ZEDfactory Ltd; ©2009One Planet Living; ©2008 The Independent

Carlo Bardelli

Bioedilizia